R Recensione

6,5/10

Alia

Ària

Superba sera. Dentro la sua brace

vibra una melodia, il vento la sperde

 

(Georg Heym, I battelli sull’Havel)

 

 

Nel fuoco della sera il vento sperde una melodia, sperde i fiori. Fiori gialli, nel prato, nella brezza, che decorano (o abbandonano) la purpurea veste della ragazza in copertina, mentre piegata, di spalle, lei cammina - o chissà corre - ammirando colline lontane, il cielo plumbeo e sconsolante. Ogni fiore è un ricordo, un rimando, un brandello di poesia. Ària è il ripiegamento su se stessi, ritorno all’intimismo, contemplazione estatica degli anfratti bui e nascosti dell’anima: lo scavo dissotterra versi, che narrano vita propria e vita altrui, custodendo le suggestioni in cinque brani, in cinque gialli petali di un fiore. Forse una calathea.

Àlia non è che l’appellativo dietro il quale si cela Alessandro Curcio, bergamasco trentaseienne che imbraccia la chitarra ed esordisce in punta di piedi, assistito dalla sapienza di Giuliano Dottori (Amor Fou). Eleganza e delicatezza pendono verso un gradevole e rilassante chill out che si incastra con tendenze classicamente pop, dove la voce gentile palesa una matura scrittura dei testi, che costantemente ricerca una sintesi, un'immagine, suggerisce un concetto, non lo impone. Manciate di accordi elettrici (che evitano una tipica impostazione folk), effetti sapientemente misurati e fraseggi di pianoforte aiutano a riempire i vuoti, eludendo eccessive scarnificazioni, in un'atmosfera distesa e di pura calma. L’esito, Ària, è un lavoro corto, ma omogeneo e già riconoscibile: non un’accozzaglia variegata, ma un fluire conforme, scandito peraltro da fini citazioni letterarie, a celebrare la poesia, la letteratura, la mano che solitaria suona e scrive, rompe l'isolamento.

Lana apre l’EP in modo forte e diretto, con coltellate di pianoforte, dilatazioni corali e acute allusioni a Celan, in un ritmo deciso che andrà smarrendosi nelle canzoni seguenti, più sfoltite. Calathea, l’episodio migliore, rimanda alla sempreverde pianta tropicale, che necessita di alte temperature; ma le sue foglie si accartocciano, la calathea muore, raffreddata da un amore che si spegne lentamente (“anche stavolta ho fatto del mio meglio”, “lo sapevo, non poteva funzionare”), in un sottofondo vagamente orientale ed onirico. Erri è un riferimento per nulla velato allo scrittore De Luca: stavolta apre bocca anche Dottori, in un pezzo leggero, armonico, cadenzato.

Eleonora è l'omaggio sentito alla storia d'amore tra D'Annunzio e la Duse (“ti percepisco ancora / in queste stanze / Eleonora”), costruito inizialmente su trame noir che piano si schiariscono, nelle liriche (“Io non ho avuto paura / perché tu sarai sempre mia”) e nelle divagazioni della tromba. Heym, infine, chiude l'EP, nel ripetuto giro di accordi che riporta alla memoria proprio Georg Heym, poeta berlinese scomparso tragicamente a soli venticinque anni, nel tentativo di salvare un amico che stava annegando nel fiume Havel, ghiacciato (“Cento anni fa una lastra di ghiaccio / Ti inabissò / Ma ora quel ghiaccio è una teca / La tua poesia - il relitto”). Ancora la tromba s'insinua, una parlata tedesca, un finale quasi floydiano, mentre i battelli solcano il fiume, nella superba sera che sperde fiori e melodie.

Ària, un debutto, è - si spera - il preambolo di un percorso che avrà un domani, fumo durevole dei battelli, e non vapore breve, evanescente. Un percorso, dunque, capace di adattarsi "al continuo mutare dei venti, delle correnti", per sbocciare ancora, in altri gialli petali. Della calathea, forse, che vuole fuoco, amore, poesia. Per schiudersi, splendidamente vivere. 

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

alia alle 10:05 del 22 febbraio 2013 ha scritto:

GRAZIE! L'EP è scaricabile gratuitamente all'indirizzo: alia.bandcamp.com