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R Recensione

9/10

Claudio Lolli

Ho Visto Anche Degli Zingari Felici

Claudio Lolli è un po' Nanni Moretti in versione chansonnier (e sfigata, almeno dal punto di vista della visibilità e del successo economico; ma forse anche per la verve, più grigia, più depressa, meno brillante-arrogante).

Nanni è per inerzia il regista della mia vita, e quindi il paragone non lo propongo a caso: entrambi sono etichettati, anzi impacchettati come simboli di una sinistra alternativa, snob, certo colta – questo sì – ma anche decisamente antipatica. Roba per vecchi reduci, insomma: roba autoreferenziale per pasionari.

Trattasi di male tutto italico: pensiamo che l'orientamento politico depotenzi il valore della musica (e delle parole), quando invece riflettere, schierarsi, prendere posizione, ancorché si tratti di atteggiamenti oggi demodè, è sintomo di intelligenza. "Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?", chiedeva Gaber, e Lolli / Moretti sono fra i pochi che possono rispondere "".

Trattasi di male italico anche perché confonde, sovrappone idee e propaganda: tutti gli schieramenti politici (specie quello di Lolli) pullulano di gruppi appesantiti da uno sgradevole bagaglio para-ideologico, che suonano come megafoni dell'elettore, anzi dell'uomo medio con la tessera di partito in tasca. Gruppi senza nulla da dire, per farla breve: rassicuranti e vuoti. Questo però non significa che mettere sotto i riflettori – attraverso lo sguardo (dis)incantato della persona, che rimane il fulcro di tutto - i rapporti sociali e la storia sia un errore o qualcosa che nulla ha a che vedere con l'Arte (termine che, personalmente, sopporto sempre meno). Il personale è politico, diceva qualcuno, e io replico che l'arte che si occupa anche di politica, quando è illuminata dalla persona, può essere meravigliosa.

Arrivo al dunque: Claudio Lolli mi è entrato nelle vene molto presto, perché non a tutti capita di avere un vecchio che ti mette nel lettore le sue musicassette sin da quando sei in fasce, raccontandoti aneddoti, mettendoti in mano possibili chiavi di lettura, scovando in mezzo al suo pessimismo cosmico ("Un bel mattino ci sveglieremo e capiremo che siamo morti. O che non siamo ancora nati e non nasceremo mai") lampi di speranza, bagliori che saprebbero scaldare di gioia la porta di un carcere.

Lolli non è propriamente l'autore da mettere su alle feste delle scuole superiori (e io ci ho provato eh), eppure è (copyright del vecchio) il poeta laureato della canzone di protesta.

L'archetipo del cantautore impegnato anni '70, forse, ma anche il musicista più atipico e più coraggioso. I suoi testi sono letteratura, ecco, e sono in pochi a potersi fregiare del titolo senza puzzare di accademismo o di noia mortale: sono letteratura vera, perché sono straordinari in termini strutturali, per l'uso sapiente della musicalità delle parole, per l'uso intelligente della figura retorica, per la facilità immaginifica; sono letteratura perché sono di una purezza disarmante, e sanno mescolare come nessun altro società e umanità ("Disoccupate le strade dai sogni", ma anche "Ti ricordi Michel dei nostri soldatini morti?").

Lolli rimane un passo indietro rispetto allo stile forbito dei monologhi infuocati di Guccini, e rispetto a De André è meno cantastorie, più arioso, più imprevedibile forse (chi si aspetta da lui una dedica al grandissimo Gilles Villeneuve?). Lolli non è neppure ironico e spavaldo come Gaber, e infatti non sempre è facile seguire il filo dei suoi brani e dei suoi pensieri, dal punto di vista lirico: Lolli, nei momenti migliori, è un pittore astratto che usa le parole per metterti sotto gli occhi quello che ha dentro ("è vero che il giorno sapeva di sporco"...dalla inclassificabile "Incubo Numero Zero"); siede sul palco accanto agli altri antagonisti, ma rimane in posizione defilata, e non lo puoi rinchiudere, banalizzare ("O per quale libertà? Non ci siamo scontrati ieri senza cena giovani", si chiede amaro in "Tien An Men"). Claudio Lolli è pensoso e supino, ma volta molto in alto.

"Ho Visto Anche Degli Zingari Felici" è un po' "Ecce Bombo" nel suo rovesciamo simmetrico: Lolli non ha il lucido cinismo autocritico del giovane Nanni. Claudio sogna ancora, e la sua musica si gonfia e respira con lui: il lavoro, pubblicato nel 1976, è l'apoteosi e insieme il canto del cigno di un'epoca (quella della gioventù protagonista, più di ogni altra cosa), che, con tutte le sue contraddizioni e i suoi estremismi, rimane liberatoria e rivoluzionaria.

