Alessandro Fiori
Attento A Me Stesso
Che Alessandro Fiori fosse autore e musicista di grande levatura lo si sapeva già. I noti Mariposa a parte, la collaborazione con Marco Parente in “Betti Barsantini” e con Asso Stefana in “Assodifiori” ne avevano dato ampie conferme. Mancava all’appello un disco solista, alla sua maniera, semplice e al contempo ricercato. Ecco dunque “Attento a me stesso”, un lavoro che colma magnificamente quello spazio, regalandoci un altro volto di Fiori, più personale, più nudo. Come ad un festival folk, la luce che si proietta sul palcoscenico è una soltanto e va dritta al centro, ad illuminare Fiori e il suo stile di cantautore moderno che riesce a coniugare una scrittura cruda, essenziale e al contempo poetica e visionaria. “Attento a me stesso” è un disco che descrive la consapevolezza che la morte è in essere senza sorpresa – qualcosa che c’è non ha da arrivare – e riflette sull’interrelazione tra abbandono e resistenza attraverso una curiosità e un’arguzia lirica che ben si coniugano ad uno stile musicale assai originale e inconfondibile fin dai primi ascolti.
Non c’è vittoria (“Fuori Piove”, “Lungomare”), la sconfitta è condizione di perenne disincanto (“Abbandono”, “Labbra Fredde”) o ricordo che rende uniche le particolari sofferenze (“Resistenza”, “La Vasca”). “Idrocarburi”, estensione del tema de “La Luna Ha Molto Tempo Da Buttare”, brano contenuto nell’EP dei Mariposa “Suzuki Bazuki” del 2004, fa da prologo al disco che nel poker formato da “Lungomare”, “La Vasca”, “Fuori Piove”, “2 Cowboy Per Un Parcheggio” si misura con il quotidiano, con la vasca sita davanti alla stazione di Arezzo che bagna la chimera etrusca, e con riflessioni sul mondo musicale (“tu riposa un po’ mentre faccio il borderò”). “Senza le dita” è il pezzo migliore dell’album. Ridotto musicalmente all’osso, si apre sull’inciso dando sfogo a tutto il sentimento di solitudine, amarezza e a una disperata ricerca di qualcosa che non c’è. “Lucyfer Wash” è una preghiera, una disperata richiesta d’aiuto nel climax della vulnerabilità, la minaccia della pazzia, la fine di tutto. Chiude il disco “Trenino a Cherosene”, chiusura naif in tonalità pasoliniana.
In “Attento A Me Stesso” Fiori coniuga abilmente le sue varie attitudini artistiche, dipingendo note poetiche che si bagnano di filosofico. È una novità assoluta perché lo fa con un piglio inedito, tagliente e che ha in Battiato soltanto un lontano parente. Asso Stefana lo supporta nel completare l’opera, nell’aiutarlo a trovare quel classico accordo che risolve tutto, nel sistemare al posto giusto anche l’ultimo pezzo di puzzle.
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