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R Recensione

7/10

Loris Vescovo

Penisolâti

Parliamo con colpevole ritardo del nuovo lavoro di Loris Vescovo, il quarto della sua discografia, uscito questa estate. Ci ritorniamo ora, grazie anche alla Targa Tenco appena ricevuta come miglior disco del 2014 nella sezione Album in dialetto, anche se per il cantautore friulano questa definizione sembrerebbe limitante. Perché il friulano si configura come vera e propria lingua più che come dialetto, e perché Vescovo non si limita a riprendere il linguaggio della tradizione, come solitamente accade per chi usa il dialetto, né per la lingua propriamente detta, né per il linguaggio musicale utilizzato. Da artista eclettico qual è, e supportato da una band di musicisti eccellenti, Vescovo riesce infatti ancora una volta a fondere tra loro musiche di provenienze diverse, creando un suono unico e originale.  

Il disco stupisce già dal primo brano, Cui Isal, che tratta del tema dei migranti, dove il friulano si unisce ad una musica jazz dall’andatura sincopata, che occhieggia al reggae e all’afro beat, in una esplosione di suoni e colori, in cui spiccano piano, contrabbasso e fiati. Nella seguente BenAnDANTI, primo caso di brano dedicato all’esercito delle badanti (si stima che in Italia siano più di un milione), una ninna nanna ucraina apre ad una melodia di impronta jazz che si sposa a colori brasiliani, paragonando le badanti di oggi con i benandanti di una volta. Come spiega lo stesso Vescovo, questi erano quasi degli sciamani che curavano e portavano del bene ed energie positive. Le badanti io le vedo un po’ come dei benandanti, delle sacerdotesse della vecchiaia e del trapasso.

Questo unire culture musicali e popolari diverse lo ritroviamo in Barcarolo, dove il suono evocativo della ghironda apre il brano, un tradizionale veneziano rivisitato con un arrangiamento jazzato, e in Ce Mai Sarà, con la bella voce di Claudia Grimaz ai cori, uno slow jazzato, con un grande Mark Harris al piano, per un tradizionale poeticamente splendido, che arriva dal villaggio alpino di Gavigliana. E’ la dimostrazione di come si possa riprendere la tradizione, dandole un vestito nuovo e rispettoso ad un tempo. In Aghe e Asêt è invece il blues ad unirsi alla lingua friulana, per raccontare una storia ambientata alla fine dell’800 nella valle di Resia, nord est italiano, al confine con la Slovenia, con splendidi soli di tromba e hammond. Un suono folk fa da intro a Recessio (hungover passio), brano che subito si trasforma: fiati e batteria creano ritmi funky jazz, per raccontare la passione del post sbornia da crescita economica, la deindustrializzazione, l’immigrazione, e un Friuli che non c’è più.

Vescovo colpisce anche con una buona dose di ironia sui mali del nostro paese e del nostro tempo. In Velilla (crasi tra velina e balilla), uno splendido e geniale mash up tra un canto popolare del ventennio, riaggiornato e rivoltato nel testo, e una musica che richiama alla mente il western alla Morricone, per cantare di Ruby, Silvio, bunga bunga, veline e letterine. In Vadrans per colpire la mancanza di comunicazione tra le persone, sublimata dalle varie attività pseudo ginniche tanto di moda (faccio yoga sub pilates salsa reiki judo, il lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì sabato no, e anche kung fu capoeira acquagym e haikido, ma la  domenica suona ancora vuota, una volta tanto amarsi e amarsi di vero cuore, e ora nemmeno fare caso se si scoppia o se si muore).

La title track Penisolâti, cantata in italiano, spiega il titolo del disco, l’isolamento e il distacco, con due splendide strofe (Penisolati si siamo noi, si sono aperte le alpi e poi, siam capitati dove prima mai, sperduti persi sai, Caraibi alati dottori hawaii, atolli andati buscando guai, mediterranei televisi bui, marionette dei fatti sui, penisolati), e i suoni jazz incontrano ancora gli strumenti popolari della tradizione.

Un disco davvero splendido, in cui il cantautore friulano prosegue la sua ricerca senza confini musicali e geografici. Coadiuvato da una band formidabile (Leo Virgili trombone, chitarra - Simone Serafini contrabbasso - Mark Harris pianoforte, piano fender hammond - Ivan Ciccarelli, batteria e percussioni - Claudia Grimaz voce) Loris Vescovo riesce a creare un suono che, pur avendo numerosi riferimenti musicali diversi, non dà l’impressione di unirli in maniera forzosa, e per questo, ad un tempo, internazionale e legato alle radici tradizionali locali.

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