R Recensione

8/10

Valet

Naked Acid

Le parole più adatte per definire questo album dei Valet, frutto della collaborazione tra Honey Owens (Jackie O’Motherfucker, Nudge) e Adrian Orange, da Portland, mi giungono da quella riuscitissima frase che Jerry Garcia utilizzò per i Jefferson Airplane: “La loro musica è surrealistica come un cuscino”.

Ebbene, nel non-sense eloquentissimo di questa frase i Valet si crogiolano per bene, dando vita ad un susseguirsi di rumori pungenti e suoni celestiali piuttosto che ad una serie di canzoni, riuscendo a costruire una psichedelia liquida e dilatata all’estremo. Un flusso emozionale e metafisico altamente sublimato ed etereo, una pesantissima cappa dove il silenzio sembra giocare un ruolo fondamentale per un costante miscuglio tra intimo impressionismo e furente espressionismo.

Ma è proprio attraverso il silenzio che la ricerca di maggiore fisicità ha luogo: i sette brani che ascoltiamo segnano un progressivo e lentissimo incedere verso una sempre maggiore pienezza, un continuo accadere di note, mille improvvise e celeri comparse sonore. Sono solo flash istantanei nel buio però, in grado di fornire semplicemente una vaga e imprecisa idea delle fattezze dei dintorni immersi nell’oscurità.

Diamo un occhiata alla splendida copertina e iniziamo l’ascolto.

Una dimensione arcana e misteriosa ci accoglie, dipingendo un paesaggio incantato e oscuro, immerso da una fitta nebbia capace di portare la nostra mente ai più remoti e antichi anfratti del mondo. Una mesta litania, frutto del duetto tra Forkner e la Owens, sembra celebrare questo acido tribalismo notturno, tormentato dalle chitarre distorte e dai loro fugaci strascichi sonori. L’inconsistenza di Drum Movie ricorda gli esperimenti world di Jon Hassell o le traversate cosmiche dei Tangerine Dream, con il suo incedere fluttuante, privo di peso, le variazioni appena percepibili e le percussioni, che diremmo protagoniste del pezzo visto il titolo, lasciate invece cautamente celate dietro questa fitta compagine di nebulose sonore.

Kehaar,  velenoso rituale in grado di intorpidire la mente con tutti i suoi intricati avviluppamenti di suoni e distorsioni, si fa subito più piena, sfoggiando accordi riverberati su cui presto si inseriranno sibili distorti e percussioni minimali, elementi su cui è libera di librare con grazia la voce strascicata di Honey Owens. Il tutto procede implacabile con la successiva Fuck It, un blues surreale, turbolento e allucinato, in continua tensione verso uno sfogo che pare non arrivare mai, neanche quando le percussioni si fanno più pressanti e le corde della chitarra elettrica iniziano ad essere violentate sadicamente in un continuo ma apparentemente monolitico crescendo destinato a non raggiungere mai un vero e proprio apice ma a spegnersi improvvisamente. Babylon 4 Eva vede la voce spiritica della Owens farsi largo tra atmosfere crepuscolari e vibranti di miriadi di presenze misteriose, mentre Fire rende il tutto più composto e ordinato: la melodia prende il sopravvento, lasciando penetrare i primi confortevoli raggi di luce all’interno di questo fitto bosco ancestrale.

L’ultima Streets, con il suo spiazzante uso dell’elettronica, conclude un disco tra i più affascinanti di questo 2008.

Si tratta, a pensarci bene, di un ascolto rivelatore, un ascolto che se affrontato con il giusto abbandono può condurci attraverso gli angoli più remoti della nostra mente, aprire le cosiddette “porte della percezione” e distaccarci da quella scomoda fisicità che troppo spesso impedisce il libero movimento della nostra spiritualità. La ricerca di maggior pienezza nei suoni quindi non è nient’altro che il risultato di una sempre più profonda penetrazione nei meandri del proprio Io.

Tuttavia, alla fine dell’album, poco ci rimane delle sensazioni afferrate durante l’ascolto, tutto svanisce come un sogno…E ritorna alla mente lo splendido verso Faustiano, capace di descrivere tutto questo con la massima semplicità e naturalezza : “nobody knows if it really happened”.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 4 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
REBBY 6/10

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Ivor the engine driver (ha votato 7 questo disco) alle 10:42 del 26 giugno 2008 ha scritto:

ho notato dalle tue rec che abbiamo gusti molto simili. Su questo sto per buttare giù due righe anche io, in compenso bello scritto davvero. Disco che potrebbe tanto crescere (ma abbisogna di molto tempo) quanto stancare e risultare evanescente. La mia idea su di esso cambia a seconda dell'umore. Cmq un disco stimolante, e non è poco vista l'aria che tira in qsto 2008. Voto per ora (vabbeh sono tre mesi che ce l'ho, proprio ora non è)