R Recensione

8/10

Indian Jewelry

Free Gold!

La musica degli Indian Jewelry è un’onda anomala improvvisa di acido solforico a 100°. È un continuo accavallarsi di strati sonori, feedback, riverberi e droni elettronici, incastonati l’uno sull’altro e l’uno intorno all’altro in maniera disordinata e violenta. Un caos che però, visto con una visione d’insieme, genera precise linee geometriche impeccabili, altamente viscose anziché instabilmente frenetiche. Un rumorismo appiccicaticcio che rimane incollato bruscamente alle orecchie e incastra la mente nelle sue intricate spire.

Già le prime due tracce, Swans e Temporary Famine Ship, si fanno portatrici, come dei manifesti propagandistici, di questa maniera di fare musica: loop ruvidissimi fanno da base ad una voce in trance permanente e a chitarre, spesso distorte, che si scavalcano in un’imperterrita lotta tra un assolo acido e un altro ancora più acido e sconfusionato. Per non parlare delle voci riverberate di Seasonal Economy, altro punto forte della psichedelia di Free Gold!: un reiterarsi sempre più indistinto e noise che coinvolge, stordendoli, i sensi, avvolgendoci di una fumosa nebbia spessa e vorticosa. Con grande personalità si affrontano poi i pezzi più “classici”: le ballate acide di Pompeii e Everyday, in bilico tra rumorismi alla Sonic Youth, decadentismo rovente stile Velvet Underground e trasognanti filastrocche eteree. Come oltrepassare poi quella solidissima muraglia di feedback e mille svariati effetti sonori di Walk On The Water, così come di Bird Is Broke, senza rimanerne un minimo contusi?

C’è anche spazio per la cupezza più nera della bruciante Too Much Honkytonking, dove si annullano i confini tra rock e elettronica per dar vita a uno dei probabili vertici dell’album. Sulla stessa onda si colloca la successiva Nonetheless, anche se qui l’elettronica trova molto più spazio, per un pezzo che riecheggia i primi New Order imbevuti di Lsd.

Non si può poi non citare la splendida Hello Africa: un tribalismo robotico capace di togliere la terra sotto ai piedi, un senso di costante minaccia data dallo strisciare lento e sinuoso del loop che fa da base, un succedersi minimalista di svariati strumenti, voci effettate, riprodotte in rewind…4 minuti e 50 secondi di tum-tututum tum-tututum da far accapponare la pelle!

Tra brevi intermezzi avanguardistici (Syllabic Viagra e Subtle Bodies) e la strumentale e sperimentale Overdrive, giungiamo all’ultima, sconvolgente, delirante Seventh Heaven. Una brezza di synth, leggera e impalpabile, viene squarciata da una serie di pennate di chitarra elettrica echeggianti che inaugurano una serie di esperimenti colmi di fascino riassumibili in una sola frase: potere alle chitarre! Impossibile da descrivere, doveroso da ascoltare…

Gli Indian Jewelry, ai quali il sole del Texas da dove provengono sembra aver fatto brutti scherzi, scolpiscono così questo loro terzo spaventoso lavoro, riuscendo a dare un po’ più di ordine agli sfrenati esperimenti dei precedenti We Are The Wild Beast e Invasive Exotics, ma non per questo riducendo la loro visionarietà e efferatezza strumentale.

L’ennesimo esempio, questo Free Gold!, di come la psichedelia abbia ancora una miriade di lidi da esplorare e di come ci siano ancora menti sufficientemente deliranti da intraprendere il viaggio.

V Voti

Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 11 voti.
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REBBY 7/10
rael 7/10
krikka 6/10
ThirdEye 8,5/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 9:03 del 15 luglio 2008 ha scritto:

Mi piace molto Swans, il pezzo d'apertura. Poi

l'album, pur essendo interessante, non mi prende

nello stesso modo. Da seguire.

Ivor the engine driver alle 10:07 del 15 luglio 2008 ha scritto:

ero rimasto incuriosito dal precedente disco, che aveva un pezzo d'apertura notevole. Però o sto diventando vecchio oppure non ho + la pazienza di dedicarmi ad ascolti così. Anche questo all'inizio mi ha intrigato, pois due maroni così e sono arrivato in fondo a fatica e solo una volta. Sarà per un futuro, intanto lascio decantare nell'HD

fabfabfab (ha votato 6 questo disco) alle 16:20 del 16 luglio 2008 ha scritto:

Bella recensione. L'etichetta è la stessa degli Yeasayer, il che fa ben sperare. Lo cercherò.

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 12:25 del 5 settembre 2008 ha scritto:

non l'avevo commentato questo? Discone della madonna di un gruppo davvero straripante da riscoprire anche per le opere passate. Castello come al solito ottimo lavoro