V Video

R Recensione

7/10

AA. VV.

Music & Migration II

C'era una volta una creatura mezza uomo e mezza uccello, che abitava in un posto fra le nuvole, in una città chiamata Nuova Nubicucunia. Questa creatura mezza uomo e mezza uccello era molto triste perché non aveva le simpatie degli uccelli (che non si fidavano degli uomini e che quindi in lui vedevano un cacciatore mascherato) e neppure degli uomini perché pensavano o che fosse una spia degli uccelli o un pazzo che si vestiva da mezzo uomo e da mezzo uccello. Il problema risiedeva proprio nel fatto che quando volava, davvero non desiderava altro che stare vicino a qualche airone, o a qualche gru, o anche, semplicemente, ad una rondine. Ma quello che vedeva guardando in basso spesso non gli piaceva affatto.

 

Lui era grande e grosso e riusciva a scorgere le trappole che quelli che avevano gambe e braccia come le sue tendevano ai suoi amati amici di volo e molte erano le volte in cui non riusciva proprio ad aiutarli o a salvarli. E allora se ne stava distante da tutti, perché non voleva vedere né la sorte di quei tanti migratori che non potevano portare a termine il proprio viaggio, né tantomeno quelli con gambe e braccia come lui che di quella sorte erano gli artefici. Lui infatti non volava per rispondere ad un istinto innato che lo spingeva alla ricerca di cibo, ma lo faceva solo assecondano lo strano scherzo che la natura gli aveva fatto.

 

Quindi spesso si rintanava su un terrazzo di qualche grattacielo di nuvole a Nuova Nubicucunia. Il non poter essere d’aiuto a quei migratori con cui condivideva ali e piume era la più grande delle sue afflizioni. Per fortuna, la creatura mezza uomo e mezza uccello, un giorno scoprì che sulla terra non tutti quelli che avevano gambe e braccia come lui seguivano il loro cuore arido; questi esemplari si erano radunati in piccoli stormi e si davano un gran da fare per aiutare gli esseri cosparsi di piume. E un sorriso gli spuntò sulle labbra quando capì, in un caso particolare, che questo amorevole soccorso si metteva in circolo, sulle ali di una musica, una musica bellissima che veniva dal basso...

 

Esiste una associazione che si chiama BirdLife Malta, che risponde ad una organizzazione internazionale dal respiro ancora più ampio e che mette tutte le proprie energie nella tutela e nella conservazione dell’avifauna, proteggendo i “migratori” da trappole, cacciatori, e da qualunque calamità tesa a rendere le soste di questi infaticabili viaggiatori degli arrivi senza ripartenze. Esiste poi una piccola label inglese che “sensibile” lo è per statuto, e che amando la musica come l’espressione più alta delle aspirazioni di artisti non alla ricerca del successo, ha (sin dal suo esordio) sposato l’alta causa di BirdLife Malta realizzando come prima uscita del proprio catalogo il capitolo che ha preceduto quello che oggi facciamo scorrere nelle orecchie e nell’anima: stiamo parlando della Second Language, l’etichetta creata e diretta da Glen Johnson, compositore e leader dei Piano Magic, che con questo nuovo “Music & Migration II” entra nel secondo anno di vita.

 

Durante l’ascolto il parallelismo con la colonna sonora de “Il Popolo Migratore” (ricordate la splendida musica di Bruno Coulais, nella quale intervenivano voci importanti come quelle di Robert Wyatt, Nick Cave?), scatta in modo naturale, in più momenti, specialmente nei frangenti più “minimali” di quella soundtrack (Masters Of The Fields e The Highest Grander interpretate appunto dall’ex- Soft Machine). In realtà la missione che si prefigge il progetto “Music & Migration” è ben lontana dal porsi a sostegno di immagini e quindi strumentale ad un prodotto comunque “commerciale”, seppur ben fatto.

 

Gli artisti chiamati a dare voce e suono a questo “impegno”, sono stati immersi in uno spirito comune, che ha portato alla creazione di un sentire condiviso. Ogni descrizione di paesaggio diventa una storia nella storia più ampia: Birds in my mouth, delicato e suggestivo affresco di Dollboy alla Robert Wyatt (evocativo sin dalla voce), il giochetto elettronico degli Ellis Island Sound in Snowdon Aviary, l'ipnotica melodia folk di The Cutty Wren a cura dei The Hardy Tree, la soave malinconia che increspa We'll Be Birds di Haruko (in cui la voce rimanda alla migliore Dolores O' Riordan), la toccante peregrinazione di The Way Of The Birds dei Piano Magic (un piccolo anticipo delle sembianze che il nuovo album potrà avere), la coniugazione del verbo di Brian Eno messo in atto dai The Home Current in Theme From Mizieb, le dissertazioni ambientali di Dissent En Route di James Brester (in cui ritorna la voce di Glen Johnson), la vibrante emozione acustica di Marissa Nadler in Dead Birds In Arkansaw (un soffio d'anima sulle corde di una chitarra), le lacrime tramutate in note di Between Two Hills del piano di Sophie Hutchings, l’elegia atmosferica di Birds Fly South For Winter dei July Skies, il Medio Oriente in bilico tra loop e tradizione di Bolbol di Chronomad.

Tutto l'album è cosparso di field recordings in cui sono i migratori stessi a far sentire il proprio canto.

L'alta missione che si prefigge questo progetto è solo uno degli aspetti che spinge ad apprezzare quest'album: ognuno degli artisti coinvolti ha fatto confluire nell'esito finale l'essenza della propria ispirazione e della "causa comune", rendendo "Music & Migration II" una raccolta interamente significativa e priva di cali creativi. In questo contesto, la presenza di un packaging singolare (che incorpora uno splendido poster disegnato da Good Pilot e Jeff Teader) e dal gusto artigianale e unico, rende l’idea della cura che sta dietro questa uscita. Un gusto che si ritrova in tutte le uscite della Second Language.

C'era una volta una creatura mezza uomo e mezza uccello, che un giorno, un bel giorno, si vergognò un po' meno ad avere gambe e braccia.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.