R Recensione

6/10

Zucchero

Fly

Ormai Zucchero è un'istituzione italiana. Uno che nell'ambiente dell'Italia pop si è mantenuto sempre (o quasi) autentico in una miscela di provincialismo e senso di colpa religioso, di artigianato musicale e di tradizione che tanto piacciono nel Bel Paese. Uno dei pochi italiani ad aver avuto successo in America, con l'album  Zu & Co., 200.000 copie vendute e fama di "musicista internazionale". Uno che ha duettato con gente del calibro di Eric Clapton, Queen, Bryan Adams e Solomon Burke senza mai sfigurare. Uno che nelle sue canzoni ha sempre inserito qualche "inglesismo", nella giusta misura. Ebbene, se questo curriculum vi sembra buono, concordo con voi; il problema è che ha un peso, che si riversa sui dischi del caro Adelmo Fornaciari, spesso sommergendoli.

Fly, purtroppo, non fa eccezione. E' difficile in questo disco capire dove finiscano i meriti di Zucchero e dove iniziano quelli dei collaboratori. Tanto per rendere l'idea: c'è la solita overdose di grandi musicisti (Brain Auger, Michael Landau,Pino Palladino, Randy Jackson e chi più ne ha più ne metta), il superproduttore (Don Was) e le collaborazioni con Ivano Fossati (co-autore di E' delicato) e Jovanotti (co-autore di Troppa fedeltà). Inoltre impera su tutto un citazionismo abbondante: Un kilo riprende The seed dei Roots, su Cuba Libre echeggia Manu Chao e in Occhi fa addirittura capolino Walk on the wild side di Lou Reed. Citazionismo libero, innocente, certo, ma che a un certo punto diventa ingombrante.

L'anima di un disco è però la musica, non certo tutta la scorza che c'è intorno, e Fly va ascoltato di primo acchito, senza cercare per forza di trovare riprese esterne più o meno evidenti. Per il bluesman di Reggio Emilia questo è un disco marcatamente pop, costruito per la maggior parte sulle melodie ridondanti di tastiere celestiali, e in alcuni casi sui ritmi secchi del blues. Si nota, nel flusso di parole che Zucchero cuce sopra alla musica, una certa inconsapevolezza, come se non sapesse bene il significato di ciò che dice, ma i testi sono comunque ben fatti,creano un filo di seta che lega bene tutti i pezzi, se non fosse per due cadute dolorose: Cuba Libre e Pronto.

La prima è impostata su ritmi smaccatamente latini, e in linea con il titolo Zucchero inserisce anche frammenti spagnoleggianti. La struttura generale della canzone è abbastanza banale, ma ciò che la rende veramente imbarazzante è il testo, soprattutto nel ritornello: Mi piace la lasagna/ e poi mi piaci tu/ un pò di marijuana/ sotto il cielo blu, cose che cantate dal signor Sugar non sai se ti fanno ridere o ti mettono tristezza, e rimarcate dal ritmo della salsa di sottofondo fanno un effetto decisamente kitsch, come un carro di travestiti brasiliani alla fine del Carnevale di Rio. Pronto, introdotta ancora da alcune parole spagnole, si impernia invece sul ritmo funky delle percussioni che picchiano e le chitarre che parlano piano e rendono gradevole il pezzo, se non ci fosse però una bruttura ad appesantirlo senza rimedio: seconda strofa, "Adesso inizia il pianto/ che tanto non ti sento/ Cristo siamo nelle tue mani/ non battere le mani, per carità/ che c'ho paura degli Americani/ degli Inglesi e degli Italiani/dei musulmani/ e anche dei cristiani". Ora: tentativo di criticare tutti ma non offendere nessuno? Non molto riuscito, sorry. Poi vengono inserite ancora parti in inglese, spagnolo e la canzone finisce senza rimpianti.

