V Video

R Recensione

9/10

Edda

Semper Biot

Un disco è un quadro: lo ascolti e ci vedi un acquerello di Monet, un’opera concettuale di Kandinsky, gli strazi dorati di Munch. Un disco è un viaggio: i ghiacci d’Islanda, i grattacieli di New York, la campagna toscana. Un disco è una storia: consumata tra i carrugi di De Andrè, gli emigranti di Gaetano, il baretto di Gaber. Un disco racconta il presente, il passato, il futuro, nei suoni, nelle parole, negli arrangiamenti, un disco ti parla di casa, o ti spara lontano dal mondo… E poi arriva un disco come Semper Biot di Edda, che non è niente di tutto questo.

Stefano “Edda” Rampoldi a inizio anni ’90 era il frontman di una delle band più importanti (e sottovalutate) che la storia del rock italiano abbia conosciuto, i Ritmo Tribale. Molti musicisti italiani (Afterhours in cima al gruppo) senza i Ritmo Tribale oggi, probabilmente, non esisterebbero, o esisterebbero in modo molto diverso. Edda, leader egocentrico, animale da palcoscenico, dopo anni a ringhiare in giro per l’Italia, scioglie il gruppo (andato avanti un solo disco senza di lui) e, letteralmente, scompare. A posteriori, veniamo a conoscenza della sua vita in India, dell’incontro con la religione Hare Krishna , della tossicodipendenza violentemente superata, del suo nuovo lavoro da operaio (tuttora) in quel di Milano. La lunga chioma non c’è più, la svampita presenza scenica ha lasciato il posto a una timidezza saggia, ad un’umiltà fuori dal mondo. È tornato, Edda, per quanto non è dato saperlo, con un album scritto a quattro mani con Walter Somà, prodotto da Taketo Gohara, suonato con Andrea Rabuffetti e alcuni ospiti, tra cui Mauro Pagani e il suo violino. Fine dei convenevoli, a voi il disco.

Una copertina cartonata, di un pallido beige, un miserabile topastro violetto e la sua ombra, null’altro. Questo disco è una scatola vitrea, e dentro c’è un uomo, colto impreparato, rannicchiato testa tra le gambe, nella sua nuda cristallina intimità. Rigirando la scatola tra le mani il destino è ineluttabile: ogni neo, ogni ruga, ogni ferita sono all’esposta mercé del mondo, proprietario inadeguato del suo corpo, della sua anima. Sono entrato in punta di piedi a contatto con Semper Biot, e la sensazione che ciascun ascolto mi ha lasciato è stata sempre diversa, ma sempre più forte. Ogni frequentazione mi restituisce il timore reale, tangibile, che stia in qualche modo violando quell’intimità, tanto in primo piano, quanto senza difese. Timore di arrivare davvero a comprendere, di restare abbagliato da un flash repentino nell’oscurità brumosa di un vicolo cieco.

Ho paura, oltre che difficoltà, di sembrare inadeguato: Pirandello affermava che non si può raccontare l’infinito, si finirebbe per finirlo. E mi sono perduto tante di quelle volte in Semper Biot (letteralmente “Sempre Nudo”) che ne sono rimasto intrappolato, dentro quest’album, invischiato e compenetrato al punto che non sono capace di raccontarlo. Dovrei uscire da me, e guardarmi annegare, per darvi un’idea chiara di cosa c’è in questi solchi. Edda deve aver avuto la stessa sensazione. Esce da sé stesso e diventa donna, si scruta, si giudica. Non si guarda allo specchio. Si guarda, e basta.

Assume irrilevante importanza descrivere queste canzoni una per una, dire che in tutte sovrasta la chitarra lieve pizzicata di tanto in tanto, la voce belante dalla gola piena di carta di Edda, e poco altro. Non m’importa dirvi che Io e Te parla di un uomo disintegrato da un rapporto violento, con quel violino di Pagani che entra proprio al momento giusto e urla d’agonia. Che senso può avere citarvi l’ironia malata di Milano, l’impenetrabile poesia di Scamarcio, con il pianoforte sfiorato, “giù come un sospiro in fondo al mio piede”? Non crediate che vi servirà a non piangere raccontarvi la sincerità luminosa de L’Innamorato, perché “non c’è rimedio” alla passione cieca di un uomo col cuore in mano. La ninna nanna adulta di Snigdelina, dolcezza di un carillon annaspante nel torbido, l’immaginifica Yogini (“sei tu l’anale dei sogni miei”), la delicatezza paradossale di Amare Te (“essere Dio è una cosa facile, prova tu a fare il mio di mestiere”), tutte cicatrici di cui non vi confesserò.

