Gotye
Like Drawing Blood
Dire che Like drawing blood mette a dura prova le competenze di chi come il sottoscritto si diverte a scrivere di musica è davvero dir poco. Raramente infatti è capitato di avere per le mani un disco in grado di mutare faccia pressochè ad ogni brano, con una capacità di gran lunga maggiore di mascherarsi rispetto al personaggio che l’ha concepito. Si allude al belga Wally De Backer, di fatto australiano trapiantato a Melbourne e musicista con lo pseudonimo di Gotye.
Double face, verrebbe da dire, influenzati dal recente capolavoro cinematografico di Nolan nella saga Batman, eppure sarebbe davvero riduttivo questo attributo per un ragazzo che di fatto è già oggi uno dei compositori più maturi e poliedrici in circolazione della musica leggera, in grado di spaziare senza problemi tra musica bianca e nera, tra soul ed elettronica, tra reggae e pop, tra disco e trip-hop.
Ma andiamo con ordine, cominciando a ricordare che Like drawing blood risale in verità al 2006, e se lo ritroviamo solo ora negli scaffali dei negozi è perché ha dovuto sgomitare un paio d’anni per riuscire ad essere distribuito a livello globale.
Una cosa assurda visto il valore del disco, ma tant’è, è noto ai meno sprovveduti che non sempre il successo commerciale corrisponde al valore artistico (quasi mai a dire il vero in questi tempi mtviani).
Ma polemiche a parte è il caso di addentrarsi nell’incredibile calderone messo a punto da Gotye, eccezionale fin dall’opener Only way, elettro-pop saltato e cucinato in stile Beck con l’aggiunta di echi neanche troppo lontani di un Thom Yorke particolarmente pimpante e spigliato. Hearts a mess è già uno stacco considerevole: scaltra ballata soft impiantata su una base trip-hop latineggiante che lascia spazio a motivi reggae e a un cantato ondeggiante tra soul ardente e lirica malinconica. Coming back svolta verso un tango anomalo che sfoggia una cura certosina per gli arrangiamenti orchestrali e la gran classe delle doti canore del giovine.
Quando parte Thanks for your time è quasi impossibile non pensare che qualcuno si sia sbagliato nel mixaggio e abbia inavvertitamente inserito un brano uscito da mtv: il pezzo è infatti l’episodio più mainstream del disco e potrebbe tranquillamente essere scambiato per un hip-hop di Justin Timberlake (di cui Gotye segue qui il falsetto sensuale) magari accompagnato da un Beck particolarmente ispirato nell’utilizzo di inserti digitali e suoni d’ambiente. La black-disco di Learnalilgivinanlovin è invece il gioiellino più groove dell’album e merita di essere ballata spudoratamente accompagnandola alla produzione più intrigante di Gnarls Barkley.
E si va avanti così fino alla fine, senza un canovaccio fisso ma lasciando spazio all’eterogenea ispirazione di Gotye, che prosegue ottimamente con Puzzle with a Piece Missing (tra reggae e trip-hop in un mix a cinque stelle) e Distinctive Sound (un giocoso e sapiente caleidoscopio di suoni alla Morricone fluttuanti su una base trip-hop). Il finale è teso al recupero di un pop ‘80s con Seven Hours with a Backseat Driver (appassionante elettro-pop a tinte tragico-romantiche che precipita in un clima plumbeo tra il New Romantics e il dark) e Night Drive (synth-pop per la verità un po’ opaco).
Si prova a riflettere su quali giovani autori possano essere accomunati a Gotye e si fa fatica a trovare paragoni accettabili. Forse per talento si può pensare a Patrick Wolf. Ma per poliedricità e maturità compositiva bisogna tornare indietro nel tempo, magari recuperando i periodi dorati di Moby e Beck. In ogni caso una grande scoperta che merita di essere diffusa strenuamente tra gli amanti della Musica.
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