Rimangono sulla striscia funk anche le due canzoni iniziali del disco; Bacco Perbacco, il singolone di lancio del disco, che non cambia affatto le abitudini dell'ascoltatore, con i soliti "yeah" e il testo tra Ave Maria e i campi con il vino. La musica però si fa preferire rispetto agli stessi tentativi presenti nel disco: una bella chitarra melodica in primo piano, percussioni trascinanti, e cori strepitosi di contorno. Se l'immagine che avete di Zucchero è proprio quella del cantante italo-funk, adorerete questa canzone. Un kilo non ha lo stesso valore, molto simile a Pronto nell'impostazione, però ha in più una certa aria decadente che contribuisce a fornirle un pò di fascino aggiuntivo. Una buona cartolina di Zucchero che si lascia andare sugli accordi elevati di chitarra.

Da qualche disco in qua, Zucchero inserisce nelle sue opere pezzi più prettamente ritmati e altri melodici e malinconici; le dosi dei due ingredienti variano a seconda del periodo e dell'umore, ma Fly, come già detto in apertura, registra un certa propensione per il secondo tipo di strada musicale. Perciò le canzoni finora citate rimangono quasi un'eccezione, la parte predominante del disco e di tutt'altra pasta. La si potrebbe descrivere come un'amalgama di organo e pianoforte, slanci epici, parole comprese nella sfera che passa dall'amore alla tristezza, riverberi e rallentamenti in corsa: il prodotto finale è talvolta troppo appiccicoso, talvolta troppo melenso, ma quando riesce bene è sempre buono da gustare.

Prendiamo E' delicato: echi d'organo e solo i tasti bianchi e neri di un pianoforte a sostenere la voce raschiante di Zucchero, poi l'inserimento preciso di chitarra melodica e percussione, pausa centrale dove ancora torna l'organo e un output che è un'incredibile salita verticale verso il cielo, spinto dai cori femminili e dalla batteria incalzante, e proprio quando con un dito si sta per sfiorare una nuovola bianca, ancora le note del pianoforte chiudono il percorso, lasciando dentro al sensazione delle onde che si infrangono dolci sulla spiaggia. Non mancano però nemmeno gli zuccherini troppo dolci, tanto da risultare indigesti: si chiamano Occhi e Troppa fedeltà, e le semplici strutture melodiche non bastano a sostenere l'indigestione di buoni sentimenti e occhi dolci. Ci sono anche alcune canzoni che evidenziano buoni spunti, appiattiti un pò dal meccanismo appena descritto e che quindi si collocano nel mezzo: L'amore è nell'aria ha un suono polveroso e una chitarra che affiora a tratti, distinta e triste; Quanti anni ho, che sembra il canto di un tenore in una chiesa.

La massa del disco è questa: non un granchè, molto mediocre. Ciò che fa raggiungere veramente la sufficienza sono due brani posti sul finire che alzano il tiro molto bene, e quasi fanno sospirare pensando alle altre canzoni come piccole opportunità che potevano essere usate meglio. Let it shine è una meraviglia, quasi una goccia di acqua purissima che bagna la sabbia di un deserto, e fa l'effetto di guardare una vecchia cartolina ingiallita riscoprendo che con il passare del tempo è diventata ancora più bella. Qui Zucchero fa VERO blues: le voci aggiunte sono un coro misto che sorge dal profondo, una famiglia di anime eteree, e una solista che ribatte colpo su colpo. Passa tutto: la chitarra che ora procede lentamente deviando il suono, ora sovrasta il castello della melodia con un suono compatto; la batteria dietro a tutto, che tinge di nebbia la base; la grande voce di Zucchero  fusa al controcanto e un testo luccicante; una salita non troppo ripida che porta ad un'altra discesa che termina d'improvviso. Questo è il bluesman puro, quello che Zucchero si è sempre detto essere ma che non sempre ha saputo dimostrare. Ma in questo caso il titolo combacia bene. Alla conclusione c'è l'altra perla bianca, E di grazia plena, canzone "piano & strings": Zucchero da solo davanti a un pianoforte evocativo, davanti a una schiera di archi flessuosi e una batteria discreta che tiene a braccetto i tasti bianchi e neri nella preghiera, in un "reddere gratiam" su chiariscuri fortissimi e che termina con il raggio di sole che tutti, a volte, vedono nella felicità.

