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R Recensione

9/10

Codeine

Frigid Stars

Negli anni Novanta iniziò a serpeggiare un sentimento, piuttosto comune tra i giovani musicisti, di reazione alla volgarizzazione della musica che la parte marcia degli ’80 aveva portato: il nuovo decennio si aprì con le innovazioni rivoluzionarie degli Slint, band che meglio di qualsiasi altra incarnò quel sentimento, assimilandolo in maniera pressoché simbiotica al senso di vuoto lasciato dall’altra metà degli anni Ottanta, quella sana. È in questo contesto che è da ricercarsi la matrice dei Codeine, trio newyorkese che, partendo proprio dalle intuizioni ritmiche e chitarristiche degli Slint, forgiò e al contempo formalizzò lo slow-core, genere che, grazie anche a formazioni più tardive come June Of ’44 e Calla, scriverà, attraverso la lente deformante del ralenti, alcune tra le pagine più belle del rock.

L’album d’esordio dei Codeine, che pure segna la vetta artistica del gruppo, esce nel ’91 sotto la gloriosa insegna della Sub Pop. I tre intessono un sound cupo, dal ritmo scandito e sofferto, musica per uno stato di trance ipnotica, di dormiveglia. Ballate lancinanti, sordide e striscianti nella loro solennità infiacchita e snervata (“D”, “Cave In”), antesignane della tristezza evocativa che pervaderà i lavori di gruppi come Sigur Ros e Jesu, si alternano a pezzi più sperimentali, come l’agghiacciante "Second Chance", in cui la sezione ritmica lancia colpi secchi e precisi che si sperdono nel vuoto, inghiottiti dalle digressioni chitarristiche stanche e rumorose.

A tratti gli strumenti accennano quelle impennate cadenzate che faranno la fortuna di Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Explosions In The Sky, ma poi implodono, come risucchiati nel vuoto. La voce di Stephen Immerwahr si mantiene sempre su tonalità disarticolate, che paiono fuoriuscire dalla corde vocali di un eterno sonnambulo: se il simbolismo con un certo sonno della ragione risulta piuttosto prevedibile, ciò che sconvolge è il rifiuto di ogni risveglio. Anzi, i Codeine sembrano fluttuare stancamente nel clima soporifero che creano. Così, quando un tonfo sordo si porta via la bellissima “Pea” e il sole che preannunciava nel testo, non sappiamo se scuoterci o chiudere gli occhi.

 

 

La recensione è apparsa per la prima volta sulla webzine Sensorium (www.sensorium.it)

                 

V Voti

Voto degli utenti: 8,8/10 in media su 16 voti.
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4AS 9/10
bart 8/10
rael 9/10
giank 8,5/10
NDP88 8,5/10
ThirdEye 10/10

C Commenti

Ci sono 16 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 0:07 del 29 aprile 2010 ha scritto:

Disco splendido, uno dei capisaldi dello slow-core di matrice post-rock. Ottima recensione Simone

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 8:26 del 29 aprile 2010 ha scritto:

Annata eccezionale quel '91. E i Codeine ci hanno messo la loro per renderlo tale, decisamente. Disco che fa dell'aridità il fiore della sua bellezza. 8,5

4AS (ha votato 9 questo disco) alle 11:58 del 29 aprile 2010 ha scritto:

Il '91 è l'anno di "spiderland", di "yerself is steam", di "just for a day", di "loveless"...E anche di frigid Stars, che non è da meno.

paolo gazzola (ha votato 9 questo disco) alle 12:55 del 29 aprile 2010 ha scritto:

Disco seminale e meraviglioso.

ozzy(d) alle 14:11 del 30 aprile 2010 ha scritto:

Più soporiferi di Gigi Marzullo, non fanno per me LOL

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 14:14 del primo maggio 2010 ha scritto:

lo spleen nella sua versione più intensa

bart (ha votato 8 questo disco) alle 13:06 del 4 maggio 2010 ha scritto:

I Codeine, secondo me, non sono allo stesso livello di altri gruppi slow-core o post-rock come gli Slint, i Dirty Three o i Tortoise, ma comunque riescono a comporre un disco degno di questo genere. Da citare soprattutto la bellezza straziante quasi grunge di D.

Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 13:43 del 4 maggio 2010 ha scritto:

Se vogliamo fare un "miscuglio" delle migliori post-rock e slow-core band, oltre ai Codeine e a quelli già citati da Bart, vanno aggiunti in ordine sparso: i Low, i Red House Painters, gli Explosions in the Sky, i GY!BE, i Labradford, i Pan American (sempre Mark Nelson, eh), i Rachel's, i Gregor Samsa, i Rameses III (più chamber che post, ma vabbè...) e i Silver Mt.Zion. Escluso volontariamente i Mogwai che, a parte un paio di album, non mi sono mai piaciuti.

bart (ha votato 8 questo disco) alle 14:21 del 4 maggio 2010 ha scritto:

RE:

Apparte i Low e i Red House Painters, gli altri gruppi che hai citato non li conosco, quindi ti ringrazio di avermeli fatti notare. I Mogwai, invece, mi sembra che si siano "ispirati" un pò troppo agli Slint.

Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 14:31 del 4 maggio 2010 ha scritto:

Felicissimo di averti dato qualche "dritta": gli altri gruppi, quelli che non conosci, sono principalmente post-rock; occhio quindi a non confonderli con lo slow-core dei Low o degli Slint...

bart (ha votato 8 questo disco) alle 15:25 del 4 maggio 2010 ha scritto:

RE:

Scusa la mia ignoranza, ma mi potresti dire la principale differenza tra post-rock e slow-core? Grazie.

Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 15:39 del 4 maggio 2010 ha scritto:

La differenza è sostanzialmente una: mentre il post-rock è caratterizzato da "sali e scendi strumentali" tesi ad aumentare il pathos musicale e il coinvolgimento dell'ascoltatore (il cosiddetto crescendo "con esplosione" annessa), lo slow-core si basa quasi unicamente su linee basse, lente, stiracchiate, senza modificare più di tanto la struttura sonora di uno stesso brano. Il post-rock è l'apologia dell'aprosdoketon greco ("l'effetto speciale"), ovvero costruisce tutto l'impianto strumentale di un brano attorno a una (s)carica emozionale degli strumenti, che si verifica "puntualmente" verso la fine; lo slow-core, in questo, è molto più semplice: ritmi dilatati, voci rallentate e tutt'altro che enfatizzate (che quasi non esistono nei gruppi post) e un "continuum" strumentale che fa della costanza (e sostanza) "slow" i suoi punti di forza.

Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 15:40 del 4 maggio 2010 ha scritto:

Ovviamente esistono poi i gruppi, come i Codeine, che sono riusciti a unire insieme entrambi i generi.

bart (ha votato 8 questo disco) alle 18:57 del 5 maggio 2010 ha scritto:

RE:

Ti ringrazio per le tue delucidazioni, addeso so qualcosa di più su uno dei miei generi musicali preferiti. Avevo dimenticato di citare i Talk Talk, uno dei gruppi più rappresentativi di questo genere, se non il più rappresetativo.

thin man (ha votato 9 questo disco) alle 16:06 del 12 gennaio 2012 ha scritto:

Disco stupendo

NDP88 (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:06 del 2 agosto 2014 ha scritto:

Capostipite e apice dello slow-core. Atmosfere sonnambule, ipnotiche, depresse e depressive. D, Cave-In, Pea, sono ballate disperate da far invidia a Nick Drake.