R Recensione

6/10

Massimo Altomare

Outing

Massimo Altomare, storico componente con Francesco Loi dell’omonimo duo Loi & Altomare, per alcuni anni lontano dalla canzone d’autore, avendo preferito occuparsi di jazz, di canzoni anni ’30 e ‘40, di cover di Lelio Luttazzi. torna con Outing, un disco splendido, probabilmente una delle cose migliori della sua carriera discografica.

Il disco si apre con un tris di canzoni formidabili: il brano omonimo Outing, seguito da Baby Boomers e Re di vie agitate, tre canzoni che da sole basterebbero a giustificarne l’acquisto.

Outing apre come meglio non si potrebbe il ritorno di Altomare su cd. Brano dotato di un grande testo  e ottima musica, costruita su un ritmo medio e con suoni duri, ad accompagnare un testo crudo, Un vero atto d’accusa, o meglio un outing, di chi rifiuta il futuro chiavi in mano zero interessi ed anche meno, un entratura nel giro buono, e non sei più il signor nessuno (ma io non ho santi, non ho risorse, non ho teoremi, non ho difesa, non ho casa, non vado in chiesa, non chiedo premi) con un’apertura melodica finale che potrebbe guadagnarsi un airplay notevole.

La seguente Baby Boomers, autobiografica, si presenta come un’ottima ballad rock con un testo notevole, un ricordo disincantato della generazione degli anni ’60 (tra war is over, hula hop, chewing gum, Vespe e bikini) ma mai didascalico, dove si parla tra le righe, si lascia intuire la delusione per chi dalle promesse e dai sogni di quegli anni si aspettava di più (resto qua ad aspettare l’alba dell’amore libero). 

Chiude questo tris di apertura Re di vie agitate, un grande swing con ospite  uno splendido Stefano Bollani al piano,  e un testo ancora una volta forte, crudo, in cui Altomare si dimostra davvero abile nell’uso intelligente delle parole. Una fotografia perfetta di un mondo dominato da mignotte e zombi, nel regime dei rancori, in cui fa quasi impressione sentirsi vivi, e a cui fa da contraltare il mondo di chi, barbe lunghe, canne e pere, lascia dietro i propri passi tracce di sangue e di poesia (noi siamo i mondi che voi evitate, siamo il tormento che vi assale).

Dopo tre canzoni così forti, ecco una sorprendente cover di È dall’amore che nasce l’uomo di Guccini, resa con un arrangiamento pieno, convincente, così come è convincente la prestazione di Altomare al canto. Quasi a creare uno stacco con i due brani successivi, che vedono Altomare impegnato su temi più leggeri, brani più scanzonati, come Hey Mina, un invito alla grande cantante per avere un canto terapeutico, e le magiche note di Bollani in chiusura che citano le mille bolle blu. Divertentissimo e geniale nella sua semplicità, come pure la seguente L’eterno fidanzato che prosegue il lato scanzonato del disco, una grande pop ballad con echi di tango, gioiosa, dal testo quasi alla Brassens (sono del pubblico di nicchia, che sa apprezzare anche una vecchia).

Ci sono anche brani più riflessivi, come Clara che vede ancora Bollani impegnato al piano per un omaggio all’attrice Clara Calamai (il rosso profondo di un bacio di Clara, scioglie il tempo del pubblico in sala), Scusa per le lacrime, una ballata swing pop, cantata benissimo e punteggiata dagli interventi di tromba e chitarra elettrica o Il torrente (La mente non è niente se non c’è il cuore e la teoria può portare alla pazzia senza l’amore) che si apre con una chitarra acustica e propone ancora una volta un ottimo lavoro nell’arrangiamento e una splendida interpretazione di Altomare.

Potrebbe bastare per fare di Outing un ottimo disco, ma in coda arriva il colpo finale.

Gato Lee è un brano registrato nel 1977, ed è un vero tuffo nel passato, il racconto romanzato di chi c’era, di un periodo della nostra storia recente. Tra jazz e rock, molto anni ’70, racconta gli scontri tra pubblico e polizia prima di un concerto di Lou Reed a Roma nel 1975 (tutta quella gente ad ascoltare il suo concerto, ma poi alla fine lui non arrivò), gas lacrimogeni, botte, fumo, occhiali rotti e il manager che scappa con i soldi (chi si sente intero urla in cerca di un passaggio, dentro ci è rimasto chi ha creduto nel miraggio). Lo sguardo lucido, ironico, disincantato, di chi c’era e aveva già capito come sarebbe finita. Con il tris di canzoni iniziale, questa è la carta mancante per completare il poker d’assi vincente.

Uscito sul finire del 2010, questo è senza dubbio uno dei dischi più belli dell’anno appena trascorso. Un disco di classe, di grande spessore nei contenuti e di splendida musica. Bellissimo ritrovare Altomare a questi livelli.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Giuseppe Ienopoli (ha votato 7 questo disco) alle 19:08 del 25 gennaio 2018 ha scritto:

Non sono più i tempi di "Zia Campagna" ... e fare outing non è semplice, ma la classe di Altomare sorprende anche a distanza di anni.

Accattivante il ripescaggio di "È dall’amore che nasce l’uomo" ... Zito solito minatore alla ricerca di gemme musicali.