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R Recensione

6,5/10

7grani

Neve diventeremo

Non ci saranno mai abbastanza spazi e tempi per parlare di Memoria e Resistenza, testimoniare e diffondere quello che un uomo ha potuto infliggere ad un altro uomo, e riconoscere i segnali di quanto potrebbe di nuovo accadere per combatterli con ogni strumento che la condizione di esseri pensanti ci consente. Quello dei 7 grani, gruppo folk rock attivo dal 2003 dalla provincia di Como, con “Neve diventeremo”, è un contributo piccolo nella forma, concentrata in un cofanetto con un cd ed un dvd, ma enorme per intento, passione e capacità di diffondere l’ insegnamento che deriva dalla Storia. Storia di “Rado” Ilario Radovan, nato nel 1917 da famiglia istriana, perseguitato a causa della sua militanza politica comunista nel 1942 dai fascisti, due anni dopo dalle SS che lo internarono a Buchenwald e quindi, nel 1950, nuovamente arrestato ed internato in gulag slavi dalla polizia di Tito. Il documentario che raccoglie le testimonianze dell’incredibile vita di Rado, le sue parole registrate su audio cassetta nel corso di alcune interviste, i suoi avvertimenti a vigilare perché “potrebbe accadere di nuovo”, mentre scorrono le terribili immagini fornite dal Memoriale del campo di concentramento tedesco, sono la parte più toccante dell’intero progetto, quella che, come deve essere, da alcuni anni viene presentata nelle scuole. Insieme al video della title track, girato in parte proprio fra i viali popolati dai fantasmi di Buchenwald, selezionato nel 2011 per il David di Donatello, ed oggi in esposizione presso il Museo dell’Olocausto di Washington.

La parte musicale dell’operazione alterna brani originali e covers di caposaldi della canzone italiana collegati al tema portante, da “Aushwitz” di Guccini a  “La guerra di Piero” di De Andrè, da una “Ma mì” di Strehler in versione spaghetti punk a “Gioia e rivoluzione” degli Area, riletta privilegiando il registro pop, per arrivare al De Gregori di “La storia siamo noi”. Dal repertorio di Mikis Theodorakis arriva invece “La ballata di Mauthausen”,  canto disperato sulla deportazione che spezza l’amore, resa in una versione asciutta e ricca di pathos. Le riletture, con scelta intelligente, seguono il percorso filologico, arricchendo gli arrangiamenti con  belle soluzioni della sezione fiati, mentre, nel repertorio di originali, la  band ( i tre fratelli Settegrani a voce, piano, chitarra e basso, la tromba di Raffaele Kholer e la batteria di Alessio Russo, scomparso pochi mesi fa in un incidente d’auto) alterna  i versanti canzonettari, ma nei limiti del buon gusto, della più recente “Ragazza di Nanchino”, dedicata ad un altro Olocausto del 1937, in Cina, a composizioni di  maggior spessore. Accade quando, lavorando per sottrazione, confezionano un piccolo gioiello nella pianistica, dolente, “Neve diventeremo”, o quando alzano il tiro con i ritmi in levare dell’inno all’indignazione, “Ahi, ahi, ahi” o le scorrerie irish folk di “Caminante”. Pezzi da  ascoltare in un bel locale pieno di gente, chiacchiere e birra, per“ricordare le cose che non vanno, - come dicono loro -  urlare in libertà e dire basta”.

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