Che dire di più?Le qualità dell'alunno sono buone e ampiamente riconosciute, ma il più delle volte non si impegna. Eppure gli ultimi due gioielli lasciano ben sperare sul fatto che Zucchero non abbia perso il suo stile allo stesso tempo ruvido e dolce e che possa fare un bel repulisti si tutti gli orpelli in eccesso, lasciando sul piatto la cosa che nella musica è sempre al chiusura del cerchio: l'anima.

V Voti

Voto degli utenti: 3,4/10 in media su 8 voti.
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Zorba 1/10
ThirdEye 0,5/10

C Commenti

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DonJunio alle 14:11 del primo dicembre 2008 ha scritto:

""Inoltre impera su tutto un citazionismo abbondante: Un kilo riprende The seed dei Roots, su Cuba Libre echeggia Manu Chao e in Occhi fa addirittura capolino Walk on the wild side di Lou Reed. Citazionismo libero, innocente, certo, ma che a un certo punto diventa ingombrante."....non che sia una novità per Adelmo....l'album non lo voto perché ho ascoltato soltanto i singoli. Se dovessi giudicare da quell, il voto sarebbe sotto zero.

Paranoidguitar alle 14:16 del primo dicembre 2008 ha scritto:

Anche Tony Levin ha suonato in un disco di gigi d'alessio...lì essere grandi musicisti è secondario, l'importante è fare cassa!

Il disco non lo conosco se non un Kilo...direi la nuova Sister Ray

fabfabfab alle 18:01 del primo dicembre 2008 ha scritto:

Io lo reputo semplicemente indegno. A parte gli esordi, quando scimmiottava simpaticamente Joe Cocker e ogni tanto infilava qualche bella canzone ("Diamante" - ma anche lì, c'è tanto De Gregori). Adesso è un pallone gonfiato, rozzo e ignorante, e soprattutto convinto di essere il miglior cantautore italiano perchè ha partecipato a tutti i Pavarotti & friends. Il voto proprio non posso metterlo.

Marco_Biasio alle 21:12 del primo dicembre 2008 ha scritto:

RE:

Per me l'aver partecipato a tutti i Pavarotti & Friends è una colpa da Caina.

swansong alle 18:42 del primo dicembre 2008 ha scritto:

fabio mi ha tolto le parole di bocca...per me quasi, anzi sicuramente, peggio di Vasco Rossi e Ligabue e ho detto tutto...

Dr.Paul alle 22:44 del primo dicembre 2008 ha scritto:

il problema è proprio lui come personaggio, magari fosse pavarotti6friends(lol), forse la cosa peggiore fu vederlo a wembley al concerto subito dopo la morte di mercury....per carità non sopporto i queen ma il cartellone delgi ospiti era quantomeno dignitoso, e venire a sapere che lui si lamento' xche May gli impose di cantare los palabra li...come si chiama quel pezzo...fu esilarante, cosa pretendeva I want to break free o kashmir??

cose da pazzi!!! si meglio vasco rossi!!!

PierPaolo alle 10:01 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

Questa è l'Italia

Pavarotti, Vasco Rossi, Ligabue, Zucchero, Ramazzotti, Battiato, Baglioni. Palloni gonfiati senza anima.

loson alle 10:09 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

RE: Questa è l'Italia

Battiato non c'entra nulla con gli altri nomi che hai fatto.

swansong alle 10:11 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

RE: Questa è l'Italia

Io qualcosa del primo Battiato la salverei (anche se ascoltando l'ultima imbarazzante, vergognosa, insensata ed inutile cover di Bridge over troubled Water, mi si rizzano i capelli) e anche del primo Vasco e, forse, del primo Liga. Pavarotti lo lascio perdere, gli altri si commentano da soli...

