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R Recensione

7/10

Lindi Ortega

Little Red Boots

Una voce tecnicamente ineccepibile che, talvolta, ricorda Dolly Parton per stile ed estensione, sempre perfettamente adagiata sul suono degli strumenti che la accompagnano. Frequenti atmosfere rock, alle quali spesso si alternano e si uniscono anche il folk e il country, generi che risultano quantomeno inusuali se suonati da una giovane donna proveniente dal gelido Canada, ben lontano dalle regioni del Sud degli Stati Uniti d’America, vero cuore pulsante di queste correnti musicali. A tutto ciò, vanno ad aggiungersi anche alcuni episodi soft in stile ballad che contribuiscono ad impreziosire l’intera opera. Testi da vera e propria cantautrice, che affrontano le varie tematiche passando dall’ironia all’autentica poesia senza mai sfociare nella banalità. Un sound leggero, piacevole, quasi sempre orecchiabile e “fresco”, nel senso che riesce ad essere intriso di una certa originalità, nonostante il genere si presti poco a sperimentazioni o rinnovamenti. Un paio di piccoli stivali rossi da indossare, ritrarre in copertina ed utilizzare come titolo, quasi a lanciare un preliminare messaggio a chi anche solo si imbatte nel disco in un negozio o reclamizzato su un giornale. Sono questi i principali ingredienti che Lindi Ortega ha messo dentro al suo Little Red Boots, ultima fatica dopo altri due album e due EP pubblicati nell’arco di circa 10 anni, tutti però limitati al pubblico canadese. Questo album, infatti, è il primo che Indie Lindi propone anche al resto del mondo ed il risultato è, senza dubbio, di pregevole fattura.

Le primissime impressioni di fronte a questo disco sono assolutamente positive: l’apertura è affidata al rockabilly di Little Lie, all’interno del quale emergono i riferimenti, espliciti o inconsci che siano, ad autori del calibro di Johnny Cash o Wanda Jackson. Lindi Ortega riesce più volte a rievocare i fasti di un folk/country in stile primi Los Lobos, Emmylou Harris o, per certi versi, Lynn Anderson (si vedano Blue Bird o Angels) senza però mai scadere nel ripetitivo.

Un passaggio-chiave nell’economia del disco è rivestito dal brano I’m no Elvis Presley, all’interno del quale la Ortega, unendo ironia e modestia, afferma con tono convinto: “Io canto canzoni e suono la chitarra/Questo non fa di me una superstar […]/So di non essere leggendaria/Io non sono niente di straordinario/Forse sei così ordinario anche tu/Non sono Elvis Presley, no!”. Il bello è che adatta queste parole ad un puro brano rock ‘n’ roll, omaggiando doppiamente The Pelvis: prima evitando di mettersi sul suo livello, poi suonando un brano nello stile di cui lui è il maggior esponente. Altro riferimento volutamente malcelato ad Elvis Presley è la citazione della città di Tupelo, che diede i natali proprio al Re del rock 'n' roll, contenuto nel brano Black Fly.

Altro brano molto rappresentativo dello stile di Lindi Ortega è la title track Little Red Boots, capace di evocare situazioni western da vero e proprio saloon. Per quanto riguarda i testi, i punti di forza vengono fuori soprattutto nella seconda metà del disco, in episodi come Dying of another Broken Heart ma soprattutto Fall Down or Fly, che, insieme a So Sad, rappresenta l’unico episodio completamente esule dal resto del disco per quanto riguarda il sound folk/country.

La chiusura del disco è affidata proprio a So Sad, altra ballata molto lenta e delicata, paradossalmente capace di fornire al disco un epilogo più che appropriato, spezzando bene con il resto dell'album stesso, più ritmato e acceso.

In definitiva, per Lindi Ortega questo album rappresenta un ottimo esordio a livello internazionale. La cantautrice si fa apprezzare, oltre che per la sua voce stupenda, anche per le sue indiscusse capacità nel suonare strumenti poco convenzionali. Insieme alla chitarra ed al pianoforte, Lindi suona anche il banjo, l’ukulele e la chitarra resofonica (maggiormente conosciuta come “Dobro”, dal nome di un marchio appartenente al gruppo Gibson). Gli arrangiamenti del disco, infatti, risultano essere di ottima qualità, anche grazie alle doti dei vari componenti della band che accompagnano l'artista di Toronto. Tornando a focalizzare l’attenzione sulle capacità vocali della cantante, è assolutamente da sottolineare la bravura nel rimanere sempre in piena sintonia con l’accompagnamento musicale e nel gestire in maniera impeccabile la ricerca del virtuosismo. Una musicista completa, insomma, che adesso ha soltanto da sfruttare al massimo tutta la sua tecnica e le sue qualità per riconfermarsi anche in futuro.

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Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 2 voti.
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Giuseppe Ienopoli (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:55 del 7 febbraio 2014 ha scritto:

... bella, brava e intrigante con gli stivaletti rossi e anche senza!!

... una timbrica vocale personalissima e originale che si intrufola nelle tube uditive, invade i meandri cerebrali e invano tenti di liberartene ... ha perfettamente ragione il recensore ... non è il solito country ... c'è una marcia in più carburata dagli arrangiamenti che propongono sonorità innovative per un genere così abusato.

Ci sono dei pezzi veramente irresistibili ... ma li tengo per me ... è un'ingiustizia discriminare, il disco è da adottare senza riserve!

P.S. ... ho riletto la recensione e mi sa tanto che il recensore sia completamente "incottato" della signorina Ortega! ... ho quasi l'impressione che ne abbia una conoscenza diretta e approfondita, ma difficilmente ce lo confermerà!

g.falzetta, autore, alle 15:01 del 9 febbraio 2014 ha scritto:

Ahahahahahah

Effettivamente, ero ad un passo dal conoscerla di persona; 28.2.2012 presso il locale Mascotte di Zurigo. Mi andò molto male, anche se durante il concerto, al mio grido: "Marry me, please!" lei rispose: "Ok! When?!".

In compenso, custodisco gelosamente la copia (demo) del disco (inviatami proprio da SdM.it per la recensione) da lei autografata con dedica. Purtroppo la mia "conoscenza diretta e approfondita" si ferma qui... Ah, dimenticavo di aggiungere che, ai tempi, mi fece privatamente i complimenti per la recensione.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8,5 questo disco) alle 15:50 del 11 febbraio 2014 ha scritto:

Che tu avessi “le mani in pasta” mi era ormai noto, ma non pensavo a questi livelli … Miss Ortega ha sicuramente gradito perché ritornerà a brevissimo dalle tue parti!

February 25, 2014 – live in Kaufleuten, Zurich, Switzerland;

February 26, 2014 – live in Bleu Lezard, Lausanne, Switzerland.

Sei già “intickettato”? … per restare in sintonia … io consiglio reverse cowgirl position e Peppe naturalmente in perfect look …

g.falzetta, autore, alle 19:14 del 11 febbraio 2014 ha scritto:

Ho appreso della data di Zurigo appena un'ora fa. Mi sto mobilitando, dovrei farci un salto anche se non è sicuro: sono in periodo di risparmio a causa dell'enorme mole di vinili acquistata negli ultimi giorni!!!

g.falzetta, autore, alle 1:47 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

Giusto per completezza d'informazione...

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:38 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

... adesso ci crediamo di più!

E' un accavallo da 110 e lode ... bella e "fortunata" anche la custodia della sua chitarra!

Mi sa che dovresti andare al Kaufleuten per un' intervista esclusiva ... costi quel che costi ... (?)

L' Ariella al completo fa il tifo per te!

P.S. Mi è oscuro il significato di XOX che precede l' autografo ...

REBBY alle 14:54 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

Non hai mai avuto amiche anglosassoni eh

XOX = baci ed abbracci XXX = baci

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:09 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

... ebbene sì, Watson! ... per una volta mi hai sgamato, REBBY maldito! ... anche se a te "queste veline" le fornisce sicuramente il tuo amico di Kennington più che le girlfriends di madrelingua ...

... da inguaribile ottimista, la presenza di ben due X mi avevano dirottato verso "esternazioni" più impegnative e gratificanti ... ma sono ugualmente contento per il mio assistito ... possiamo vincere la causa?! ... tu che dici?

g.falzetta, autore, alle 11:13 del 18 febbraio 2014 ha scritto:

E' una gran bella donna, non c'è che dire. Ma ahimè gli XOX sono stati meramente virtuali. Ci riproviamo martedì prossimo!!!