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R Recensione

7,5/10

Sleepmakeswaves

...And so we Destroyed Everything

Come e quando si decidono i titoli di brani strumentali? Nessuno lo sa con esattezza. Di certo basta un’impressione, uno spleen, un istintivo lampo di lucidità. Il disco degli australiani Sleepmakeswaves (originariamente pubblicato nel 2011) è uno di quei casi in cui i titoli dei brani possono aiutarci a far luce sull’intero progetto discografico, partendo magari dal titolo del disco stesso. “…And so we destroyed everything” rimanda già ad un mondo terminato, preterintenzionalmente mandato in malora; evidenzia dunque una sorta di Schadenfreude, termine intraducibile che rappresenta la gioia per le sventure altrui, un sentimento tanto umano quanto pernicioso perché fa emergere tutta la meschinità nei riguardi dei nostri simili. La band di Sydney non fa altro che mettere in musica questo spread di sensibilità tra chi prova Schadenfreude e chi invece se ne allontana: cinismo e umanità, stoicismo e fatalità, relativismo e spiritualità. La musica degli Sleepmakeswaves è fortemente evocativa, pur se dannatamente post-metal o post-rock; è una musica che racconta l’estetica del fallimento, la pacifica e appagante presa di coscienza della fine imminente.

Il viaggio shoegaze comincia con “To you they are birds, to me they are voices in the forest”, a simboleggiare da subito la distanza tra due visioni del mondo, la prima piatta e materiale, la seconda letteraria ed artistica. Il sound sta tutto nell’esplosione musicale, tra le chitarre di Jonathan Khor e Otto Wicks-Green, la batteria di Tim Adderley e col bassista Alex Wilson che tenta di star dietro al lento ma inesorabile incedere di fragori. Momenti ambientali fatti di calma apparente vengono improvvisamente rotti dal grido strumentale delle chitarre, dando vita ad una vera e propria epopea magica, immersiva e trascendentale.

 Il medesimo intento di dar vita ad operette oniriche lo troviamo sia nella title-track che nel lungo brano “A gaze blank and pitiless as the sun”: a metà tra Explosions In The Sky e Sigur Rós, gli Sleepmakeswaves riescono a renderci un’emozione sincera fatta di disillusione e sconfitta, un sentimento a metà tra il senso di sconfitta e la paura di riprovarci. Sono invece rintracciabili texture e livelli flebilmente elettronici in altri pezzi del disco come “Our time is short but your watch is slow” e “We like you when you’re awkward”, ma soprattutto nell’affascinante “Now we rise and we are everywhere”, certamente l’episodio migliore del disco; al contrario, in “(Hello) Cloud mountain” la faccenda sembra farsi meno torbida, con una trama sonora che in più parti sprizza contentezza.

Fondamentalmente stiamo parlando dell’ormai inflazionato post-rock ma non ci sono particolari appunti da fare a questo “…And so we destroyed everything”, se non dire che è un disco suonato in maniera eccellente e che merita almeno un ascolto. Da menzionare invece che è uscita una release di remix intitolata “…And then they remixed everything”, con manovrazioni e rivisitazioni di Rosetta, 65daysofstatic, Klue, Kyson, Atlantis, Glasfrosch, AM Frequencies ed altri nomi dell’underground.

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swansong alle 16:07 del 27 settembre 2013 ha scritto:

Ottima segnalazione!! Questi sono fra i (pochi) gruppi post qualcosa che mi garbano assai...ho ascoltato e continuo ad ascoltare ed apprezzare molto "In today already walks Tomorrow" (8 secco)vun EP di qualche anno fa di difficilissima reperibilità, fra l'altro. Veramente bravi! Son molto contento che siano riusciti a produrre ancora qualcosa..terrò d'occhio!