Paranoidguitar alle 10:43 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

RE: Questa è l'Italia

Battiato ha fatto una miriade di dischi, alcuni sono trascurabili, altri stupendi. Non si possono discutere dischi come i primi (Sulle corde di Aries in particolare), L'era del Cinghiale Bianco, La Voce del Padrone e Cafè de la Paix.

La presunzione non vuol dire niente. Anche Patrick Wolf è presuntuoso e guarda che dischi tira fuori.

PierPaolo alle 10:36 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

Battiato

Battiato domenica scorsa era a Che Tempo Che Fa, dal Fazio lecchino radical chic che per lui sono tutti bravissimi, eccezionali, emozionanti. Ha avuto l'impudenza di raccontare che, quando sceglie di fare una cover, è perchè sente di poter dare "un valore aggiunto" ad essa. Poi s'è messo a cantare Bridge..., sul sofà, colla sua voce sfiatatella e mite, come può farlo l'ultimo dei dilettanti! Ridicolo. Siderale la distanza fra Paul Simon che l'ha concepita, Art Garfunkel che l'ha cantata e lui, buon canzonettista pop col delirio d'onnipotenza e le arie da Bach. Anche ha me piacciono Paloma e i desideri mistici di prostitute libiche, ma mi scompiscio quando un poppettaro canzonettista come lui si dà le arie da grande maestro di musica contemporanea.

loson alle 11:05 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

RE: Battiato

Il 99% degli artisti (soprattutto in campo rock) superata la soglia dei 50 anni fa e dice quasi esclusivamente cazzate (anche Paul Simon). Battiato non fa eccezione, in questo senso. Pallone gonfiato? Può darsi, ma è uno che può permetterselo vista la sua discografia, consentimelo. E lasciamo pure stare la sua fase pop (anche se per me è stato rivoluzionario pure in questo ambito): dischi come "Pollution" o "Sulle Corde di Aries" sono episodi più unici che rari nel panorama musicale italiano dei primi '70 e non solo. Uno che ha fatto dischi del genere è equiparabile a Ramazzotti, Zucchero o Ligabue?

Mr. Wave alle 12:29 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

RE: RE: Battiato

il commento di Loson non fa un piega! Sono d'accordo con Matteo

Truffautwins (ha votato 1 questo disco) alle 16:25 del 20 dicembre 2008 ha scritto:

RE: Battiato

Battiato è un grande anche se è un pò troppo sostenuto. Pierpaolo sei libero di dire il cazzo che ti pare ma prima impara l'italiano. " Anche ha me piacciono..." Sti cazzi! A parte il fatto che i desideri sono MITICI e non MISTICI. Voto a zucchero :1

Truffautwins (ha votato 1 questo disco) alle 16:26 del 20 dicembre 2008 ha scritto:

RE: RE: Battiato

Un po' è con l'apostrofo e non con l'accento. Predico bene e razzolo male!

Dr.Paul alle 10:53 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

si battiato è un fiore all'occhiello per l'italia, ci sono almeno 5 dischi imprescindibili nella sua discografia!

REBBY alle 11:19 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

Sono d'accordo con Loson. Nella prima metà degli anni '70 Battiato in Italia era un alieno.

simone coacci (ha votato 4 questo disco) alle 11:27 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

Battiato, Battisti e Dalla sono fra i geni assoluti del pop italiano. Musicalmente parlando. E non temono confronti. Quanto a Zucchero, i suoi primi tre album, se riascoltati senza pregiudizi, non sono affatto male, a mio avviso. Nessun capolavoro ma onesto italo arembì "ultracitazionista" che lo eleva tranquillamente un gradino sopra il marasma della mediocrità. Poi da Pavarotti in poi è diventato un convinto imitatore della propria imitazione televisiva.

Roberto_Perissinotto, autore, alle 14:25 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

Non paragoniamo Battiato con Zucchero o gli altri cantanti citati, perchè sarebbe come dire che un sacco a pelo di plastica è comodo come un letto di seta.

