Mumford and Sons
Sigh No More
Se credevate che in tempi di crisi questo 2009 non avrebbe potuto più regalarci granchè vi sbagliavate di grosso. Direttamente dalla scene folk della west london giunge un gruppo che rimetterà in discussione tutte le vostre certezze. Dunque, accomodatevi, mettetevi un po’ di pietre in tasca e reggetevi forte perché un’inesorabile tempesta musicale firmata Mumford and Sons vi travolgerà.
Giunti al loro album d’esordio, dopo tre ep niente male, la band londinese, che di londinese ha poco e niente, si candida ufficialmente come rivelazione dell’anno. “Sigh no more”, entrato subito #11 nelle charts inglesi è un disco ricco, travolgente, erotico. C’è l’induzione al desiderio, la fase della ritenzione e infine il cedimento emotivo. Una resa melodica, senza mezzi termini, perfetta. Arrangiamenti eclettici e di estrema evocatività in cui non si negano assoli di tromba, fughe tastieristiche, cavalcate di banjo e l'immensa raffinatezza del contrabbasso accompagnano un cantato che attraverso l'alternanza tra individualismo e coralità dipinge chiaroscuri di una profondità estrema. Un disco che senza timore spazia tra la tradizionale musica folk inglese e i turbolenti bluesgrass americani.
Sigh no more è una grande festa capace di emozionare e divertire allo stesso tempo. Un climax costante che non lascia fiato all’ascoltatore, un continuo rilanciare, pieno di rischi certo, ma che difficilmente vi lascerà illesi. La titletrack mostra tutta la sua sfacciataggine già nell’essere posizionata in apertura del disco in cui non mancano le strizzatine d’occhio al pubblico meno incline al folk e maggiormente radio friendly (Little Lion Man).
La gavetta folk fa sentire i suoi effetti in vari pezzi (Awake my soul, Winter Winds), nei quali si ha l’impressione che i nostri non conoscano alcun ritegno, alcun limite e l’unica certezza che mostrano è quella del perenne rilancio, equilibrato, divertente, semplicemente riuscito.
Pezzi più maturi come Thistle & Weeds sanno di guanto di sfida lanciato Chris Martin e soci. After the storm è la sigaretta dopo l’amplesso, un arrivederci che lascia confusione, dubbi e una certezza: di questo disco se ne parlerà parecchio.
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