R Recensione

8/10

Mia Doi Todd

Gea

Gea, terra, una parola significativa, indispensabile per ogni essere umano, incapace di immaginare la propria esistenza senza poggiare i piedi su di essa. Ed il fatto che il settimo album di questa cantautrice di Los Angeles si intitoli proprio Gea è quanto mai significativo, perché è un titolo che introduce l’intento principale dell’album: quello di celebrare questa nostra terra, mescolandocisi inscindibilmente, anima e corpo, nella sua dimensione più fisica, quella fatta di fango, polvere, rocce ed erba.

La musica di Mia mira dunque a questo, tramite una sensibilissima ricerca di estrema genuinità, di una semplicità esecutiva e strumentale ricca però di fascino e di poesia, colma di valenze introspettive si, ma mai trascendentali o metafisiche. L’Io che in questo lavoro traspare è orgogliosamente ed irrimediabilmente ancorato ad un suolo, più o meno tropicale, che funge da ispiratore per mantra scarni e litanie religiosamente pagane.

Come River Of Life/The Yes Song, con i suoi dieci minuti circolari, fatti di arpeggi delicati e percussioni tribali, un’apologia sommessa volta ad una carnalità umile ma sacra, rivestita con sapiente cura ed evocatività da un trascendentale panismo. “Tutto gira” e noi ci mescoliamo all’acqua, alla terra, agli alberi, al cielo, sentendoci un tutt’uno con questa dimensione terrena di cui troppo spesso ci sentiamo ostaggi. Dieci minuti fatti di una poetica spogliata del superfluo, primitivamente sensuale, che riesce a renderci emotivamente partecipi di un fluire denso ed illuminante. Proprio questo sarà il punto di forza di tutto l’album, ripresentandosi in ogni brano, a partire dal successivo Night Of A Thousand Kisses, dove emerge con forza una sensualità calda e umida grazie tanto alla voce suadente di Mia quanto alle atmosfere sonore create dalla leggerezza strumentale: l’essenziale reiterarsi degli arpeggi conferisce grandissima enfasi ai fiati che ogni tanto giungono ad accarezzare il pezzo.

Big Bad Wolf & Black Widow Spider, favola malinconica ed esotica, riesce a fare di una minima variazione melodica qualcosa di poeticamente immenso, donando dolcezza e sinuosità ad un’atmosfera prevalentemente selvaggia e a suo modo minacciosa, completata egregiamente, qualche traccia dopo, da Wolf Reprise, dove la chitarra, accompagnata dalle percussioni, viene lasciata libera di esprimersi, facendolo ovviamente nel migliore dei modi. Il romanticismo sognante di Sleepless Night, con i suoi arrangiamenti timidi ma incisivi, la latina e calda Esperar Es Caro, l’esploit tropical di Kokoro e l’intrigante ed erotica Borrow You, aggiungono mille altre sfumature a questo splendido susseguirsi di canzoni, rendendoci sempre più affascinati da questa abilissima cantautrice e dalle sue evocative atmosfere.

Chiudono il disco In The End, che con la sua rassegnata drammaticità si lega ad un umore che permea l’album di un'estrema malinconia, a cui però si contrappone Old World New World, capace di spezzare questo umore cupo con una ventata di solare e gioiosa spensieratezza.

Proprio quello che ci voleva per concludere al meglio l’ascolto di quello che, a mio parere, è un album notevole e pregnante, delicato ma estremamente intenso. E la mia risposta a quel “Can I borrow you” ripetuto poco fa da Mia non può essere che " certamente si".

V Voti

Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 6 voti.
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REBBY 6/10
rubens 6/10

C Commenti

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simone coacci (ha votato 7 questo disco) alle 17:12 del 22 marzo 2008 ha scritto:

Mia si libra fra la tradizione freak della california (mantra, percussionismi a mano, iteratività) e unc certo (neo)classicismo da camera (jazz, parlour ballad, melismi). Lo fa con un certo gusto ("Sleepless nights", "In the end") ed eleganza cristallina, persino troppa: manca però quel quid di follia erasmiana, quel tocco intimo, accorato, magari anche sgraziato, che ti rende inconfondibile. Quello, insomma, che i 10 minuti di "River of life/The yes song", lasciavano presagire. Opera bellina, pero, un po' come il suo ritratto a pastello in copertina.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 17:37 del 7 aprile 2008 ha scritto:

The Yes song(forse un pelo troppo lunga) e Sleepless night sono bei momenti, ma l'album,

nel suo insieme è talvolta noioso.

fabfabfab (ha votato 6 questo disco) alle 14:50 del 26 agosto 2008 ha scritto:

Rilevo e sottolineo le parole di Simone. Un po' pallido.

Cas, autore, alle 19:26 del 26 agosto 2008 ha scritto:

beh a dire la verità con il tempo mi è scaduto un pochino anche a me...in ogni caso non di tanto, rimane sempre un lavoro incantevole.