Claudio è la parte migliore di quell'epoca, lontano da ogni violenza, da ogni degenerazione destinata a finire sepolta sotto qualche bomba (lo straordinario atto d'accusa di "Agosto" in tal senso è il momento più alto).

Claudio è Nanni perché, sotto la maschera scostante, nasconde l'intelligenza, la passione e le visioni dei Giganti. Nanni rompe in due la tua anima come pochi altri, forse nessuno, senza risultare gratuito né sgradevole ("La Messa è Finita", "Bianca", forse anche "La Stanza del Figlio"). Paradossalmente, ti ribalta quando non parla direttamente della politica e dei suoi personaggi, ma quando lascia intuire.

Claudio fa lo stesso, ma con più candore: sembra di vedere il suo cuore che gronda sangue, la sua dolcezza disegnata in mezzo al cielo.

I testi sono letteratura, dicevo, perché parlano di vita, e non di politica, eppure sono pregni di Storia: la title-track si contende sino alla linea del traguardo la palma di massima canzone italiana di sempre, per quanto mi riguarda.

Da ogni punto di vista: consta di due pezzi, supera i dieci minuti (echi del recente break progressivo), infila solo di sassofono che segnano la continuità con il fresco movimento jazz italiano (qui suo portavoce è il grande Danilo Tomasetta, multistrumentista di valore). E infila molto altro: reintepreta liberamente un certo Peter Weiss e il suo fantoccio lusitano, confezionando il più toccante atto d'accusa contro il colonialismo sotto forma di commossa rivendicazione. Richiama un oscuro film jugoslavo nel titolo, celebrando come zingari felici i figli migliori dell'eversione sessantottina. Il testo è fra le cose più straordinarie che vi possano capitare fra le mani, e le lunghe e complesse trame strumentali, frutto per la verità più del certosino lavoro dei prestigiosi collaboratori, sono il fiore all'occhiello che trasforma la dedica agli zingari felici nell'anello di congiunzione fra le ambizioni jazz e progressive della musica italiana e l'impegno della canzone d'autore (ma sempre sui generis: nessuno parlerà mai più di poeti che aprono la finestra sbagliata).

Ogni brani fa storia a sé: la lucida tirata di "Agosto", che evoca la strage dell'Italicus (vissuta sulla pelle da Lolli e fidanzata in partenza per le vacanze), è tagliente e mirata ("Nulla è cambiato da quel quarto piano in Questura/ Da quella finestra": come non pensare alla fine atroce del ferroviere Pinelli). "Primo Maggio di Festa" incarna al meglio la sua fluida fusione di personale e politico: la melodia cristallina e tenerissima, la chitarra acustica e i morbidi solo di sax fanno da sfondo a un testo relativamente semplice che si colloca fra i momenti più toccanti della sua carriera ("Che sapore di morte oggi dal Vietnam/ O forse è mio padre, mi confondo"), impareggiabile commistione di vita e di pensiero, di ambizioni social-terzomondiste e di relazioni personali a pezzi.

Il capolavoro assoluto è però la romantica "Anna di Francia", geniale inno all'amore che aggira ogni sciovolone sulle classiche dinamiche del rapporto di coppia, ("Per questa volta almeno sarò la tua libertà"), con tanto di bordata rivolta contro i sofismi astrusi in cui ha il demerito di scadere una certa Intelligencija (“E Luigi Nono è un coglione”). La sua struttura bifasica (lunghissima e solenne la parte uno, brillante e vitale la seconda) è pura celebrazione progressiva.

Piazza Bella Piazza” torna a occuparsi del clima cupo degli anni di piombo, e non risparmia frecciate al veleno a personaggi di spicco (il presidente Leone).

Concludo: raramente la canzone d'autore tricolore tornerà a sondare cieli tanto limpidi e azzurri. Come dicevo: Lolli è cupo ("E' vero, che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua") e fatalista (“Stavo già aspettando Godot”), ma vola molto, molto in alto.

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REBBY 9/10
B-B-B 9/10
zagor 8/10

C Commenti

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Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 10:42 del 21 aprile 2015 ha scritto:

Applausi a scena aperta. Disco ancora fresco ed attuale. Una goduria per le orecchie e l'anima. Il parallelo con Nanni Moretti è perfetto. Bravissimo Francesco, complimenti sinceri.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 14:23 del 21 aprile 2015 ha scritto:

Ho pensato a questo album domenica scorsa mentre attraversavo di corso Piazza Maggiore a Bologna ( canticchiando piazza bella piazza sta passando una lepre pazza eheh). Uno dei miei dischi preferiti usciti nel 1976 (visto live a Bozzolo durante la tournée di presentazione di quest'opera).

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 15:40 del 21 aprile 2015 ha scritto:

... se non lo dico io sono certo che non sarà detto da altri ...

