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R Recensione

7/10

Giulia Millanta

Dropping Down

Ascoltando Dropping Down si ha l’impressione unica di affrontare un viaggio attraverso il mondo restando, in qualche modo, nella nostra provincia italiana. Questo secondo lavoro della cantautrice toscana Giulia Millanta, ricorda nelle intenzioni e nel risultato quello compiuto da uno dei più grandi gruppi folk italiani, i Modena City Ramblers. Il titolo del loro album era emblematico, “Riportando tutto a casa”, a testimoniare l’intenzione di fare propria una cultura straniera conosciuta in un lungo viaggio e riproducendola secondo la propria tradizione, in un mix vivo e ricchissimo di storie e suoni. È così che la musica folk sopravvive nella globalizzazione, vivificandosi attraverso l’esperienza delle sue corrispondenti estere. E Dropping Down ci trasporta in un folk che non si arrende al proprio provincialismo e viaggia, conosce, s’innamora e ritorna, ricco come mai lo è stato.

Anche Giulia riporta a casa quello che per il mondo l’ha fatta innamorare: dall’America newyorkese a quella indie che emerge dalle note spensierate di “A long dark road”, dall’Irlanda impercettibilmente sparsa ovunque, fino alla provincia italiana, dove un vecchio uomo, “The old man”, siede solo in mezzo al chiasso di una festa di paese. Ma non c’è brano che non possa vivere perfettamente in ogni luogo, perché non riesce a restare bloccato in uno spazio definito, viaggiando insieme a Giulia con ogni nota e ogni strumento. Il violino canta più della voce in “Skulls and crossbones”, la chitarra di Ed Gerhard nell’ “Intro” di “The old man” getta il protagonista del brano nella provincia americana dove David Lynch in “Una storia vera” costringe meravigliosamente il “suo” old man a bordo di un tagliaerbe, mentre il sax di Stefano “Cocco” Cantini (collaboratore di Michel Petrucciani e Chet Baker) nello stesso brano fa dell’anziano un danzatore solitario sulla riva di un mare notturno.

“Hotel” è il brano che torna dal primo album, qui in versione acustica, a ribadire qualcosa che se ancora non si fosse compreso, viene detto qui a chiare lettere: “A place in the heart is what I need / a warm home I’ll search forever / and for this I’m planting the seeds”. Giulia sospira come ancora una volta, nonostante lo stupore sempre vivo nel conoscere il mondo, senta la necessità delle proprie radici, del terreno fertile dove piantare tutti i semi che è riuscita a raccogliere durante il viaggio. Ed ecco così riemergere dal passato della sua infanzia “Paranoid”, brano storico dei Black Sabbath, reinterpretato come l’esperienza le ha suggerito, con viola e violini a dargli una profondità sconosciuta. Dropping Down è quindi un cadere giù, uno scivolare in un vuoto ricco di possibilità dove la grande scoperta è capire che non si arriverà mai a toccare il fondo. Non è un vero e proprio cadere, ma piuttosto uno stare sospesi, un fluttuare: “Floating”, come il brano con cui Giulia Millanta chiude l’album.

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