Birdengine
The Crooked Mile
Tra fine novembre e dicembre le novità discografiche sono pochissime. Escono per lo più greatest hits confezionati per lo shopping natalizio e dischi oscuri. Molto meglio concentrarsi, certamente, sui secondi: alle luminarie sbrilluccicose, preferire gli angoli bui. Birdengine, alias Lawry Joseph Tilbury, desolato e spettrale lo è al massimo grado e in modo del tutto personale.
Prima di stanza a Brighton, dove ha bazzicato il giro della Woodland Recordings e pubblicato un mini-album e qualche sparso CD-R (“The Black Dictaphone”, tra tutti), ora il ragazzo vive a Tolosa, a ben altre latitudini. Eppure la sua tenebrosità e il suo ghigno dark sono rimasti intatti, e i suoi pezzi hanno mantenuto quel sapore di folk olde england, brughiere fuori dal tempo, inquietudini rusticane e misteri da villaggio contadino che dal 2005 è la cifra di Birdengine. Difficile fare paragoni, perché Tilbury, se non è un naif, è certamente un outsider, nel senso che preferisce ritirarsi nei boschi e non uscirne. Come se nel capanno di Bon Iver ci fosse andato Boduf Songs. E questo suo primo album, per ora solo in formato digitale ma nel 2011 anche su disco, fotografa un artista ormai all’altezza dei migliori cantautori del genere (haunting folk?).
Sono proprio i suoi vocalizzi da lupo solitario a macchiare di una lamentosità penetrante e intensissima tutto il disco, su basi sempre molto scarne, da chitarre di un nylon vecchio muffoso. È qui che Birdengine trova i suoi spazi migliori, lontano dalle convenzioni: i pezzi con la batteria, allora, tranne la tarantolata “Phantom Limb”, sono i meno convincenti. Meglio le divagazioni ubriache, senza traccia di struttura canonica, di “I, Dancing Bear” o “And Accidents Fell From The Sky”, o la musica per antiche corti medievali abitate da fantasmi di “Ghost Club” e “Music At Court”, lied folkloristici con fisarmonica che solo un Matt Elliott in versione bardo gaelico avrebbe potuto concepire. Difficile trovare musica con una capacità evocativa così alta e così precisamente connotata (regni remoti, leggende nere, diavoletti pagani, campagne magiche, simbolismi tetri).
Da cantare c’è un continuo turbamento abitato da animali fantastici e presenze inquietanti, una lunga galleria di scene slegate e pazzie surreali (“Scarecrow and the Londpig”, con un finale elegiaco). Finché cade il brivido abissale (“Hoof”), che più si ascolta più si diventa d’autunno, e poi il requiem kusturicano (“Make Happy”), un po’ gioco un po’ morte.
Dio salvi i dischi oscuri. E i dischi oscuri restino dannati.
Tweet.jpg)
Birdengine The Black Dictaphone
Five O'Clock Heroes Bend to the Breaks
The Antlers Hospice
Manic Street Preachers Journal For Plague Lovers
The Love Language The Love Language
Thee, Stranded Horse Churning Strides
Gus Black The Day I Realized...
Camera Obscura My Maudlin Career
oOoOO oOoOO
The Clientele Bonfires on the Heath
Keep Shelly In Athens Keep Shelly In Athens
DM Clark Neighbourhood Spook
Clara Kindle Moors
The Great Park Spring
Forest Swords Dagger Paths
TwinSisterMoon The Hollow Mountain
Birdengine The Black Dictaphone
My Dear Killer The Electric Dragon of Venus
Wig Smith A Means Of Escape Through A Hedge
Stranded Horse Humbling Tides
Them Crooked Vultures Them Crooked Vultures
Blue Water White Death Blue Water White Death
Foo Fighters Wasting Light
Stuart Warwick The Butcher s Voice
Father Murphy No Room For The Weak
Pavement Crooked Rain, Crooked Rain
Live - Non Voglio Che Clara (Torino, 27 gennaio 2007)
Non Voglio Che Clara Dei Cani
Songs - Francesco De Gregori - Luccisione di Babbo Natale