V Video

R Recensione

7/10

This Will Destroy You

This Will Destroy You

Anno nuovo, vita nuova. Oppure no?

Forse no.

Lo sanno bene i quattro texani This Will Destroy You, alle prese con il loro omonimo esordio discografico, sotto Magic Bullet, dopo l’EP di presentazione del 2005 (“Young Mountain”), che aveva fatto parlare per molto tempo la critica addetta al settore. Avanguardia, direte voi? Assolutamente no: trattasi, infatti, niente più che un post rock strumentale, dalle tinte eburnee, poco incline ai clangori e alle rumorose sfuriate tipiche del genere, sempre sospeso a metà fra yin e yang, tra alfa e omega di una concezione sperimentale del suono, e piuttosto intento più a ricercare un intimismo interno e parossistico, quasi cristallino, se riferito allo spasmodico desiderio di trasmettere emozioni.

I maestri di riferimento portano gli scontati nomi di Slint, Mogwai e, nelle rare digressioni noise, Explosions In The Sky (percepibili anche con una parafrasi più attenta ad un livello chitarristico). Inutile dire che le sette canzoni contenute in questi cinquanta minuti sono quanto di più lontano si possa ricercare dalla sperimentazione e dall’originalità: andanti a volte lenti, a volte un po’ più vivaci, sempre in sordina, sporadiche eruzioni di feedback centrali, chiusure a mandorla lievi e tenui.

A questo punto, ci si aspetterebbe una bocciatura in toto, oppure una semplice segnalazione che non ha la presunzione di divenire la solita, pompatissima “next big thing”. Invece ci si deve parzialmente ricredere perché, sebbene sia concreto il rischio di delusione (strettamente collegato con inutili aspettative al di sopra di quanto già detto), questi sono pezzi che vengono da dentro, composti e suonati con cuore, passione, cervello – come nella migliore tradizione post rock – e anche tecnica.

La capacità del quartetto di evocare immagini tridimensionali ad altissimo potere onirico è notevole: si pensi alla stupenda opener, “A Three-Legged Workhorse”, un’emozionante saliscendi di arpeggi e sovraincisioni, che trova il suo apice naturale in una deflagrazione elettronica, potente e pregna di quella dissonanza proveniente dai teatri della Grande Mela, oppure la più tenue “Burial On The Presidio Banks”, con un tema essenziale e minimalista, come può essere un’approfondita analisi del proprio subconscio.

Andando avanti nell’ascolto, si trovano episodi anche più magnetici e particolari, che riportano alla mente la tradizione ambientale di Brian Eno e tutti i suoi degni e fieri epigoni che hanno spopolato, meritatamente, nel 2007 (leggi: Eluvium, Murcof, Stars Of The Lid, Wes Willenbring). È il caso di “Villa Del Refugio”, un tappeto di drone dalle oscillazioni impalpabili, che sorge e si eclissa continuamente come in un’alba perpetua, alle soglie della Groenlandia. Commovente.

E, accanto ad puntate più canoniche e paradigmatiche, come possono essere “Threads” (bella e convincente, grazie ad una riuscita sovraesposizione delle percussioni) e “Leather Wings” (breve e, sinceramente, ben poco incisiva), si trova la monolitica suite che risponde al nome di “The Mighty Rio Grande”, più di undici minuti sospesi fra post rock, elettronica, drone, minimalismo e accenni ambient, in un progressivo crescendo e amplificando orchestrale, con una sequenza finale davvero palpitante e mai scontata.

This Will Destroy You”, 2008: a distanza di diciassette anni dall’embargo di “Spiderland”, ancora una volta un disco di post rock sincero e diretto, di cui si sentirà parlare a lungo. What else?

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 10 voti.

C Commenti

Ci sono 6 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Neu! (ha votato 6 questo disco) alle 16:09 del 13 febbraio 2008 ha scritto:

beh, si... ma manca di originalità. non più di 6

Miro (ha votato 8 questo disco) alle 9:55 del 7 marzo 2008 ha scritto:

Sarà anche poco originale , sarà che questo filone post-rock è ormai un libro aperto , ma questo disco è emozionante e stop. Classico disco da solitudine un buon bicchiere di vino e una sigaretta. Voto 8

rael (ha votato 4 questo disco) alle 9:59 del 25 marzo 2008 ha scritto:

tremendi

bargeld (ha votato 5 questo disco) alle 23:19 del 8 febbraio 2009 ha scritto:

anche per me non più di 6. poco meno, toh

alburno (ha votato 8 questo disco) alle 20:37 del 5 agosto 2009 ha scritto:

Non da poco

La solita minestra riscaldata..!! Ebbene non lo è!! Avvolte nell'ascoltare la musica non ci rendiamo conto che anche nel medesimo genere esistono sfumature ai più impercettibili che fanno di un album come questo qualcosa di unico, non dico originale o innovativo, ma bello ed intenso perchè, come ha definito già il recensore, realizzato con cuore e passione, ma ci aggiungo anche con l'anima di semplici artisti che amano emozionarsi facendo musica. Non mi sembra poco! Ascoltare per credere: sicuramente Leather Wings e Mighty Rio Grande, ma Threads è qualcosa di immenso!!

Filippo Maradei alle 20:06 del 12 luglio 2010 ha scritto:

Per chi è interessato... 8 Ottobre all'Init Club di Roma.