Si infiamma il ritornello nella disarmante inadeguatezza di Bella Come La Luna, così come lo sfogo della bellissima, accecante Organza, ovvero il rapporto conflittuale con un Dio imperfetto. Sacro e profano continuano a osteggiarsi negli sciami elettrici in feedback che infestano Fango di Dio, e nel minimalismo dell’ironica Hey Suorina. Infine, un tuffo al cuore: Per Semper Biot è il manifesto di una poetica lieve, polverosa, eppure disarmante, una filastrocca in milanese che posta in chiusura fa emozionare, e sospirare, da quanto è bella, sincera, intima.

Faccio ammenda per il mio tentativo sbilenco di riassumere in due righe blasfeme un disco inenarrabile, che è uomo, donna, dio, albero, pietra. Un disco che va oltre i concetti, i paragoni, le canzoni stesse, perché vive tutto insieme, mutilandosi, contraddicendosi, incarnando paure, bisogni, volontà, dispiaceri. . Quel “Lo sai…” con cui si apre vi contorcerà le budella, paralizzerà la lingua, vi gelerà la pelle, turberà il sonno… per lunghi indimenticabili attimi. Poco mi serve leggere che la voce di Edda ricorda una Carmen Consoli isterica sopra la media, che ne paragoneresti lo stile all’ultimo Vasco Brondi, la passionalità a Dente, il lirismo agli Afterhours, perché quest’album per genesi, maturità, ispirazione, resta secondo solo a sé stesso. Procuratevelo, e consumatelo.

“Edda come vorrei. Perché tutto questo volere non diventa energia e non ci spazza via” (Afterhours, Come Vorrei, 1997)

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 24 voti.
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george 9/10
rael 4/10
luca.r 5/10
Cas 4/10
ez 8/10
target 4/10
REBBY 3/10
demyan 9/10

C Commenti

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fgodzilla (ha votato 9 questo disco) alle 16:34 del 14 ottobre 2009 ha scritto:

Mi veramente emozionato

il vissuto di un unomo attraverso le voce ed i suoni

il violino di pagani da vera pelle d'oca

george (ha votato 9 questo disco) alle 17:39 del 14 ottobre 2009 ha scritto:

quell'edda????

Quello del congedo di merda????

Lo devo assolutamente ascoltare

bargeld, autore, alle 18:21 del 14 ottobre 2009 ha scritto:

Lui.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 18:50 del 14 ottobre 2009 ha scritto:

Il ritorno più gradito, perchè credevamo di averlo perso per sempre. Il disco devo ancora ascoltarlo, ma solo risentire quella voce (e quell'intonazione "distorta") mi mette i brividi. I Ritmo Tribale li ho seguiti (letteralmente) per un bel po'. Erano un grande gruppo, sia negli inizi "punk" ("kriminale", "tutti vs tutti") che nel periodo "grunge" ("Mantra"). Dal vivo erano il miglior gruppo italiano degli anni '90. Se Edda non avesse deciso di chiamarsi fuori, adesso sarebbe al bar a prendere l'aperitivo con Manuel Agnelli. E pagherebbe Agnelli.

ozzy(d) alle 19:04 del 14 ottobre 2009 ha scritto:

ma chi, quello dei ritmo tribale, che ai temoi di "mantra" scimmiottavano i pearl jam e si denudavano come i red hot chili peppers? allora c'e speranza per tutti LOL

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 12:02 del 15 ottobre 2009 ha scritto:

Ma scrive ancora i testi peggio d'un tredicenne. E canta con ridicolo accento americano. Non ha fatto progressi dai tempi dei Ritmo Tribale. Entusiasmo ingiustifcato, per me.

fgodzilla (ha votato 9 questo disco) alle 14:37 del 15 ottobre 2009 ha scritto:

Lo sto consumando

Molto Matt Johnson AKA the the ai tempi di Dusk

era tempo che non sentivo un disco cosi intenso

Truffautwins (ha votato 9 questo disco) alle 18:27 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

O

Testi allucinati e musiche malate o viceversa. Ciò che fa per me. Quasi perfetto

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 12:38 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

il disco non lo trovo così ho ascoltato qualcosa sul tubo. edda è un uomo ha avuto un vissuto difficile: la sua ingenua e tetra disperazione viene proiettata efficacemente nelle sue canzoni (come in "io e te", "scamarcio"). convince la struttura melodica di molte canzoni, dove la chitarra è l'assoluta padrona, accarezzata molto spesso da inserti di pianoforte e archi.

insomma: un drastico mutamento rispetto ai ritmo tribale.

sconvolge l'impatto con l'edda reale: nella puntata dell'era glaciale sembrava un giocattolino fuori posto e osannatissimo.lui, quasi forzatamente, cercava di rimanere umile. forse è davvero così la sua persona: semplice , sincera, timida. ma c'è qualcosa che esplode in lui: attraverso la musica,le parole, attraverso il credo religioso (è hare krshna).

di cuore la recensione di daniele, scritta in modo sublime.complimenti

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 15:38 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

No, bella la tua analisi, ma la mia domanda è: perchè non dovrebbe rimanere umile? Per 'sto disco, perchè è stato il cantante di una band mediocre come i Ritmo Tribale? Stessimo parlando di Iggy Pop, potrei capire.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 15:42 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

RE: RE:

Beh, c'è gente che non vale neanche una vena del collo di Iggy Pop eppure quando apre bocca sembra il profeta Zaccaria ....

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 17:53 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

per lezabeth scott

per umile intendevo sostenere questo: durante la trasmissione non ha enfatizzato gli elogi che gli sono stati fatti, traspariva in lui una sorta di estraneità dal contesto,una genuinità vera, alquanto inetta. non mi interessa che non sia iggy pop o quant'altro: stavo analizzando la personalità di questo specifico autore e mi è sembrato onesto riportare qui le mie impressioni "dicotomiche" rispetto all'ascolto del disco (e specificatamente dei testi) e al suo atteggiamento in studio e sul lavoro (quindi nelle sue conversazioni quotidiane)

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 17:56 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

ps

in più il disco non mi è sembrato inutile, i ritmo tribale erano una discreta band ma qualitativamente inferiore agli afterhours.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 18:22 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

Insomma, i Ritmo Tribale non erano certo i Velvet Underground, ma all'epoca erano un bel punto di riferimento. C'erano i primissimi Afterhours con i loro dischi in inglese (che adesso qualcuno definisce capolavori), i Litfiba, i Timoria e i Ratz (!) ma i vari Massimo Volume, Verdena, Marlene Kuntz dovevano ancora nascere. Era il periodo in cui i gruppi italiani si fermavano ad un livello "amatoriale" e scimmiottavano quelli americani/inglesi, partecipando a "Rock Targato Italia". I Ritmo Tribale ci sono andati a "Rock Targato Italia", hanno presentato il loro primo disco ("Bocca chiusa"), che sostanzialmente era punk, e dopo di loro ha suonato (giuro) l'Equipe 84!

DonJunio alle 19:39 del 17 ottobre 2009 ha scritto:

"Se Edda non avesse deciso di chiamarsi fuori, adesso sarebbe al bar a prendere l'aperitivo con Manuel Agnelli. E pagherebbe Agnelli."...capisco che ormai Manuel sia un bersaglio troppo facile, ma come diceva l'altro Agnelli, campionato da Elio e le storie Tese ai tempi di Iuliano-Ronaldo: esageVato. Dovessi citare un outcast di quegli anni farei il nome di Umberto Palazzo, con Allison Run e primissimi Massimo Volume.I Ritmo Tribale li vidi dal vivo ai tempi di "Mantra", mi sembrarono la versione grunge dei Negrita, ma hai ragione da vendere quando affermi che furono un punto di riferimento nei primissimi anni 90.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 16:04 del 20 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Si infatti intendevo sottolinearne il ruolo di precursori. Ripeto, i vari Massimo Volume etc... arrivano dopo, 1993 - 1994 - 1995. E Umberto Palazzo (grandissimo) arriva dai Massimo Volume. Quando uscì "bocca chiusa" in circolazione c'erano solo i primissimi Afterhours e gli ultimi CCCP. Su Agnelli ho ovviamente calcato la mano, ma sono anni che lo difendo come fosse mio fratello, quindi credo che non si offenderà

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 17:29 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Ooooh bravo Junio, meno male. E sono invecchiati anche peggio.

