R Recensione

8/10

Retribution Gospel Choir

Retribution Gospel Choir

Prendetevela voi la responsabilità di parlare male di questi due. Dite che questo disco sembra registrato in cantina, che dura appena trenta minuti, che la copertina è una schifezza, che alcuni pezzi sembrano delle prove in studio, che spesso gli arrangiamenti mancano del tutto.

Potrete dire, inoltre, che non si discosta un granché dal songwriting dei due gruppi madre, che non inventa nulla di nuovo, che è il tipico suono “americano” e che due pezzi erano già stati pubblicati.

Io mi limiterò a dire che “They Knew You Well” è rock infuocato, con lo spleen dei Low infilato negli aghi della Seattle anni ’90, che i due episodi già noti (“Take Your Time” e “Breaker”, pubblicati su “Drums and guns” dei Low nel 2007) sono resi con una elettricità claustrofobica da far spavento, che “Somebody’s Someone” sembra “Good Fortune” di P.J. Harvey rifatta da una band stoner-rock, che la delicata ricchezza di “Destroyer” implode come certi rancori eterni, che “Holes in our heads” è una delle canzoni più belle ed intense che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni (è post-rock-blues, se servono le definizioni), che si può suonare pop con chitarre sature e drumming potente (“What She Turned Into”, “For her Blood”), che l’ombra di Elvis Costello appare accanto a quella di Neil Young (“Kids”, con quel coro che ricorda “Allison”) e che Nick Cave potrebbe entrare a far parte dei Sun Kil Moon (“Easy Prey”).

Dieci canzoni tese, asciutte, immediate, viscerali. Eccolo qui, il coro gospel. Il gospel del rock.

Se non basta, vi dirò che dei due uno canta (splendidamente come al solito) e sovraccarica di elettricità la sua chitarra slowcore. L’altro produce il tutto, ed è uno a cui piacciono molto gli Ac/Dc (e si sente). Gli unici tre invitati alla festa sono Matt Livingston (bassista anche nei Low), Eric Pollard (che pesta i tamburi e fa letteralmente volare i piatti della sua batteria) e Mimi Parker (che concede la voce nella “sua” “Breaker”). Vi dirò, inoltre, che se l’altro avesse cantato anche solo qualche strofa, di questo disco non avrei avuto il coraggio di dire alcunché.

Che due così possono decidere di fare quello che vogliono. Bisogna solo sperare che non smettano mai.

Dimenticavo: uno è Alan Sparhawk (Low), l’altro è Mark Kozelek (Red House Painters, Sun Kill Moon).

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Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 8 voti.
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krikka 5/10
rael 5/10
REBBY 6/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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TheManMachine alle 9:24 del 2 settembre 2008 ha scritto:

La recensione è così ben scritta che si legge tutta d'un fiato. Il disco credo proprio abbia i contenuti che piacciono a me, lo proverò senz'altro. Ebbravo Fabio!

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 13:56 del 5 settembre 2008 ha scritto:

splendido disco davvero! Composizioni tutte eccezionali. Voto sarebbe anche più alto se la durata non fosse così scarsa e se le composizioni fossero tutte originali. Ottima recensione dell'ottimo Codias al solito