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R Recensione

9/10

Fabrizio De André

La Buona Novella

Uno dei più grandi lasciti artistici, etici e umani della discografia di Fabrizio De André, nonché un esempio tra i più splendenti e attuali di concept album italiano, di opera d’arte capace di valicare i confini tra proposta musicale e poetica, di coniugare etica ed estetica in unità indissolubile.

A partire da un’idea di Roberto Dané, Faber si ispira ai contenuti dei vangeli apocrifi per confezionare un album di 30 minuti che visto retrospettivamente pare assurgere a controparte italiana della di poco successiva opera rock statunitense Jesus Christ Superstar. Paragone azzardato, certo, ma quello che entrambi i lavori tentano di far emergere è il lato umano della vicenda evangelica, un calarsi dalle altitudini della mistica rivelazione fin nei panni di personaggi che restano creature di carne e sangue. Cambiano gli equilibri interni alla vicenda: nell’opera di Webber Giuda assurge a figura di primo piano, forse più problematica e quindi più attuale dello stesso Gesù. Ne “La Buona Novella” ci si spinge ancora oltre: Cristo scompare praticamente dalla scena, lasciando spazio a caratteri e vicende altrimenti trascurati dalle Sacre Scritture. E così metà dell’album è dedicata alle vicende prima dell’anno 0, con in primo piano le figure, diversissime ma straordinariamente umane e autentiche, di Maria e Giuseppe (“e fosti tu Giuseppe, un reduce del passato, falegname per forza, padre per professione, a vederti assegnata da un destino sgarbato una figlia di più senza alcuna ragione, una bimba su cui non avevi intenzione”); altrettanto risalto ha la presenza del popolo, di un elemento corale che accompagna la voce narrante in una sorta di antifonia liturgica, una massa che pare riprendere le funzioni che aveva il coro nel teatro classico.

E in effetti pare davvero di assistere ad una rappresentazione teatrale, ad un oratorio dal sapore medievale: le scelte musicali sono a questo proposito quanto mai coerenti. Faber rinuncia ad ogni tipo di sperimentazione, a quella fusione di folk e prog esibita in “Tutti Morimmo A Stento” e che ricomparirà nei lavori successivi, per adagiare la voce su morbidi arpeggi di chitarra o tastiera. Fa da controparte il coro con polifonie dal sapore liturgico spesso sostenute dagli archi (straordinario l’ingresso su L’Infanzia Di Maria”).

Per quanto riguarda i testi, poi, con questo lavoro si può dire che Faber raggiunga la perfezione: l’intero album è un susseguirsi di immagini dalla forza straordinaria, momenti di pura poesia grazie ai quali ogni momento della vicenda brilla di insuperato splendore. I versi con cui tratteggia la figura di Giuseppe o in cui rievoca il suo ritorno e la scoperta “di quel segreto che si svela quando lievita il ventre”. Dopo la bellissima “Ave Maria”, preghiera tutta umana e commovente dedica alle donne “femmine un giorno e poi madri per sempre”, il tono cambia bruscamente: si è ormai alla vigilia della crocifissione, ma ancora una volta la figura di Cristo resta in disparte, solamente citata. Protagonisti dei tre successivi, straordinari quadri sono Maria e il costruttore delle croci (“Maria Nella Bottega Del Falegname”), il popolo, gli apostoli e “il potere vestito d’umana sembianza” (“Via Della Croce”), e Maria con le madri dei due ladri (“Tre Madri”). Quest’ultimo brano rappresenta probabilmente il vertice emotivo e poetico dell’album, per il sottoscritto uno dei momenti più toccanti della musica italiana di ogni tempo: profondamente umano è il dolore delle madri dei ladroni (“Tito non sei figlio di Dio, ma c’è chi muore nel dirti addio”), e altrettanto umana è la loro disperata invidia per la condizione di Maria (“con troppe lacrime piangi Maria, solo l’immagine di un’agonia... lascia noi piangere un po’ più forte chi non risorgerà più dalla morte”). Ma a lei non importa sapere che suo figlio risorgerà: “come nel  grembo e adesso in croce, ti chiama amore questa mia voce / non fossi stato figlio di Dio t’avrei ancora per figlio mio”. Da brividi, straordinario, impossibile restare indifferenti.