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 17:30 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE: RE:

Un punto di riferimento in negativo. Partorendo gente come i Negrita e subcloni.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 17:33 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

Ma non ho capito che c'entrano i Negrita, mica sono nati dai Ritmo Tribale!?

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 17:34 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE:

No ma se li sono studiati ben bene.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 8:45 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

Io non ho seguito a suo tempo i Ritmo tribale e non ho quindi simpatie o antipatie pregresse da scontare. Per me questo disco è un fulmine a ciel

sereno, nel senso che tutto quello che ho imparato

deriva dalla mia curiosità successiva alla rece di

Daniele. Senza tanti giri di parole questo album

(forse non sono sufficientemente "profondo") è per

me una vera schifezza. Ecco se fosse una parodia

da inserire in qualche cabaret (ma una canzone per

serata, mi raccomando) beh allora sarebbe un altro

discorso, ma un disco intero così io non lo reggo.

Mi ha ricordato me stesso (anche se la mia voce è

molto più brutta)quando, da ragazzo, assicurandomi

che nessuno ascoltasse, improvvisavo canzoni che

cantavo a squarciagola. Musica per sè stessi, non

per gli altri. Ma sicuro qui sbaglio, visto che vedo che (e non solo qui) i fan non mancano. Chiedo a loro di perdonarmi.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 10:34 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Bravo Rebby. E' sicuramente un disco "per se stessi", nel senso che sono poco più che registrazioni casalinghe. Ed è del tutto comprensibile che chi non ha mai sentito il modo di cantare di Edda rimanga un po' spiazziato. Il modo in cui pronuncia "Milano" sembra effettivamente una caricatura. Diciamo che non è un disco "piacione", ma decisamente intimo, come fosse dedicato ai nostalgici, a chi (come il sottoscritto e come - suppongo - Daniele) ancora si domandava "Chissà che fine a fatto Edda".

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 10:49 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE: RE:

*spiazziato = spiazzato

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 10:35 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

Ah, dimenticavo: a me il disco piace moltissimo.

bargeld, autore, alle 17:23 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

perfettamente comprensibile, rebby. ci sono dischi che sembrano concepiti per essere ascoltati di nascosto, in cuffia, privatamente. questo è uno di quelli. che dirti, ai primi ascolti anch'io son rimasto spiazzato, quei mugolii apparentemente caricaturali, i testi surreali, quei quattro accordi strimpellati svogliatamente. effettivamente è questa la scorza. ma credimi, dopo molti ascolti, quando queste canzoni hanno cominciato ad entrarmi dentro, come tossicodipendente io non ne ho potuto fare a meno, una condizione in cui mi trovo assai di rado. è in parte quello che mi è successo con gli uochi toki, un disco che non è musica, che a sentirlo distrattamente pensi 'oddio che fastidio', ma quando lo assorbi, lo comprendi, lo impari... un'epifania.

loson alle 17:57 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Bargeld, "Libro Audio" degli Uochi Toki è musica, esattamente come "Semper Biot". Solo che per me questa qui è brutta musica, ma proprio brutta. E lo dico col massimo rispetto per la tua recensione, quella sì splendida. Dovresti scriverglieli tu i testi, a Edda.

bargeld, autore, alle 18:08 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

ora non so se sentirmi offeso perchè adoro questo disco, oppure grato per i complimenti! ovviamente scherzo, il fatto che Semper Biot divida i pareri in maniera così netta, senza vie di mezzo, non può che farmi piacere. le sfumature mi annoiano.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 18:21 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Era anche abbastanza prevedibile, questa spaccatura. Effettivamente può risultare indigesto alle orecchie dei "non iniziati"...