... una calda sera dell'estate 2003 a Crotone ho visto e ascoltato "gli zingari felici" cantati da Lolli e dal Parto delle Nuvole Pesanti con nuovi e personalissimi arrangiamenti curati dal gruppo calabrese ... la proposta si trasformò in un tour peninsulare, Crotone fu appunto la prima tappa, e in autunno diventò un disco live in cui gli zingari ritrovarono nuova verve e altri motivi per essere ancora più felici di prima ... ascoltare per credere.

N.B. Se anche Lolli e gli zingari sono riusciti ad entrare in SdM, significa che il livello generale di "tolleranza" si sta alzando e anche il recensore si consente delle distrazioni di classe insperata ... e poi il Buffoli non finirà mai di sorprendere ... spero solo che non abbia ascoltato il disco da me citato e al quale assegno un meritato 9,5.

FrancescoB, autore, alle 15:55 del 21 aprile 2015 ha scritto:

Beh Storia è La tolleranza, non serviva certo il mio monologo da figlio di un intellettuale sinistroide per confermare la cosa ))

Felice comunque che questo capolavoro trovi largo consenso, per me si tratta di disco fra i più poetici e intensi in assoluto, e credo appunto di trovarci i testi italiani migliori in assoluto, di certo i miei preferiti.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 16:47 del 21 aprile 2015 ha scritto:

... certo che sì ... sono stato tollerato pure io ed è la prova del nove!

Il mio riferimento era al genere musicale datato ma "patrimonio dell'umanità" che difficilmente trova spazio in una bacheca monopolizzata dalle novità dell'ultima ora e spesso "appannaggio di nicchia" ...

P.S. ... hai nicchiato su Ho Visto Anche Degli Zingari Felici 2.0 ... ti propongo l'Albana per ... Voltarelli ... !

Utente non più registrato alle 20:20 del 22 aprile 2015 ha scritto:

Tollerato?!?!...per educazione e rispetto sei sicuramente uno dei migliori...

Ottimo ripescaggio.

FrancescoB, autore, alle 20:30 del 21 aprile 2015 ha scritto:

Eh ho glissato perché ignoro

Qual è il vostro pezzo preferito?

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 10:54 del 22 aprile 2015 ha scritto:

... il "nostro" pezzo preferito è l'intero disco che (hai detto benissimo) "è pura celebrazione progressiva" e vi si respira aria di concept album come da tradizione dell'epoca ... se poi mi costringi sottoscrivo in toto la tua recensione che indica in Anna di Francia la punta più alta della poetica lolliana ... effettivamente è la più bella dichiarazione d'amore e di rispetto nei confronti della donna e del mondo femminile che sia mai stata scritta dalla mano di un uomo coerente e consapevole.

P.S. ... solitum!

... glissare non è da recensore solerte quale sei ... devi provvedere!

... ti sei "guadagnato" la terza segnalazione musicale.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 11:22 del 23 aprile 2015 ha scritto:

... che dici ... meriterei una vacanza premio a Carroponte??!!

Utente non più registrato alle 12:58 del 23 aprile 2015 ha scritto:

Potrebbe essere un'idea...prima o poi torno anch'io...

Utente non più registrato alle 20:10 del 23 aprile 2015 ha scritto:

prooova...

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 21:22 del 23 aprile 2015 ha scritto:

Pane al Pane e Lolli a Lolli, bello, ma in questo caso, a differenza delle Nuvole pesanti, mi sfugge il nesso. Puoi spiegarlo?

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 23:25 del 23 aprile 2015 ha scritto:

...REBBY, scusa se mi intrometto ancora una volta, ma VDGG ha voluto per un attimo fare il Costanzo senza prevedere che tu avresti fatto puntualmente il Carmelo (per) Bene ... !

... tu non vuoi che si abbassi il livello generale di tolleranza, vero?

Utente non più registrato alle 23:36 del 23 aprile 2015 ha scritto:

perspicace ed ironico

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 1:13 del 24 aprile 2015 ha scritto:

Ah, era pubblicità progressive ghgh grazie per la delucidazione.

Hai visto, sei sopportato e supportato, cosa vuoi di più dalla vita?

Utente non più registrato alle 9:37 del 24 aprile 2015 ha scritto:

Ti sopporto senza supportarti e cosa vuoi dalla vita lo sai solo tu...ghgh (immancabile)

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 11:02 del 24 aprile 2015 ha scritto:

Esatto.

Utente non più registrato alle 15:15 del 24 aprile 2015 ha scritto:

Mmmmaaaah?!?!?!vabbè......

Ciao Giusè alla prossima

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 2:52 del 24 aprile 2015 ha scritto:

... vorrei tanto le caramelle Dufour ... ma non le fanno più!

Ricordi piacevano anche a te con e senza pubblicità ... eheh ...