Roberto_Perissinotto, autore, alle 14:25 del 2 dicembre 2008 ha scritto:

Ovviamente Battiato è il letto di seta

TheManMachine alle 18:59 del 20 dicembre 2008 ha scritto:

Forse la rece era meglio scriverla su un disco di Battiato: di commenti qui sotto ce ne sarebbero già bell'e pronti una decina Vabbè, a parte gli scherzi, io il signor Zucchero Fornaciari l'ho seguito, e, non mi vergogno di dire, anche nutrendo per lui una certa stima, fino, diciamo, a "Oro, Incenso & Birra". Stiamo parlando quindi nientemeno che del 1989, mi pare. Poi l'ho perso di vista, fino al punto che ora ogni sua nuova uscita discografica mi è del tutto indifferente, comprese le polemiche e la stizza che in molti riesce ancora, quasi incredibilmente, a suscitare. Rispetto la scelta di Roberto di recensire questo disco, in modo peraltro così piacevole e accurato, ma... ne valeva la pena? Complimenti comunque Roberto!

Neu! (ha votato 1 questo disco) alle 11:24 del 23 dicembre 2008 ha scritto:

Battiato è un mediocre. è l'artista più sopravvalutato d'italia. zucchero è ancora peggio

rubens alle 11:30 del 23 dicembre 2008 ha scritto:

RE:

La profondità di quest'uomo (non Zucchero, Neu!) è sempre commovente. Una capacità di argomentazione degna di Socrate, ma anche una raffinatezza ed una maestria nel sottolineare sfumature e complessità degli argomenti all'altezza degli antichi sofisti. Come sottrarsi, o Neu!, alla tua ricchezza semantica ?

loson alle 11:51 del 23 dicembre 2008 ha scritto:

RE: RE:

Sarebbe interessante, a questo punto, sentire da Neu! quali sono i geniali artisti italiani "incompresi" e davvero validi...

Mr. Wave alle 17:58 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

RE: Neu!

''Battiato è un mediocre'' (!!!) ahahahahaahahaah bellissima barzelletta

PetoMan 2.0 evolution alle 11:42 del 29 novembre 2009 ha scritto:

RE: Neu

Non capisco perchè mettere in mezzo Battiato se si parla di Zucchero. Sono due artisti completamente diversi. Battiato lo trovo un grandissmo, per quel che riguarda zuchero, non conosco questo disco, ma alcuni suoi album non sono affatto male, quindi non lo considero un mediocre.

simone coacci (ha votato 4 questo disco) alle 11:54 del 23 dicembre 2008 ha scritto:

Si accettano scommesse...

Paranoidguitar alle 14:31 del 23 dicembre 2008 ha scritto:

RE:

eh sì a questo punto siamo curiosi. Fuori i nomi!

Marco_Biasio alle 17:37 del 24 dicembre 2008 ha scritto:

In assenza di alternative, io proporrei Gino Latilla...

lev alle 9:58 del 25 dicembre 2008 ha scritto:

io direi senza dubbio il mitico MASSIMO DI CATALDO

ozzy(d) alle 18:02 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

neu, il clone di scaruffi, ha colpito ancora....

TomooTaniguchi (ha votato 6 questo disco) alle 3:26 del 10 dicembre 2009 ha scritto:

Nella media...

Un discreto disco, con ottimi brani ("Troppa Fedeltà", "Let It Shine", "Cuba Libre") ma anche qualche patacca (la terribile "Un Kilo", "Bacco Perbacco"). Preferisco gli altri, tra cui "Blue's", "Oro, Incenso & Birra", "Spirito DiVino" e il sottovalutatissimo "Miserere".

sarah alle 13:41 del 24 marzo 2010 ha scritto:

Ah Ah Ah, questa me l'ero persa, la sezione commenti qui è una delle più divertenti di SDM, complimenti a tutti. Peccato perè che si arrivi qui dal link di "la voce del padrone", sa un po' di lesa maestà.