loson alle 18:40 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Bar, il mio giudizio è ovviamente soggettivo, non farci caso. E' come dice Fabio, alla fine: questo resta il classico disco che divide. Non solo: è il classico disco che acquista risonanza più per il sottinteso biografico dell'artista che per il suo contenuto. Almeno per me.

target (ha votato 4 questo disco) alle 19:33 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

Beh, allora bisogna schierarsi... E devo dire che, dopo qualche ascolto, sto con i detrattori ("tu quoque, fili mi!"). Non mi piacciono i testi, non mi piace la sua voce. E non mi piacevano i Ritmo Tribale. Filotto.

george (ha votato 9 questo disco) alle 19:59 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

...io lo sto consumando!!!!!

il primo ascolto, come per tutti, è stato spiazzante. Adesso lo canticchio in casa e lo grido in macchina!!

Ogni tanto la voce è una caricatura e, secondo me, è abbastanza voluto. Opinioni.

Avrei voluto dare 4 stelle ma poche cose rispondono a delle domande. Che ti fai da tempo...

Che cazzo di fine avrà mai fatto Edda???

sarah alle 20:29 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

da quello che scrivono i detrattori sembra un disco tipo quello di mauro repetto degli 883..

luca.r (ha votato 5 questo disco) alle 15:54 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

l'ho ascoltato per curiosità dopo aver letto l'ottima recensione, e l'ho trovato disco di una noia mortale, imho... probabilmente (semplicemente) la sua musica non mi 'arriva'.

bargeld, autore, alle 15:59 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

luca concedigli giusto un'altra decina di volte la tua attenzione, e vedrai! sto a scherza'

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 17:19 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

"Luca concedigli giusto una decina di volte la tua attenzione e ...

... sarai morto (eheh)

george (ha votato 9 questo disco) alle 19:33 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

Ah Ah...

bargeld, autore, alle 19:39 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

...per rinascere farfalla!

Cas (ha votato 4 questo disco) alle 19:31 del 29 ottobre 2009 ha scritto:

Mamma mia, ci ho provato giuro, ma non lo reggo. Oltre a non colpirmi la musica, banale a mio parere, trovo davvero orribili i testi. E soprattutto la voce del tipo è insopportabile, specie quando si lascia andare ai suoi particolari vocalizzi. Bocciato, non fa proprio al caso mio

ez (ha votato 8 questo disco) alle 15:08 del 3 novembre 2009 ha scritto:

Disco italiano dell'anno

x Lezabeth Scott...I Negrita hanno studiato bene i Ritmo Tribale? Ma stai scherzando? O cosa? Due gruppi completamente diversi musicalmente. Bho?

Questo disco di Edda purtroppo è per pochi. Ma va bene così...Al momento, in Italia, Edda è unico e questo disco è il miglior prodotto italiano dell'anno.

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 16:10 del 3 novembre 2009 ha scritto:

RE: Disco italiano dell'anno

O cosa, direi. Se ti vuoi male riascoltati i primi dischi di questi figuri e poi ne riparliamo, così non ha senso.

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 16:17 del 3 novembre 2009 ha scritto:

RE: RE: Disco italiano dell'anno

Ecco, una cosa giusta l'hai detta, fortunatamente in Italia Edda è unico e per pochi. Se fossero tutti come lui toccherebbe chiedere asilo.

ez (ha votato 8 questo disco) alle 17:40 del 3 novembre 2009 ha scritto:

Non si tratta di volersi male...si tratta di ascoltare senza pregiudizi.Ho ascoltato tutti i dischi degli uni e degli altri ma uguaglianze non ne vedo proprio. I Ritmo Tribale arrivano dal punk hardcore per poi trasformarsi negli anni novanta (tutti vs. tutti, 1991-da ascoltare assolutamente-)in un gruppo crossover con punte nel metal, fino ad arrivare al Grunge italiano di "Mantra" e "Psycorsonica".

I Negrita hanno strizzato l'occhio al rock in stile Stones nei primi 2 dischi, per poi buttarsi nel pop-rock fino ad arrivare all'etno-rock"finto"barricadero degli ultimi anni. L'unica cosa che avevano in comune negli anni '90 con i Ritmo Tribale era la casa discografica.

