R Recensione

7/10

Elio P(e)tri

Non è Morto Nessuno

Giornalista di professione, Emiliano Angelelli si presenta al mondo della musica con un progetto dal nome Elio P(e)tri,  coadiuvato alla produzione e arrangiamento da Matteo Dainese (collaborazioni con Ulan Bator, Here e Meathead oltre che solista con il nome de Il Cane, cercate il suo disco Metodo di danza) per un disco d'esordio affascinante e originale.

Originale nell'uso della lingua italiana come nella musica, grazie anche agli arrangiamenti curati da Dainese. Ne è un esempio eccellente Rachmaninov, brano aperto con solo arpeggio di chitarra, a cui seguono l'entrata degli archi e infine la batteria, per arrivare ad un finale di elettronica deviante, e la frase finale che svela: sono diventato matto per colpa di Lev Tolstoj. Un brano in cui si racconta di Rachmaninof e Tolstoj, di un incontro tra i due, e della celebre frase dello scrittore: le persone hanno bisogno di musica come questa?

Altro brano dove spiccano l'originalità degli arrangiamenti e del testo è Sentiero rosso. L'intro guidato dalla chitarra elettrica, poche note per poche frasi (un passo e stop). Un lento crescendo di musica con gli strumenti che entrano uno alla volta. Un sentiero rosso nel bosco, funghi, insetti, colori, sensazioni. Quasi un quadro impressionista. Splendido.

In Macelleria, altro punto forte del disco, troviamo poche parole ma abbastanza forti e intense da riempire un'intera canzone (gioca con un pezzo di cuore sanguinante stretto tra le mani). Unica frase ripetuta, la melodia che nasce poco alla volta, chitarre acustiche e suoni elettronici, batteria, archi. Tutto perfetto.

In chiusura, il colpo da maestro: La ricetta dell'uomo perfetto. Inizio quasi alla Battisti (viene da pensare alla Canzone del sole), è la ricetta biologica dell'uomo, l'elenco degli ingredienti di cui siamo fatti, e di cosa altro ci si potrebbe fare con ognuno di essi: geniale! Ma creare l'uomo perfetto, anche conoscendone gli ingredienti, è impresa ardua se non impossibile. Nasce invece un country blues che chiude in maniera ottima il disco.

Nel mezzo, troviamo anche brani più rock, come Canzone del dormire, un rock mid tempo, con poche parole e frasi spezzate (il mio unico obiettivo è andare a dormire) e una melodia molto bella del violino nel ritornello, o la canzone d'autore rock di Bradipo (ancora un ottimo ottimo arrangiamento d'archi), e altri più lenti, come Rape rosse, musica lenta, con batteria e violino in evidenza, e poche frasi di testo ripetute, quasi un mantra, o Requiem dell'amore, guidata dalla chitarra acustica, il coro che risponde al cantante, e l'ingresso di archi e suoni elettronici di batteria.

Quello che spicca da questo lavoro è comunque senza dubbio la capacità di Emiliano Angelelli di usare le parole, di descrivere emozioni e sensazioni con poche frasi (ci vuole molta forza per opporsi alla gravità e guadagnarsi il diritto alla felicità, dice in L'uomo che imparò a volare, un altro brano del disco dal testo ottimo), creare piccoli racconti poetici, con una scelta intelligente delle parole, usate con saggezza e parsimonia, testi costruiti con poche pennellate, unita alla ricerca di una musica nuova per quella che un tempo si sarebbe chiamata canzone d'autore.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.