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R Recensione

8/10

John Grant

Queen of Denmark

La felicità è preda semplice.

Tranquilli, non mi lancerò in supponenti o pioneristiche discussioni su come cercarla: lascio volentieri la palla a Muccino. So per certo che ognuno di noi ha in mente una ben precisa idea di privatissima felicità; altrettanto probabilmente, siamo tutti in grado di coglierla nelle piccole cose. Nel mio caso basta una voce profonda, una buona amalgama chitarra-piano e qualche testo interessante. Non cerco la Luna, mi accontento di fuggevoli meteore.

E questo John Grant è davvero solo una meteora? Solo il tempo potrà dircelo. Certo è che l'americano (di Denver) aveva già dato prova di talento insieme ai Czars fin dal 1996; una band particolare, che era riuscita nell'assurda impresa di coniugare violenze shoegaze e ballate country-folk. L'esperienza, dunque, non gli manca; semmai un po' di successo e un vero riconoscimento da parte della critica; che poi, tra l'altro, come dice giustamente il nostro Biasio: "anche l'opera (musicale) più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale", per cui...

Comunque, il caro Grant ha deciso di riprovarci da solista. La sua creazione, "Queen of Denmark", è un trionfo di languido cantautorato: ora cesellato al riverbero folkeggiante ("TC and Honeybear"), ora costruito secondo accordi e melodie al fil di prog ("I Wanna Go to Marz"), ora isolato in una bellissima dimensione da lenta ballata classico-romantica ("Where Dreams Go to Die"); un trio iniziale notevole, dal caldo retrogusto erotico-vintage, e ispessito di una forte vena narrativa e testuale ("Baby, you are where dreams go to die / and I regret the day your lovely carcass caught my eyes / Baby, you are where dreams go to die / and I've got the get away I don't want to but I've to try, oh baby..."). Ma non è tutta acqua di rose quella che gorgoglia. Trovano spazio anche brani puntati verso un'ironia nera Alien(ante), è proprio il caso di dirlo ("And I feel just like Sigourney Weaver / when she had to kill those aliens..."), più leggeri negli arrangiamenti e vicini tanto a un pop disimpegnato ("Sigourney Weaver") quanto a un rag-time sincopato di piano e trombe ("Silver Platter Club").

L'ex leader dei Czars prosegue la sua piccola marcia autocommiserativa, perché questo è lo stato d'animo che traspare nell'intero album, seguendo tracce synth-seventies-pop, malinconicamente glo-fi nella bellissima digressione finale ("It's Easier") e suggestivamente Emerson Lake & Palmer nel proto-progressive di sottofondo ("Outer Space").

Camaleonte antropomorfo che non è altro, riesce a cambiare pelle in pochi istanti trasformandosi all'occorrenza in un eccezionale cantastorie socialmente (non) impegnato, trattando temi difficili come il disagio di un giovane omosessuale nel bigottismo straripante dell'oggi-bastardo con dissacrante e sarcastica pulsione interpretativa ("'cos Jesus / he hates faggots, son / we told you that when you were young" di "JC Hates Faggots"). Perso ancora una volta nell'unica "costante" che lega questi tutti i brani, gli anni Settanta, s'inginocchia alla corte di Re Elton John cullandoci in un dolce e melanconico piano-pop d'altri tempi ("Caramel").

Così sembra salutarci Grant, con una tenera ninna-nanna. Ma dobbiamo ricrederci: non la meritiamo. Noi piccoli creduloni. Noi filosofi. Noi intellettualoidi. Noi ancora persi in fantasmagoriche teorie esistenziali. Il vomito amaro rock di Grant ci saluta, altroché.

"Don't know what to want from this world / I really don't know what to want from this world / I don't know what it is you wouldn't want from me / You have no right to want anything from me at all / Why don't you take it out on somebody else? / Why don't you tell somebody else that they're selfish? / Weepy coward and pathetic..."

"So Jesus hasn't come in here to pick you up / You'll still be sitting here ten years from now / You're just a sucker but we'll see who gets the last laugh / Who knows, maybe you'll be the next queen of Denmark " ("Queen of Denmark")

Noi immaginarie regine di Danimarca...

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 32 voti.

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tramblogy (ha votato 10 questo disco) alle 0:46 del 23 settembre 2010 ha scritto:

io ascolto solo sigourney weaver...per un'unica ragione!!

lev (ha votato 9 questo disco) alle 7:06 del 23 settembre 2010 ha scritto:

ooohhh, finalmente! bravo filippo.

gull (ha votato 7 questo disco) alle 10:20 del 23 settembre 2010 ha scritto:

Bella Filippo!

Questo disco necessita di parecchi ascolti affinché si riesca ad entrarci davvero dentro (almeno per me è così, non l'ho ancora del tutto assimilato).

All'apparenza semplice e diretto, in realtà ha un'anima ben più complessa, complicata, contorta.

Si percepisce netto e chiaro un certo disagio interiore.

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 11:33 del 23 settembre 2010 ha scritto:

la copertina di questo disco ha un non sò che di inquietante...

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 12:59 del 23 settembre 2010 ha scritto:

Di un'intensità unica questo album che spazia davvero tra mille coordinate musicali. E poi una voce incerdibilmente drammatica. In questo commento volevo scriverci i brani preferiti, ma come faccio? Mi piacciono tutti (solo il 5 e l'11, un po' meno). Allora, dai, cito solo "Queen of Denmark" - la titletrack - che mi ha messo i brividi la prima volta che l'ho ascoltata e continua a farmi lo stesso effetto ad ogni ascolto.

Fil, che dirti? Sei stato davvero grande... qui!

8 pieno al disco e al recensore

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 16:25 del 19 gennaio 2011 ha scritto:

Bello davvero, poi lui ha una voce penetrante, drammatica ma non troppo cupa. In alcuni pezzi si respira aria di 70.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 15:33 del 28 febbraio 2011 ha scritto:

Una tracklist varia e senza punti deboli, superba l'interpretazione canora (bellissima e molto duttile la voce) ed ottimo anche l'accompagnamento strumentale. Come dice Gull è un'opera "all'apparenza semplice e diretta, ma con un'anima ben più complessa".

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 10:38 del 28 marzo 2011 ha scritto:

Per quanto possa interessare, nelle mia top five 2010. Magnifico!

tramblogy (ha votato 10 questo disco) alle 19:25 del 15 aprile 2011 ha scritto:

Martedì in pole position!!con la mia nostromo....

nebraska82 (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:08 del 28 aprile 2014 ha scritto:

Riascoltato ieri, davvero piacevole e ha superato la prova dell'hype di qualche anno fa.

ThirdEye (ha votato 6,5 questo disco) alle 18:24 del 30 aprile 2014 ha scritto:

Bel disco. Non mi fa strappare i capelli, ma "Sigourney Weaver" è bellissima. E la title-track in chiusura è da brividi