R Recensione

7/10

Morgan

Canzoni Dell’Appartamento

Somme di quattro pareti, vedute quadrangolari, curiosità che emergono silenti aldilà di una coltre di certezze, spiare per vedere la vita e poi ritornare a riflettere sulla propria, rifugiarsi nella propria arte fatta di paura ed urgenza di comunicazione (innanzitutto verso se stessi, o perlomeno con la propria parte più recondita) e vedere l’evoluzione dell’ego pensiero momentaneo che prende forma, osservare l’iter della creazione che prende consistenza e si concede al vivere.

L’appartamento come sintesi”, forza e ritrovo dell’accumularsi di svariati pieni e vuoti, recipiente necessario e vivo per materializzare quello che si è, che si è stati, e per illudersi su quello che si sarà, col tempo e nel tempo… Quattro anni fa usciva “Zero”, la magnifica chiusura della trilogia chimica dei Bluvertigo, poi una lunga stasi, che è coincisa con il portare avanti i progetti dei singoli: Andy alla pittura e quant’altro e Morgan alla scrittura, alla vita privata e alla progenie. In mezzo a tutto questo, forse, un desiderio di procreare un qualcosa di completamente personale, al di fuori delle interrelazioni e delle conseguenze più o meno piacevoli di queste.

E nell’arco di due anni (periodo di vita e condivisione con/nell’appartamento) è sbocciata e si è alienata dall’idea per divenire reale, questa raccolta di canzoni, pensata, forgiata e scaturita dall’insieme di elementi che hanno caratterizzato il viversi in questo “contenitore”. Canzoni dell’appartamento, quindi. Niente da spartire con il proprio passato “illustre” (i Bluvertigo s’intende…), forse qualche brandello di ascolto frequente che si materializza sotto forma di cover o rilettura (si veda “Non Arrossire” e “Se”), ed un mare di atmosfere da descrivere e da sottolineare. Nuove, perlopiù.

Presenze, personaggi, co-protagonisti, e animazione dell’oggettistica, gli argomenti di cui questo disco si nutre e di cui parla, tutti affrontati con la rigorosa intelligenza retorica che già conosciamo in Morgan, ma che risulta addolcita dal freddo razionalismo sentenziante di un tempo e che si rifugia nel ragionamento “dal dentro” l’emozione calda, viva, traspirante e respirante.

E allora il tutto diventa, un lento serpeggiare in mezzo a sensazioni leggiadre e tangibili, pregne di sostanza e di ricordi attaccati a quelle musiche tanto soavi quanto piene di archi, piani e flessuosi bassi. Un inaspettato salto dentro una certa canzone all’Italiana di derivazione anni ‘50/’60, che mantiene il fascino dell’esposizione sonora, arricchendola di quiete (o dubbiosità) comunicante.

Aria”, sottintende l’amore vissuto e vivente, rosso e multiforme, dove il piano diventa organo lieve di un sussurrare di parole lineari e limpide, sincere. “Crash”, si vede investita di una costanza da “dichiarazione di intenti”, mosse effettuate ed il presente fatto di coerenza, un candido fluttuare di grooves delicati. “Altrove” (primo singolo estratto), gioca la carta del “lasciarsi trasportare” senza dar peso al dove si andrà, con la presuntuosa pazzia/sicurezza di giovarne quanto basta.

