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R Recensione

7/10

Flying Horseman

Twist

Avevo già provato, un annetto fa, a convincere qualcuno ad ascoltare questo gruppo. Stando ai riscontri offerti dal sito però, ad oggi, gli ascolti accertabili sono soltanto sei, di cui due piuttosto deludenti ed uno inequivocabilmente funesto. Si vede che a far propaganda non sono capace. Non sono mica Mastrota, d’altronde, mi dico. E ripetermelo mi consola. Anzi, accecato dall’ottimismo, ringrazio i lettori per la sensibilità: di certo alcuni avranno scelto un distratto silenzio per non mortificare i miei entusiasmi, mentre altri, in silenzio, avranno (forse) apprezzato. E di almeno uno di questi ascolti “invisibili” posso ben essere certo: è quello dell’attento benefattore che, qualche giorno fa, mi ha segnalato il ritorno del mio amato combo belga. Ascolto "Twist", la magia si ripete, e visto che tanto qui abbiamo tutti le nostre crociate e i nostri mulini a vento, non pago, ci riprovo: ascoltate questo gruppo, fatemi il piacere.

Della caratura notevole dei Flying Horseman, in "Twist", ritroviamo tutto: l’essenza cantautorale elegantemente lercia dell’insieme, il notturno magnetismo della musica, le tensioni vibranti, portate al limite attraverso crescendo dalle dinamiche quasi impercettibili, le aperture armoniche che a questi finalmente seguono, l’amore per gli sviluppi strumentali. E - ovvio - i fendenti e i grovigli reiterati della chitarra di Bert Docks, che liquefa il blues dentro un calderone math-folk-psichedelico e che, insieme con la sua voce, rendono la band riconoscibile dopo un secondo che la si ascolta. E però, l’iniziale "T.M.L.", con la sua semplicità e pulizia - due note due di chitarra appese al rintocco di una campana - sembra subito dire di un gruppo in qualche modo rinnovato.

L’impressione generale è quella di avere a che fare con più canzoni vere e proprie, con un lavoro in cui si è scelto di privilegiare l’ampiezza orchestrale - e l’aspetto cantautorale - sacrificando in parte le spigolosità ritmiche che avevano caratterizzato alcuni episodi dell’esordio. Tutto suona più omogeneo, più democratico verso la strumentazione tutta: laddove in "Wild Eyes" un convinto riduzionismo relegava sullo sfondo buona parte dei suoni disponibili, qui il parco sonoro è invece più benevolmente valorizzato. Escono le tastiere - con brevi momenti di protagonismo nell’ottima "Memorial" - e prendono il volo le voci delle due coriste, chiamate ora a doppiare frasi dell’inciso ("Back Where I Started"), ora ad innalzare canti dal sapore talvolta sacrale ("Twist"), talaltra epico in (im)puro stile western (ancora "Memorial") o western con pejote annesso ("Animals"). Luoghi, questi ultimi, battezzati a suo tempo da sua eminenza "Dark Was The Night, Cold Was The Ground", visitati poi dal Ry Cooder di "Paris, Texas", assorbiti nelle atmosfere desertiche dei Giant Sand più lisergici, ravvivati col misurato inserimento di quei fraseggi e accordi in minore, in perfetto tex-mex style, che furono dei primi Calexico.

Meno post-rock e più “tutto il resto”, insomma. Fermi restando i rimandi all’obliqua scrittura e all’intensità di Smog, o quelli a certo slow-core ("Wheels") o blues “evoluto” ("Road"). Dockx è sempre lui, ma canta meglio. Più personale e ricercato nelle linee (tranne che nell’inspiegabile "Ghostwriter", piuttosto banale anche nei suoi doppiaggi), più consapevole e - probabilmente per questo - meno eccessivo nell’esprimersi. Tra toni e passaggi pare impossibile non andare, con mente e cuore, a certa disperata e invocante dark-wave, anche se, nel deprimere l’ascoltatore, il rivale più temibile per Docks rimane senz’ombra di dubbio la sua stessa chitarra.

L’aveva detto qualcuno, un annetto fa, che i belgi sono forti. Questi sono talmente forti che, come per gli studenti più promettenti, non si riesce a premiarli col massimo dei voti, pensando magari di stimolarli a fare ancora meglio la prossima volta. Ma sia ben chiaro che, come i Belgi di Asterix, i Flying Horseman ambiscono ad essere i più forti di tutti. E potrebbero anche esserlo veramente, se solo la pozione magica non se la fossero fregata gli Inglesi e gli Americani.

Il disco si ascolta per intero, in streaming gratuito, qui. Oltre al tempo e al buon umore, stavolta non avete davvero niente da perdere.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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rael 6/10

C Commenti

Ci sono 8 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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SamJack (ha votato 8 questo disco) alle 10:31 del 13 aprile 2012 ha scritto:

Questo gruppo è stato per me una vera sorpresa, in positivo. Wild Eyes è un ottimo lavoro e quest'altro, seppur meno accessibile, pure. Meritano tutta l'attenzione che di solito si riserva a nomi più noti...

fabfabfab alle 11:06 del 13 aprile 2012 ha scritto:

Ma che bella è "Road"? Nick Cave+Calexico+The Doors...

Date retta al mio amico, questa volta non avete scuse. Ma l'anno scorso dove avevamo la testa?

simone coacci alle 17:24 del 15 aprile 2012 ha scritto:

"Revolutionary Road" è proprio il pezzone della meraviglia. La presa elettrica della chitarra sembra infestata dallo spirito arcano e inquieto di gente come Skip James e Blind Lemon Jefferson. Brividi, cazzo...

REBBY alle 9:35 del 16 aprile 2012 ha scritto:

E' il destino che si accanisce con Wild eyes (che è del 2010, non del 2011, però) rendendolo misconosciuto. Persino qui a lato (guarda bene nel momento in cui scrivo, che dopo forse non vale) non figura nelle recensioni collegate. La tua appassionata recensione (a proposito ben tornato in queste vesti) e i successivi ascolti in streaming sul pc me l'avevan fatto mettere nella "mia lista della spesa", l'anno scorso, ma nonostante i miei sforzi non sono riuscito a procurarmi il cd. Ora ci riproviamo con questo, ritento e sarò più fortunato, spero. Grazie a te Paolo, senza le tue rece io non saprei nemmeno dell'esistenza dei Flying horseman, e sarebbe stato un peccato. Ieri giornata dedicata al Belgio: Rome (l'ultimo triplo) e The go find (Stars on the wall) sull'hi-fi, Flying horseman sul lo-fi. I belgi sono forti eheh

REBBY alle 9:44 del 16 aprile 2012 ha scritto:

Azzo dici rebby i Rome sono lussemburghesi ghgh

Cas alle 11:02 del 16 aprile 2012 ha scritto:

quest'anno ci sei riuscito a farmeli ascoltare sono alla fine del primo ascolto: il suono è quello di un gran disco. ci tornerò sicuramente su!

paolo gazzola, autore, alle 15:06 del 16 aprile 2012 ha scritto:

Non solo lo state ascoltando, ma vi piace pure! Non posso proprio più lamentarmi... Grazie a tutti per l'attenzione e grazie a Rebby per la segnalazione, le precisazioni e le belle parole.

Totalblamblam alle 12:54 del 18 aprile 2012 ha scritto:

molto bello sto pezzo rev. road