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R Recensione

6,5/10

True Widow

As High As the Highest Heavens and from the Center to the Circumference of the Earth

Fieramente ancorati agli anni '90 stoner e slow-core i texani True Widow sembrano fornire una nuova prova di un mutamento generale dei paradigmi sonori con i quali ci toccherà (con grande piacere) avere a che fare nei prossimi anni. Per farla breve: bentornati negli anni '90, ragazzi!

Al secondo lavoro in studio il trio di Dallas si impone con fare monolitico a partire da un titolo a dir poco altisonante, As High As The Highest Heavens And From The Center To The Circumference Of The Earth, che se da un lato puzza di manie di grandezza dall'altro ci provoca costringendoci a paragonare le attese suscitate con il contenuto sonoro.

Attese che si disintegrano al primo manifestarsi del gorgoglio sludge della chitarra di Jackyl, un saturo e granuloso magma dall'avanzamento ipnotico, con la funzione di dare un sostegno portante alla delicata litania della bassista Nicole Estill, a metà strada tra un approccio shoegaze (“stonegaze”, questa la loro definizione) e un brano dei Low (sensazione più che confermata nei diversi duetti assieme al vocalist Dan Phillips). Blooden Horse fa da perfetto contraltare al brano precedente, mostrando un maggiore apporto melodico senza però sacrificare il sound granitico e robusto. Il tono soffice di Phillips tinteggia una psichedelia lenta e densa, che sbuffa vapori stimolata dal calcare incessante delle chitarre. I restanti brani fanno leva su una medesima formula che spesso rischia di dilungarsi troppo, sia per la rigorosità con cui i True Widow modellano le loro composizioni sia per la penuria di soluzioni intermedie, di variazioni sostanziali della proposta. Tuttavia, sebbene sarebbe necessaria qualche limatura, i pezzi del trio riescono ad attecchire grazie ad un'alchimia capace di far leva sui giusti innesti psichedelici (Boaz), su improvvise scariche di adrenalina shoegaze (Night Witches), e su quell'attraente equilibrio armonico di cui si parlava per la prima traccia (Skull Eyes).

Siamo ancora in fase di assestamento, certo. La proposta dei True Widow sconta un'ottusità eccessiva nell'ostentare la fortunata formula “chitarrone portante e liriche estatiche”, ma -e qui sta l'inevitabile punto di forza- nonostante la ripetitività il tutto risulta assai fascinoso. La strada dunque è quella giusta e i nostri non sono che all'inizio: nutriamo fiducia su sviluppi più che promettenti.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 3 voti.
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varlem 7/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Roberto (ha votato 7 questo disco) alle 21:57 del 11 agosto 2011 ha scritto:

Complessivamente più che discreto. Curiosi ed ESPLICITI i riferimenti alla Massoneria: la copertina che richiama il compasso e la traccia n.6 dal titolo "Boaz" (una colonna del Tempio Massonico).

varlem (ha votato 7 questo disco) alle 22:58 del 30 gennaio 2012 ha scritto:

Buona prova e buono anche il progetto di questo trio, anche alla luce dell'ultima fatica: I.N.O.

Un EP di cinque tracce con qualche variazione rispetto ai temi della precedente produzione.