The Baby”, una dedica, un’immedesimarsi, un ritornare e capire meglio quello che si è stati da birbanti bambini, tutto vissuto in chiave Beatlesiana (o meglio assonante con Paul McCartney). “(Evaporazione)”, coda strumentale del motivo principale di “Aria”, che conduce al primo stacco stilistico vero e proprio, quella “Non Arrossire” di Gaber-iana memoria, qui rinvigorita in maniera sognante, barocca, quasi con la supervisione onirica di Mina

Si prosegue con “Me” (uno degli apici del disco), dove il protagonista rimane il pianoforte e l’intelligente verve esponente. “Se (If)” è l’adattamento di un vecchio brano dei Pink Floyd, che nelle mani di Morgan diventa una concessione alla libertà di azione (buona ma nulla di che). “Italian Violence”, si presenta come un ibrido di cantato in Italiano ed Inglese, dove si espongono i cari vecchi odiati/amati stereotipi Italiani, mischiandoli con le proprie attitudini quotidiane, un brano buono dove ai toni lenti si miscela un ottimo arrangiamento d’archi ed il solito piano descrivente. La seconda sorpresa, quasi fuori contesto, viene concessa dalla sferzata energica e ritmica di “Heaven In My Cocktail”, dove la “velata” spensieratezza si dipana su un mantello di disco-funk tipicamente anni ’70; più che un tributo, un’intransigente e divertente episodio (magari una futura via per accedere al Bluvertigo creare?). Chiudono questo viaggio nella fotografia del contesto emozionale-razionale dell’appartamento, “Le Ragioni Delle Piogge” e “Canzone Per Natale”; la prima, delicata e riflettente, una perla di un dispiegarsi di ricordi e cumuli di pensieri, la seconda, un tenero elogio al Natale (terzo episodio completamente fuori dal tempo…).

Di per se, questo album è quanto di più fresco ed originale potesse capitare al panorama pop Italiano, gioca in terreni che fanno parte della cultura della nostra canzone nazionalpopolare ma che vengono rivisitati con una lucidità alchemica degna di un innovatore/cospiratore. Quindi un disco che sicuramente si lascia apprezzare nella sua quasi totalità, riuscendo a convincere per contenuti e corsi sonori intrapresi. Dall’altra parte va evidenziato che la ricerca melodica effettuata paga dazio (in qualche episodio) al passato più di quanto sia necessario, ma senza per questo che ne venga intaccata l’ottima qualità. …E non è neanche da escludere che fosse una componente prevista e anticipata da Morgan stesso…

Insomma non un tributo generico all’Italianità, più che altro un rincorrere il modo di esporre un decorso di emozioni vissute, in maniera diretta e senza costrizioni di forma o sostanza. Pillole di vita a narrarsi.

 

Recensione originalmente pubblicata e gentilmente concessa dalla defunta webzine www.idbox.it

V Voti

Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 17 voti.
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loson 7/10
george 7/10
leax 7/10

C Commenti

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Arnold Layne (ha votato 7 questo disco) alle 10:07 del 29 maggio 2007 ha scritto:

...

Ma, sapete, ho ascoltato poco di Morgan, questo disco, la cover di de Andrè e qualcosa con i Bluvertigo. Mi sembra un artista davvero valido, ed è difficile trovarne oggi in Italia.

Mi son anche piaciuti gli omaggi a Pink Floyd e Gaber, e anche la track iniziale è bellina. Per il resto non ricordo molto, anche perchè è da un po' che ascolto tutt'altra musica, ma penso che un 7 sia più che giusto. Buona recensione!

madameG (ha votato 7 questo disco) alle 13:51 del 9 febbraio 2008 ha scritto:

Troppo cervellotico, dovrebbe usare di più il freno a mano.

No anzi, dovrebbe frenare di più con i piedi.

La mano già la usa troppo nella scrittura, sia nei testi, ma soprattutto nella costruzione della musica.

Le ragioni delle pioggie, fa capire cosa potrebbe fare l'artista ispitato e contenuto.

Purtoppo per il resto dei brani è come un fiume in piena.

