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R Recensione

7,5/10

Il Magnetofono

Il Magnetofono

L’immutabile ostinazione del mio lettore mi ha costretto ad ascoltare il Magnetofono al contrario, partendo dall’ultima canzone per arrivare alla prima . E’così che mi sono immediatamente imbattuto in una sorprendente versione diIt's a Man's Man's Man's World “, reintitolata “Mondo di uomini” in cui una voce forte, spiegata e per niente intimorita dal confronto con  James Brown , reinventa il tema , su cui il pianoforte e la tromba di Gianluca Carollo costruiscono una splendida  coda strumentale . Tutto il contrario di certo minimalismo che talvolta emerge nelle produzioni d’autore della scena italiana:  qui si canta e si suona in grande. Il percorso (forzatamente) a ritroso nell’opera prima del trio vicentino formato dal cantante  Alan Bedin, da Marco Penzo al contrabbasso ed Emmanuele Gardin al pianoforte, ha proposto però molte altre sorprese, in linea con lo spirito del progetto, che si propone come un omaggio alla musica e alla vocalità realizzato privilegiando la presa diretta, al fine di rappresentare nel modo più naturale il ventaglio di sensazioni evocate dalle composizioni. Anche a costo di inserirenella registrazione rumori d’ambiente, come quelli di un bar o di una fabbrica, che sono entrati a far parte del mondo artistico del trio.

Se si cerca un paragone di riferimento, a me hanno ricordato i La Crus, anche per certe pieghe della vocalità di Bedin che richiamano il cantato di Mauro Ermanno Giovanardi, ma nel Magnetofono non c’è elettronica, solo strumenti acustici, ed una vena più teatrale, che trova espressione nella coppia di composizioni dedicate al Mago (a voi scegliere chi rappresenta), ovvero “La merenda del Mago” e “La dichiarazione del Mago” declamata da Freak Antoni , nella irosa invettiva /reading “Non ho finito” incendiata  da Pierpaolo Capovilla,  o nel divertente vaudeville di “Tip Tap” , con il theremin di Vincenzo Vasi. C’è inoltre la vena pungente ed immaginifica dei testi che spesso mischiano dimensione individuale ed attualità come ne “La ballata di Nostro Signore “ dove il monito alla rivoluzione contro l’indifferenza dominante arriva direttamente dall’alto dei cieli.

 In altri episodi  prevale una dimensione di canzone d’autore vicina ad atmosfere jazz , con alcune intuizioni melodiche davvero notevoli, e questo è il lato del Magnetofono che mi pare più convincente : la iniziale “Baby doll” storia di uno straziante  abbandono, “Giovane Mariù” che dà trama a sogni inconfessabili di molti cittadini, o la splendida “Finezze”, altro esempio di coraggiosa vocalità .

 Il cd è solo una parte del progetto, che dal vivo si arrichisce del contributo grafico  dell’illustratore Osvaldo Casanova autore di dieci tavole disegnate a mano, una per brano, le quali verranno esposte o usate come scenografia in ogni esibizione del gruppo.

 Il trio ha già all’attivo oltre 170 esibizioni live e stava covando quest’opera da oltre due anni.

Ben spesi, viene da dire , se il risultato è uno dei più personali e convincenti esordi del panorama musicale italiano contemporaneo.

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