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R Recensione

6/10

Tides From Nebula

Earthshine

Avrebbero dovuto aprire per i God Is An Astronaut nel loro recentissimo tour: poi per qualche motivo non se ne è fatto più nulla. Peccato perchè fra la band di fratelli Kinsella e quella proveniente dalla Polonia esiste una naturale affinità di prospettive. I Tides From Nebula sono artefici di un rock strumentale arioso e mellifluo, che partorisce quel preciso suono che nella mente si trasforma in un veicolo adatto a solcare spazi siderali. Rispetto ai God Is An Astronaut, gli intrecci sono meno dinamici e le ritmiche più catartiche: tutti i brani vengono concepiti per creare uno stato mentale sospeso, in cui la malia giunge più da soluzioni minimali che da magniloquenti muri sonori. In ciò i ragazzi di Varsavia hanno una certa classe e la loro arte, sebbene risenta di tutte le influenze che derivano da continui ricorsi al corpus dogmatico di Explosions In The Sky, God Is An Astronaut e This Will Destroy You, pare avere una notevole dose di quella voglia di dilatazione alla quale i migliori Sigur Ros ci hanno abituati (partendo dal finale, queste caratteristiche vengono messe in luce dalla sublime Cemetery Of Frozen Ships).

Per un’anima ancora fortemente suggestionabile da panorami posti a metà strada fra fulgore e tenebra, con una predisposizione ad indugiare su lidi come questi per il tramite di una musica che sappia predisporre i sensi a godere completamente del paesaggio, un disco come “Earthshine” sa compiere ancora quel piccolo prodigio che si attua nell’abbandono spontaneo alla fascinazione emozionale e nell’irretimento delle percezioni, dimenticando per un po’ remore e perplessità. Siberia e Caravans costituiscono i due poli opposti tra cui spaziano i contrasti evocati dai Tides From Nebula: si passa dalle rarefatte atmosfere e autunnali del primo, per accedere con maggiore concretezza agli impetuosi riverberi del secondo. Sarebbe stato bello immaginarli più “liminali”, così come avrebbe potuto suggerire il breve strumentale di Waiting For The World To Turn Back, completamente in bilico fra chitarra acustica e pianoforte.

 

Ritornando con i pedi per terra, è oggettivamente difficile rinvenire elementi di reale novità in “Earthsine”: troppi album, troppi gruppi hanno navigato in questi mari di trepidante ed inquieta tranquillità. Ma la grande professionalità della formazione, attenta ad ogni suono, ad ogni effetto, ad ogni transizione, sa regalare un ascolto ricco di piacevolezza: persino art work e packaging rivelano una cura assolutamente al di fuori del comune. I Tides From Nebula certamente non avranno la virtù di saper meravigliare, ma il dono della grazia gli appartiene senza ombra di dubbio. Avessimo a disposizione anche frazioni di unità, quest’album meriterebbe un 6 e mezzo: diversamente gli attribuisco una sufficienza piena, facendola espandere o contrarre fra stati d’animo e predisposizioni individuali.

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