R Recensione

8/10

Mumford and Sons

Sigh No More

Se credevate che in tempi di crisi questo 2009 non avrebbe potuto più regalarci granchè vi sbagliavate di grosso. Direttamente dalla scene folk della west london giunge un gruppo che rimetterà in discussione tutte le vostre certezze. Dunque, accomodatevi, mettetevi un po’ di pietre in tasca e reggetevi forte perché un’inesorabile tempesta musicale firmata Mumford and Sons vi travolgerà.

Giunti al loro album d’esordio, dopo tre ep niente male, la band londinese, che di londinese ha poco e niente, si candida ufficialmente come rivelazione dell’anno. “Sigh no more”, entrato subito #11 nelle charts inglesi è un disco ricco, travolgente, erotico. C’è l’induzione al desiderio, la fase della ritenzione e infine il cedimento emotivo. Una resa melodica, senza mezzi termini, perfetta. Arrangiamenti eclettici e di estrema evocatività in cui non si negano assoli di tromba, fughe tastieristiche, cavalcate di banjo e l'immensa raffinatezza del contrabbasso accompagnano un cantato che attraverso l'alternanza tra individualismo e coralità dipinge chiaroscuri di una profondità estrema. Un disco che senza timore spazia tra la tradizionale musica folk inglese e i turbolenti bluesgrass americani.

Sigh no more è una grande festa capace di emozionare e divertire allo stesso tempo. Un climax costante che non lascia fiato all’ascoltatore, un continuo rilanciare, pieno di rischi certo, ma che difficilmente vi lascerà illesi. La titletrack mostra tutta la sua sfacciataggine già nell’essere posizionata in apertura del disco in cui non mancano le strizzatine d’occhio al pubblico meno incline al folk e maggiormente radio friendly (Little Lion Man).

La gavetta folk fa sentire i suoi effetti in vari pezzi (Awake my soul, Winter Winds), nei quali si ha l’impressione che i nostri non conoscano alcun ritegno, alcun limite e l’unica certezza che mostrano è quella del perenne rilancio, equilibrato, divertente, semplicemente riuscito.

Pezzi più maturi come Thistle & Weeds sanno di guanto di sfida lanciato Chris Martin e soci. After the storm è la sigaretta dopo l’amplesso, un arrivederci che lascia confusione, dubbi e una certezza: di questo disco se ne parlerà parecchio.

V Voti

Voto degli utenti: 5,9/10 in media su 20 voti.
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chinaski 10/10
target 5/10
Stipe 8/10
REBBY 5/10
Emash 7/10
Dusk 8/10
NDP 0,5/10
inter1964 5,5/10

C Commenti

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Luca Minutolo (ha votato 5 questo disco) alle 9:07 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

mmhhh...Questa recensione m'intriga...non ho mai sentito parlare di questo gruppo...Mi informerò....

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 16:30 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

Gianluca, ho letto una rece di questo disco su un altro sito (non bello come il nostro chiaramente eheh) in cui si dice che in alcuni passaggi ricorda i Fanfarlo (che a me piacciono tanto sigh). Me lo puoi confermare anche tu? Perchè se

così fosse lo metto subito "davanti" nella mia

lista dei prossimi ascolti....

chinaski, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 17:29 del 21 ottobre 2009 ha scritto:

X Rebby: Vero. Ricordano molto i Fanfarlo soprattutto nella loro veste più propriamente folk.

target (ha votato 5 questo disco) alle 18:02 del 22 ottobre 2009 ha scritto:

Ascoltato più volte, ma proprio non mi dice nulla. Mi sembra un lavoro ruffiano quanto basta, che si pone sulla scia dell'onda folk-pop più recente, trasportando i Fleet Foxes in Europa (molti echi nella title-track e in "timshel") e mescolandoli con un istinto melodico di casa inglese (Coldplay, sì, se gli si desse un banjo in mano e un capello a tesa larga da countrymen), ultimamente più scozzese (Frightened Rabbit, We Were Promised Jetpacks, per la frenesia e per certe 'cavalcate' melodiche). Non ci sento passione, si resta molto in superficie, e l'ottima produzione e gli arrangiamenti zelanti, per cui tutto sta al proprio posto con precisione certosina, hanno, alle mie orecchie, una carica di prevedibilità troppo forte. Il paragone con i Fanfarlo, Rebby, non regge molto, se non per inquadrare in modo vago il 'mood' del disco: quelli guardavano quasi soltanto al modello Arcade Fire, mentre qui predomina l'elemento country-folk, con cui si ricopre un gusto melodico tutto inglese. L'abbinamento, per me, non funziona.

Luca Minutolo (ha votato 5 questo disco) alle 11:09 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

bah.....non mi dicono niente....Mi pare un pò esagerato metterlo addirittura fra gli album dell'anno....De gustibus...

Luca Minutolo (ha votato 5 questo disco) alle 11:10 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

Ooppss...

Ho appena notato che è stato tolto dalla lista degli album dell'anno...Ritiro la mia critica...

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 11:21 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

Scusa Luca, sono qui da più di 2 anni, ma non ho

capito. Quale sarebbe la lista degli album dell'anno???

target (ha votato 5 questo disco) alle 11:28 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

Credo che intenda i 'rolling records' qui sopra. Ovviamente la lista e la classifica si formano con i voti di tutti gli utenti (evviva la democrazia). Quindi il disco non è stato né messo né tolto dalla lista, ma ci è entrato e poi uscito attraverso i pareri degli storiadellamusicisti.

Luca Minutolo (ha votato 5 questo disco) alle 11:30 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

Intendevo proprio quello...Comunque non sapevo che la striscia viene compilata a sceonda dei voti degli utenti...

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 11:44 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

"... la classifica si forma con i voti degli utenti ..."

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 11:50 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

... e soprattutto dei recensori. Se un recensore

da 7 o meno vedrai che alla fine nella "lista degli album dell'anno" non ci può essere.

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 17:52 del 28 ottobre 2009 ha scritto:

Alle mie orecchie un album di ordinario folk-rock

anglo-americano. Roba da "Mucchio selvaggio"(eheh)

Per i miei gusti molto meglio i Fanfarlo ed anche i Fleet foxes. Ma non trovo sorprendente che un

folkster come Gianluca ne gioisca così tanto ( e

nemmeno che preferisca big tony a little patrick)

Emash (ha votato 7 questo disco) alle 22:57 del 13 novembre 2009 ha scritto:

Dunque, ascoltato e riascoltato. Pezzi dalla struttura prevedibile, alla terza capisci come gira lo schema: attacco soft, voce solista, pochi strumenti, poi tutti si aggiungono, e alla fine esplode il finale che ribadisce la melodia portante ma in un'immensa coralità vocale (da qui i probabili riferimenti ai fleet foxes) e strumentale. Detto ciò, però, che pezzi! Mi spiazza un po' l'insufficienza targettiana, io ci sento invece molta passione, la percepisco come una coralità sentita e molto affiatata, e il minuto e mezzo finale di ogni brano è puntualmente una gioia!

Roberto_Perissinotto (ha votato 8 questo disco) alle 17:41 del 2 marzo 2010 ha scritto:

Ok,non nuovo...ma appassionante! Per me questi ragazzoni country-tempered ci sanno fare...non ai livelli dei fleet foxes, come ho sentito dire da qualcuno, ma a me il disco piace.

J.J.FOX (ha votato 7 questo disco) alle 23:12 del 16 dicembre 2010 ha scritto:

A me non e' dispiaciuto per niente....li ho sentiti "live" in un paio di trasmissioni e devo dire che anche dal vivo ci sanno fare.

bill_carson (ha votato 6 questo disco) alle 9:36 del 13 agosto 2011 ha scritto:

sopravvalutati.

6,5