Necessita di una figura che smorzi gli eccessi.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 12:46 del 27 marzo 2009 ha scritto:

Riascoltato ieri, resta l'unico (finora) album del Morgan solista che valga la pena avere. "Da A ad A" è talmente prolisso e fuori fuoco da disperdere al vento mille intuizioni, molte delle quali non proprio eccellenti. Qui il discorso di Morgan è molto più articolato, rispettoso per quanto possibile della forma classica del cantautorato a cavallo fra '50 e '60, con alcune intrusioni "aliene" di echi glam, pop barocco, richiami all'exotica. I brani più riusciti appaiono al tempo stesso semplici e complessi, fitti d'invenzioni melodico-armoniche, arrangiati e prodotti in modo davvero creativo. Mi riferisco soprattutto ad "Altrove" (una delle canzoni italiane più belle di sempre, e se esiste una mente superiore tra vent'anni sarà riconosciuta come tale), una "Baby" che sotto la patina di apparente semplicismo nasconde uno dei giocattoli pop più perfetti del decennio italiano, la pinkfloydiana "Aria", il pastiche fra Piero Umiliani e B 52's della programmatica "Heaven In My Cocktail", l'autunnale romanza "Le Ragioni Delle Pioggie", la favolistica, dolce ed inquietante "Canzone Per Natale" (vero e proprio momento "fuori dal tempo", come ha giustamente notato il recensore). E' quindi la "miniatura" il formato preferito di Morgan, la costruzione "proporzionata" che basta a se stessa, frigidamente autosufficiente. L'elite critica "indie" continua a snobbarlo, ma va bene così: lascio i suoi migliori esponenti a bearsi con i Vasco Brondi e i Dargen D'Amico di turno. Bellissima recensione, il mio voto sta fra il 7 e il 7,5.

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:58 del 21 luglio 2009 ha scritto:

RE:

Los, guarda che perfino Morgan lo ha lodato pubblicamente. Ci sei rimasto solo te ad accanirti contro Dargen...ihihih

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:58 del 21 luglio 2009 ha scritto:

RE:

Los, guarda che perfino Morgan lo ha lodato pubblicamente. Ci sei rimasto solo te ad accanirti contro Dargen...ihihih

DucaViola (ha votato 8 questo disco) alle 11:25 del 21 luglio 2009 ha scritto:

Lui non è sto mostro di simpatia con tutto che i suoi gusti musicali combaciano quasi esattamente con i miei; levando però un discorso di pelle (quelle finte litigate nazional popolari con la Ventura che di musica ne capisce quanto una gallina poteva risparmiarsele), il disco è intelligente e raffinato.

DucaViola (ha votato 8 questo disco) alle 11:44 del 21 luglio 2009 ha scritto:

ora che ci rifletto... è un buon disco, ma gli ho dato troppe stelle... abbasso un po'... più che sufficiente e basta.

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:48 del 21 luglio 2009 ha scritto:

Musicalmente: una delle cose cantautorali più belle da una decina d'anni a questa parte. Poi lui ha l'abitudine di frequentare pessime compagnie, ma questo è un discorso che qui non c'entra.

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:59 del 21 luglio 2009 ha scritto:

oops scusate la ripetizione. not my fault. se si può cancellare

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 14:07 del 22 ottobre 2009 ha scritto:

incornicio il commento di Loson Completamente d'accordo.

Utente non più registrato alle 22:27 del 10 dicembre 2009 ha scritto:

Morgan purtroppo riesce a concentrarsi più sui singoli pezzi che non sull'intero disco, in questo è molto "italiano". Considera più importante l'architettura del brano che non quella dell'intero disco, ecco perchè è capace di creare dei diamanti splendenti appoggiati su un cuscino neutro di filler.

ROX alle 20:33 del 17 aprile 2011 ha scritto:

Altrove è un bellissimo pezzo, però il resto dell'album non mi ha convinto non so nemmeno dargli un voto

Mirko Diamanti (ha votato 7,5 questo disco) alle 22:19 del 14 ottobre 2013 ha scritto:

Buon disco. Castoldi non è proprio un artista dalla vena creativa inesaurbile, però: è da anni che non combina nulla. Il marciume di X-Factor e la ribalta televisiva l'avranno forse reso sterile.