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R Recensione

7/10

Bobo Rondelli

A Famous Local Singer

Sono passati venti anni da quell'esordio degli Ottavo Padiglione, che ottenne anche un discreto successo con il brano Ho picchiato la testa. Da allora Bobo Rondelli, voce della band, è passato attraverso importanti esperienze musicali e umane, iniziando un percorso solista nel mondo della canzone d'autore, che l'ha portato a toccare generi musicali diversi ed a scrivere piccole grandi poesie in musica. Un percorso che oggi lo vede incontrarsi con una originale brass band, l'Orchestrino, i cui strumenti colorano di atmosfere swing, jazz e blues le canzoni del cantautore livornese racchiuse in questo nuovo, splendido, disco. Un disco in cui l'ironia e l'autoironia risultano essere una delle armi vincenti della poetica di Rondelli, a partire da quel titolo con cui l'autore si prende gioco di se stesso. L'altra arma vincente è data dagli arrangiamenti creati dall'Orchestrino, che hanno contribuito a creare un suono meno legato alla classica canzone d'autore italiana, e dalla collaborazione del polistrumentista Mauro Refosco (Red Hot Chili Peppers, David Byrne) e di Patrick Dillett, produttore e ingegnere del suono, già al lavoro con David Byrne, Mariah Carey e Brian Eno tra gli altri. Il risultato di questo insieme di musicisti è un disco dal suono molto vario e sempre convincente, che si tratti dello swing di Prendimi l'anima, un brano che inizia con voce e chitarra, per poi far lentamente entrare la band, (piano, fiati, rullante, cassa) e chiudere in un finale da vera brass band, o dell'atmosfera tra Tom Waits e Vinicio Capossela di Settimo round, un testo splendido di pura poesia per raccontare storie alcoliche di nottate solitarie, o infine dei ritmi caraibici di La marmellata.

Ma il vero punto di forza del disco è nella voce di Rondelli, capace di trasformarsi ed adattarsi ai diversi arrangiamenti. In Bimbo sul leone (cover di un vecchio successo di Gino Santercole) il cantautore livornese si cala perfettamente nella parte del crooner anni '60, tra swing e primi vagiti del rock 'n roll italiano (pensiamo ai primissimi Celentano e Gaber) sostenuto splendidamente dai fiati e dalle percussioni de  L'Orchestrino. In Cuba lacrime, il cui testo si direbbe quasi autobiografico, a dimostrazione di quanto il cantautore livornese sappia prendersi in giro, troviamo un'aria notturna da jazz club, vicina alle sonorità amate da Paolo Conte, e la voce di Rondelli a tratti sembra fare il verso al cantautore astigiano. In 24 mila baci, dal repertorio di Adriano Calantano, il Rondelli camaleonte arriva alla citazione esplicita del molleggiato, senza imitarlo pedissequamente ma impersonandolo, quasi una prova da attore, in una  splendida versione del celebre successo che qui si colora di suoni che incrociano atmosfere balcaniche, balera e rock 'n roll.

Colpisce, nei brani autografi, il saper dosare intelligentemente l'ironia ed il piacere di giocare con le parole, come in Puccio sterza, o l'ironia giocosa de Il palloso, un “tipo sociale” che tutti nella vita almeno una volta abbiamo incontrato, o infine la satira de Il paradiso, dove il paradiso non è stare tra santi e madonne tristi, ma tra sottane e vino, dove si suona e si danza, e in cui sono invitate anche le suore, ma non quelle racchie. Un testo che non sfigurerebbe nel canzoniere del grande Georges Brassens.  Fanno centro anche i brani più lenti, come Bobagi's blues, voce e chitarra acustica, con un sax che colora in lontananza, un piccolo gioiello poetico, e Che gran fregatura è l'amor.

Ciliegina sulla torta, Il cielo è di tutti, da una poesia di Gianni Rodari. Un testo impegnativo, apparentemente  una filastrocca per bambini (ma come spesso nelle poesie di Rodari ci si rivolge ai bambini per parlare agli adulti), musicato da Rondelli e ottimamente arrangiato dall'Orchestrino, dove ancora una volta risalta la splendida interpretazione del livornese. Un lavoro che dimostra ancora più che nelle precedenti occasioni le grandi capacità di interprete di Rondelli, nonché di autore, capace di  raccontare la vita di provincia, e di saper giocare con eleganza con l'ironia.

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