V Video

R Recensione

8/10

Aldous Harding

Aldous Harding

Verrebbe da pensare – in estrema sintesi – che il bello del vivere sia la nostra costante capacità di stupirci, e che l’invecchiamento non sia altro che il progressivo venire meno di questa capacità. Mi viene in mente quel mio amico che dopo avermi straziato di noia con i racconti dei suoi viaggi sui monti del Tibet e del Nepal, non riuscì a trattenere un sospiro di meraviglia di fronte ad una bella vallata delle Alpi Cozie. Il che è come dire – scendendo di quota – che noi che abbiamo tutti i dischi di Joni Mitchell e Nina Simone, che abbiamo visto nascere Cat Power e PJ Harvey e che siamo sopravvissuti alle nenie medievali di Joanna Newsom e ai giocattoli delle Cocorosie, non abbiamo più speranza di meravigliarci di fronte ad una donna che imbraccia una chitarra e canta le sue canzoni.

Eppure: come si fa a resistere ad Hannah Harding? Come si può ignorare una che ti fissa con un cappello da baseball della Liquor Centre sulla testa e uno sguardo carico di ansia e fragilità? Cosa le sarà successo? Le hanno rubato il camion? Sta andando a fuoco la legna sullo sfondo? E che musica farà, una così? Punk? Cover delle L7? E secondo voi lo sa che – pur negando a se stessa ogni traccia di femminilità – a noi sembra bellissima?

Hannah Harding è neozelandese e non sorride mai. Sua madre è una famosa cantante country. Sul palco Hannah diventa Aldous e porta la sua musica sui palchi di mezzo paese da alcuni anni. “Aldous Harding” raccoglie i suoi brani migliori ed è il suo disco d’esordio. Forti del loro rodaggio dal vivo, i brani vivono della loro forma chitarra e voce, ma esprimono una forza che proviene dalla profonda fragilità della loro autrice, la quale si spoglia di ogni difesa fin dalla preghiera iniziale, un gioiello arpeggiato con delicatezza e cantato con una forza inimmaginabile. E quando sul finale un controcanto maschile aggiunge dramma al dramma è davvero difficile fermare le lacrime (“Stop Your Tears”). Anche laddove gli arrangiamenti d’archi si sovrappongono a ballate costruite su pochi accordi (“Hunter”) prevale un senso di malinconia diffuso, come se la poca luce che filtra dalle imposte non riuscisse a scaldare la stanza. Non è oscurità, quella che spinge alla deriva il cuore di Aldous, non c’è niente di lugubre o funereo, è solo una sensazione di penombra al tramonto, una via di mezzo tra l’irrequieto arrivo della notte e la consapevolezza del mattino che verrà (“Titus Groan”), la porta aperta sulla veranda in giardino (“Small Bones of Courage”), la volontà di respirare anche quando l’aria è più rarefatta (bellissima la reciproca rincorsa tra il suono del theremin e quello della voce di Aldous in “Two Bitten Hearts”).

Se pensate di aver visto e sentito tutto, andate in Nuova Zelanda, chiedete della giovane ragazza chiamata Aldous e lasciatevi stupire. Chissà che non riusciate a stupirla anche voi, magari strappandole un sorriso.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
gull 7/10
Cas 7/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

gull (ha votato 7 questo disco) alle 16:08 del primo settembre 2014 ha scritto:

Mi è piaciuto. Lei è brava, molto intensa, a tratti quasi drammatica nell'interpretazione. Un disco di classico folk, che potrebbe anche arrivare dai '70. Il difetto, se proprio dobbiamo cercarlo, è proprio questa mancanza di qualsivoglia originalità, anche vocale (mi ha ricordato parecchio Tia Blake). Comunque un ascolto che mi sono portato dietro per settimane, amando molto alcuni pezzi.

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 16:27 del 5 dicembre 2014 ha scritto:

grandissima vocalist, con una sensibilità melodica da non sottovalutare. pur ricordando, a tratti, Marissa Nadler, quello della Harding è un folk spoglio, quasi senza tempo. l'unico rischio che non mi fa amare perdutamente il disco -che comunque trovo veramente grazioso- è il suo essere un pò troppo minimale, quasi monocorde. i margini per sbocciare, però ci sono tutti. bella proposta!