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R Recensione

7/10

Mapuche

L Uomo Nudo

"Sono l'uomo nudo alquanto privo di pudore/son desiderato tanto quanto un tumore/sono l'uomo nudo e mi son perso per la strada/la gente che mi ha visto beve la pina colada"

 

Mapuche è pronto per arrivare nelle nostre case, entrando dalla finestra del salotto armato di chitarra acustica e di una consapevolezza che noi non abbiamo. Mapuche saprà aprirci gli occhi, saprà spogliarci dei nostri artifici e delle nostre convinzioni, ci mostrerà la nostra natura miserevole, le nostre lacune profonde. Mapuche è capace di ammettere a sè stesso ciò che noi fingiamo di non sapere. Perchè se è vero che Mapuche fa schifo al cazzo è anche vero che noi non siamo certo migliori di lui.

 

La naturale progenie di quella drammatica presa di coscienza (e della sua estensione intitolata "Anima Latrina", ep acustico uscito qualche mese fa) si intitola "L'Uomo Nudo". E l'uomo Mapuche è nudo davvero, quando racconta i suoi sabati "casalinghi" in un blues disperato intitolato "Fogna" senza rinunciare a citare in maniera sublime i suoi mentori ("le delusioni  sono unite dalla ferrovia" - Flavio Giurato "Marcia nuziale" - 1982), quando esterna problematiche mancanze ("Io non ho il clitoride") o aumenta la tensione elettrica dando il peggio (il meglio) di sè ("La parte peggiore di me").

 

Prodotto (e suonato) da Colapesce (e con un cameo di Cesare Basile all'ukulele), l'album d' esordio di Mapuche (Enrico Lanza: chitarra, voce e autore di tutti i brani) è uno splendido ritorno al cantautorato "vivo" della tradizione italiana: da Rino Gaetano ("Il Dromedario") fino a Bugo ("Che fine ha fatto il subbuteo?") attraverso Ivan Graziani, Flavio Giurato, Gianfranco Manfredi, e il primo Vasco Rossi ("Malvolentieri"). La prospettiva di Mapuche è quella dell'ultimo banco: barba sfatta, testa fra le mani e un sonno devastante a guardare quelli delle file davanti che si divertono e fanno gli idioti (a parte quello in prima fila che si spettina il ciuffo e recita drammi esistenziali stereotipati che nemmeno conosce, Vasco Brondi o come accidenti si chiama).

 

Il sottoscritto eviterà di tentare ulteriori descrizioni di Mapuche, per imbarazzo e paura di dare ulteriori descrizioni di sè stesso. Tanto Mapuche è già qui per noi: con un pugno di canzoni eccellenti (e una title track che è un capolavoro) ci sbatterà in faccia verità che non ammetteremmo mai. Ad esempio, che siamo tutti meravigliosamente uguali a lui.

 

"Al mio funerale/ tornerà il bel tempo/ germoglieranno i fiori/ gli uccelli canteranno/ e si sentenzierà/ considerato l'andazzo/ oggi era il giorno giusto/ per togliermi dal cazzo"

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