R Recensione

6/10

Lorenzo Lambiase

La Cena

E' possibile, in questi tempi fradici di Xfactor e Amici che si sputano in faccia, veline premestruali e cortigiane pseudo zoccole minorenni, tempi nei quali a vent'anni o hai sfondato o sei fottuto, definire "giovane cantautore" un artista che è nato nel lontano 1981? Mi prendo il rischio e lo faccio, parlando dell'esordio di Lorenzo Lambiase, ragazzotto romano di belle speranze che esordisce con un album che è un consuntivo del suo percorso musicale: cinque anni che si riflettono nelle diverse sfaccettature di un lavoro molto eterogeneo, dove elettronica e cantautorato si alternano a formare un patchwork dove chiunque può trovare un brano che sia in grado di entrargli nel cuore.

Lorenzo cita una grossa influenza derivante dal post rock, lo fa nelle interviste come nell'info della casa discografica, ma non fatevi confondere: di post rock qui non c'è che un sospiro, un'idea, un pensiero di base che nel prodotto finale non fa capolino. Piuttosto, le influenze che spiccano immediatamente dal primo ascolto variano dagli Afterhours del periodo Quello che non c'è, ai lavori solisti di Riccardo Sinigallia, passando da certe sperimentazioni elettroniche che, per quanto ispirate, a volte esulano dal cuore del prodotto finale, lasciando un'idea di riempitivo piuttosto che di progetto organico.

Lambiase tenta di infilare tutta la sua esperienza in meno di un'ora di lavoro, riuscendo meglio nelle cose più semplici: il brano di apertura, Niente di niente, così come la title track, potrebbero facilmente infilarsi nella discografia del signor Manuel Agnelli; L'Ultimo Colpo è puro Sinigallia post Tiromancino, La Mia Dimensione è un crescendo di chitarre in corsa che fanno perdonare un testo che a volte pare semplicistico.

La parte intermedia del disco si perde un pò nell'universo di sintetizzatori che nascondono la vena creativa del nostro, ma Lambiase riesce a farsi perdonare certi errori di gioventù quando si affida agli strumenti nudi e crudi: ascoltate Così per Sempre, oppure la ghost track che segue La Cena: un gioiellino al pianoforte degno del miglior Moltheni, che mostra anche qualità vocali lodevoli, e poco importa se è seguita da un colloquio tra lui e un amico e all'improvviso una donna (la madre? la fidanzata?) gli chiede se la pasta la vuole alla panna o al sugo.

E' l'ultima testimonianza di quanto questo talento abbia bisogno di essere in qualche modo indirizzato verso una strada più nitida e più sicura, invece di dare un colpo al cerchio e uno alla botte nel tentativo di colpire tutti i bersagli possibili. Quel che rimane è un disco gradevolissimo, che paga forse un pò di presunzione, ma che si fa perdonare attraverso momenti di ispirazione davvero notevoli. Rimanendo in tema gastronomico, Lambiase si dimostra ottimo cuoco quando prepara le cose semplici, perdendosi un pò nel momento in cui tenta esperimenti più elaborati, ma ogni chef può dirvi che il talento si misura dai piatti elementari.

Un bravo con riserva, quindi, a questo "giovane" cantautore, augurandoci che il tempo gli regali una direzione precisa e una manciata di gioielli da sfoggiare con semplicità.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.