Ma prima del conclusivo “Laudate Hominem”, che riprende in struttura circolare il tema iniziale e che fornisce il verso simbolo e significante dell’opera (“Non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo, fratello anche mio”), c’è tempo per l’ultima riflessione. Premetto che basterebbe una canzone come “Il Testamento Di Tito” per assicurare a quest’album un posto nella storia: Faber si cala nei panni del ladrone morente accanto a Gesù Cristo per lanciare un messaggio etico e umano dal valore immenso. Tito passa in rassegna i dieci comandamenti della legge mosaica, decostruendoli e contestualizzandoli alla luce di momenti di vita vissuta, svelando come l’aridità di precetti calati dall’alto crolli di fronte alla forza di un’individualità non certo perfetta in quanto umana ma sorretta dalla forza di un intima, infrangibile solidità etica e dalla fiducia nella propria ragione. Forse è proprio questo il senso dell’opera, in cui significativamente Cristo non ha pronunciato una sola parola: la grandezza di questa “buona novella” non viene dalle parole ma dai fatti, da una condotta umana che qui ci giunge riflessa dalle parole di Tito. Non serve promettere una felicità eterna, appellarsi a comandamenti e precetti di giustizia divina: “La Buona Novella” vive in mezzo agli uomini, la beatitudine può diventare appannaggio di questo mondo, purchè in ognuno risorga un mai del tutto estinto sentimento di pietà e umana partecipazione al dolore degli altri.

Io nel vedere quest’uomo che muore

madre io provo dolore,

nella pietà che non cede al rancore

madre ho imparato l’amore

V Voti

Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 17 voti.
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andrea-s 6,5/10
B-B-B 9/10
luca.r 8/10
Me3cury 9,5/10

C Commenti

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FrancescoB (ha votato 8,5 questo disco) alle 8:47 del 29 agosto 2013 ha scritto:

Disco meraviglioso, cui sono particolarmente affezionato. Il passaggio "Il Sogno di Maria" - "Ave Maria", lo confesso, mi fa quasi piangere a ogni ascolto. Faber un dio della canzone italiana, ed è un peccato sia sempre classificato come artista "di parte", quando, al di là di simpatie politiche, è stato semplicemente un cantautore immenso sotto ogni profilo.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 13:36 del 31 agosto 2013 ha scritto:

Dieci. Impossibile dare di meno.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 18:07 del 31 agosto 2013 ha scritto:

... succede ... per una volta sono costretto a concordare con Biasio, ma non completamente ... "impossibile dare di meno" ... io dico ... "doveroso dare di più!"

10 e lode e crepi l'avarizia!!

... l'occasione è utile per segnalare ai signori re-censori il remake, quarant'anni dopo, di questo "disco sacro": A.D. 2010 - La Buona Novella della Premiata Forneria Marconi, con quasi mezzora di musica in più rispetto all'originale ... e pertanto un altro 10 e lode ... inevitabile per quantità e qualità!

benoitbrisefer (ha votato 10 questo disco) alle 15:23 del primo settembre 2013 ha scritto:

Immenso. Da brividi. L'angosciosa drammaticità di Maria nella bottega d'un falegname e l'ipnosi psichedelica de Il ritorno di Giuseppe due pezzi straordinari.....

glamorgan alle 23:32 del 11 luglio 2015 ha scritto:

Molto bello, molto profondo. L'unico neo e' che con de Andre mi sembra di ascoltare sempre la stessa canzone. Cambiano le parole ma molte canzoni si assomigliano. Forse sara' la sua voce che ha sempre lo stesso tono....