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 11:36 del 21 febbraio 2017 ha scritto:

Nel giorno in cui si potrebbero vedere ancora degli zingari felici e divisi ... e per riproporre una delle più apprezzate recensioni di Buffoli ... da me e da Anna che non ama la mimosa.

FrancescoB, autore, alle 19:01 del 21 febbraio 2017 ha scritto:

Giuseppe purtroppo "È vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua."

Cioè era vero ai tempi del giovane Lolli e lo è ancora oggi.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 11:36 del 22 febbraio 2017 ha scritto:

Lolli è cupo, Lolli è fatalista ... in trilogia aggiungerei Lolli è profetico ... a risentirla stamattina sembra una rassegna stampa da brividi di stagione.

P.S. ... meglio non evocare "Aspettando Godot" e sperare in una California Dreamin' ...

All the leaves are brown (all the leaves are brown) – Tutte le foglie sono marrone

and the sky is gray (and the sky is gray) – e il cielo è grigio

I’ve been for a walk (I’ve been for a walk) – Sono stato a fare una passeggiata

on a winter’s day (on a winter’s day) – in un giorno d’inverno

I’d be safe and warm (I’d be safe and warm) – Sarei sicuro e al caldo

if i was in L.A. (if I was in L.A.) – se fossi stato a Los Angeles

California Dreaming (California dreamin’) – Sognando la California

on such a winter’s day! – in una giornata così d’inverno!

Stopped in to a church I passed along the way – Mi sono fermato in una chiesa lungo la strada

Well, I got down on my knees (got down on my knees) – Beh, mi sono messo in ginocchio

and I pretend to pray (I pretend to pray) – e ho finto di pregare

you know the preacher likes the cold (preacher likes the cold) – sai che al predicatore piace il freddo

He knows I’m gonna stay (knows I’m gonna stay) – sapeva che sarei rimasto

California Dreaming (California dreamin’) – Sognando la California

on such a winter’s day! – in una giornata così d’inverno!

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 11:27 del 2 marzo 2017 ha scritto:

Tutti cercano Michel ...

... che Lolli fosse di estrema attualità l'ho sempre saputo ma non immaginavo fino a questo punto!

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 22:24 del 17 agosto 2018 ha scritto:

... è morto Claudio Lolli e stasera mi toccherà riascoltare tutte le cose belle che ha scritto per me ...

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 0:35 del 18 agosto 2018 ha scritto:

era destino che dovesse andarsene nel mese cui ha dedicato uno dei suoi pezzi migliori, rip

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 0:37 del 18 agosto 2018 ha scritto:

pezzo che tra l'altro in questi giorni è ancora tristemente attuale

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 9:05 del 18 agosto 2018 ha scritto:

The Day After

... forse oggi, alla luce di un giorno diverso, questa poesia trova la sua giusta dimensione ...

Claudio, sapessi

quanta malinconia

nell'attacco arioso del sax

quanta via

fatta dagli anni della nostalgia

quanta vita

riemersa ma vaga

una sola fitta strana

uno struggimento

nel movimento ampio del sax

che risoffia la sua fiammata

e riapre la ferita d'ogni giornata.

Claudio, sapessi

verso il mare

mentre il passo trasale

e i brividi

arrivano ai denti

come la canzone dei tuoi zingari

che suona più nel petto che nel sole

come i lividi

il languore e lo smarrimento

che risuona dentro

nel solco del cuore.

Claudio, quello non fu

il sogno di un momento

e fu l'amore

fu il sogno vero

fu il vento

di cambiare con la testa

il cuore la gioia

di fare della gioventù un portento.

No, venuta su in mezzo alle bombe

generazione

contro il muro dei padri schiantata

educata a un dolore senza amore

a sparare nello specchio

aizzata

per una giustizia di strada sbarrata.

non fosti

il sogno di un momento

generazione.

Claudio, sapessi

quanta malinconia

nel sax

che risoffia la sua fiammata

e riapre la ferita d'ogni giornata

per quegli anni già pieni d'energia

per la speranza comune a ogni cuore

che risuona più nel petto che nel sole

come i lividi, il languore e lo smarrimento

stracciata nel vento col suo amore.

Claudio, ricanta la nostra canzone

FrancescoB, autore, alle 17:46 del 20 agosto 2018 ha scritto:

Sono in lutto da giorni, speriamo almeno che Claudio abbia trovato il buon Godot da qualche parte.

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 13:27 del 21 agosto 2018 ha scritto:

o magari ritroverà l'amico Michel ....comunque complimenti per la recensione, una delle migliori che abbia mai letto su Claudione.

FrancescoB, autore, alle 20:09 del 23 agosto 2018 ha scritto:

Grazie, sempre troppo generoso con me. La mia più che una recensione era un atto d'amore in ogni caso. La sparo: uno dei più grandi poeti italiani del '900.