Poi se vuoi insistere a dire che si assomigliano fai pure...

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 18:36 del 3 novembre 2009 ha scritto:

Numero 1: sono gli stessi Negrita ad indicare i Ritmo Tribale fra le loro decisive fonti di ispirazione. Lo sapranno un po’ meglio loro di te (o di me) che dici?

Numero 2: nei primi dischi la matrice di rock classico revisionista (un po’ hard, un po’ street), le inflessioni anglofile del cantato, sono le stesse. Poi i Ritmo Tribale pendevano sul grunge e sull’hardcore (ma erano sovrastruttura) e i Negrita sulla melodia italo-rock di più ampio respiro. Ma questo è un altro discorso.

Io non ho detto hanno plagiato. Neanche hanno copiato. Ho detto hanno studiato. Anzi lo dicono loro stessi. Quindi non venirmi ha cambiare le carte in tavola. Se permetti mi fido più dei miei ascolti e delle mie conoscenze che di te.

ez (ha votato 8 questo disco) alle 18:45 del 3 novembre 2009 ha scritto:

Anche Manuel Agnelli dice di essersi ispirato ad Edda quando ha iniziato a cantare in italiano, non per questo Ritmo Tribale e Afterhours sono uguali. Cosa vuol dire? Ognuno si fida dei suoi ascolti...L'unica cosa che volevo appuntare è che l'accostamento Ritmo Tribale-Negrita secondo me non ha senso. Poi se i Negrita si sono avvicinati al rock grazie ai Ritmo Tribale buon per loro. Pensa a tutti quelli che si sono avvicinati al rock ascoltando Elvis...

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 18:48 del 3 novembre 2009 ha scritto:

RE:

Ma ci sei o ci fai? Dove lo leggi "uguali"? Ho detto "studiato", "ispirato". E continua...

ez (ha votato 8 questo disco) alle 18:53 del 3 novembre 2009 ha scritto:

Scusa ma quando dici che i Ritmo Tribale hanno partorito gente come i Negrita cosa vuoi dire?

Lezabeth Scott (ha votato 6 questo disco) alle 18:57 del 3 novembre 2009 ha scritto:

RE:

Che i secondi hanno preso il peggio dai primi. Già di loro mediocri. Non che siano uno la copia carbone dell'altro.

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 17:17 del 24 novembre 2009 ha scritto:

disco più che buono. Mi piacciono molto gli arrangiamenti e trovo affascinante anche lo stile di canto, nonostante in certi punti sia un po' troppo lezioso e ridondante. Nel complesso mi è piaciuto, indeciso fino all'ultimo tra il 7 e l'8. Opto per la prima opzione per il fatto che i testi pur belli siano un po' troppo monotematici. In ogni caso bella la disanima di Daniele

TomooTaniguchi (ha votato 8 questo disco) alle 2:29 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

Bentornato, Edda!

Però, pur avendolo ascoltato più di una volta, non mi sembra un capolavoro. Non so se il mio parere è relativo al fatto che qualche brano sia meno riuscito di altri, o che il timbro di Edda sia difficile da digerire, rispetto all'epoca dei Ritmo Tribale. Fatto sta che è comunque un ottimo disco, e c'era assolutamente bisogno del suo ritorno.

grantleebuz alle 22:20 del 7 aprile 2010 ha scritto:

bello intenso nudo

paolo gazzola (ha votato 8 questo disco) alle 13:01 del 10 dicembre 2010 ha scritto:

Arrivato su questo disco con colpevole ritardo e dopo (o grazie a) un live in un locale "stanza" che è stato il mio più bel concerto dell'anno in corso. Be', sto con chi lo esalta: un disco semplicemente meraviglioso.

Jacopo Santoro (ha votato 7,5 questo disco) alle 0:27 del primo ottobre 2013 ha scritto:

Ho ripreso ieri questo CD, foriero peraltro di tanti ricordi autunnali.

Nudo e intensissimo. Stefano Rampoldi lambisce incredibili livelli di espressione e umanità.

Album ineffabile. Si ama perché ti entra dentro. Per chi vuole aprirsi.

Io qui c'ero: