R Recensione

7,5/10

Lonesome Southern Comfort Company

Lonesome Southern Comfort Company

Il fatto, signori, è che c’è un mondo là fuori, un mondo che ha bisogno di essere raccontato, urlato, cantato…Il compito non può che spettare ad una generazione che ha vissuto sulla propria pelle (o quasi) le proteste di Seattle, il massacro di Genova, l’impero di Bush, il crollo delle Torri Gemelle, le guerre in Afghanistan e Iraq. Il fatto è che per questo compito i generi musicali non c’entrano, o perlomeno sono puramente funzionali alla ricezione del messaggio. Che poi quaranta anni fa uno come Bob Dylan abbia colto due piccioni con una fava non ci interessa in questa sede. Perché come diceva Mc Luhan: “Il mezzo è il messaggio”, e quale mezzo migliore del folk-rock per dar sfogo alla voce di una generazione arrabbiata, frustrata, esasperata?

John Robbiano di Lugano, Svizzera, ha deciso quindi di tirare fuori la voce dopo anni di musica strumentale di gruppo e incarnare questa generazione con il suo progetto solista chiamato The Lonesome Southern Comfort Company.

Si tratta di musica dai forti connotati politici e di protesta, ma che non si limita solamente a questo. La rievocazione di sonorità folk riesce a risultare estremamente attuale e dotata di un’interessante dose di stranezza (dovuta in particolare alla provenienza dell’artista), nonché di una barcollante venatura alcolica e delirante che permea ogni pezzo.

I pezzi si mantengono dunque sempre in bilico tra le aperture melodiche dell’ultimo Eddie Vedder (quello della colonna sonora di Into The Wild per intenderci) ed un folk grezzo macchiato qua e là di territorialismi southern rock e di divagazioni ubriache.

Dopo la prima Train Song, che pare voler rievocare John Fahey e la sua pacatezza campagnola, arriva uno dei pezzi più acidi del disco, Sappony Church, un lento brulicare di elettricità presto liberata in tutta la sua forza per uno sfogo propiziatorio ed onirico, malevolmente minaccioso e carico di fascino rovente.

Ma ecco che Back Home Every Night At 2 a.m. inaugura la prima di una succulenta serie di canzoni folk piene ed intense, con chitarre acustiche dall’incedere ritmico e deciso, disturbate da pochissimi altri elementi, tra i quali i secchi battiti della batteria e da scarne turbolenze elettriche. Blacklisted aggiunge al tutto una dirompente malinconia e dolcezza (bellissima la chitarra solista a contrappuntare le pennate ritmiche della seconda) , unita ad un forte contenuto di rivendicazione identitaria e antiamericana: “She said I was stupid and blind, she said I was just a socialist, she was happy and proud when president Bush declare the war in Iraq…” con tanto di coretto nel ritornello e violino ad aumentare l‘incisività del brano.

Un’altra sferzata psichedelica con Chalmette Plantation, un tocco tradizionalista col folk sudista di Road To D.C. ed eccoci al primo culmine contenutistico e stilistico dell’album: all’ascolto di Original Choir Of The Republican Party capiamo finalmente che quello di cui abbiamo bisogno è proprio questo menestrello enfatico impegnato a condannare con forza e con strenuo moralismo i mali di questa società (elencati sul finale sorretto da una leggera sezione d’archi: Rudolph Giuliani, Condoleeza Rice, Ronald Rumsfield…). E John Robbiano come menestrello di protesta funziona benissimo, ve lo assicuro.

Impossibile non citare la forza comunicativa di pezzi come Noe Valley Resurrection, Operation Sensation Showdown (sul rapimento di Giuliana Sgrena e la tragica morte di Calipari), Silverdome ’94 e la conclusiva Operation Swashbuckle, colossale e logorante delirio strumentale ricolmo di potenzialità psichedeliche e corrosive. Ad addolcire il tutto, con un po’ di pazienza, ecco l’ultimo regalo della ghost track, una ballata soffusa e pacata, morbida e rallentata.

Questa, signori, è una recensione di parte, non c’è niente da fare. Perché ogni generazione deve avere il proprio Bob Dylan. E The Lonesome Southern Comfort Company con il suo album sta violentemente arrogandosi il diritto di assumersi l’onere di ricoprire questo ruolo.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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ozzy(d) alle 17:57 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

ottima recensione, e proposta molto, molto interessante.