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R Recensione

7/10

New Bums

Voices in a Rented Room

Ben Chasny (Six Organs of Admittance, Comets on Fire) e Donovan Quinn (Skygreen Leopards), assieme, formano i New Bums. Il loro Voices in a Rented Room è un lavoro che appiana le pulsioni sperimentali di due autori impegnati da lungo tempo in una avventurosa rilettura del folk, in ogni sua forma. L'album licenziato da Drag City, nonostante la sua lunga incubazione (durata cinque anni), rappresenta un sopraffino sforzo di essenzialità ed eleganza compositiva. Canzoni per chitarra e voce, strutture lineari, roba semplice, ma tutt'altro che spartana.

Ascoltando alcuni pezzi dell'album (si prenda la lieve ballata di It's the Way, che potrebbe benissimo arrivare da Asleep on the Floodplain) torna alla mente il miglior gusto melodico di Chasny, inserito però in più comode vesti: raramente i pezzi superano i tre minuti e mezzo. Così la prima Black Bough, con i suoi quasi cinque minuti di durata, è una delle prove più lunghe del lotto: un malinconico brano contemporary-folk appena impreziosito dagli arrangiamenti essenziali di un piano e di una sinuosa chitarra solista. La voce è di Ben Chasny, il songwriting risente invece della perizia di Quinn, considerato non a caso dal collega “one of the best lyricist out there today”. Segue la bellissima filastrocca acustica di Pigeon Town, duetto sognante tra Chasny e Quinn, che ci regalano una piccola gemma, che fa il paio -completando un trittico di alto valore- con la successiva You're Girlfriend Might Be a Cop, altro mirabile esempio di sintesi e buona scrittura.

Si continua con la ballad d'altri tempi di Sometimes You Crash (dove imperano i Big Star del capolavoro 3rd, paragone impossibile da non rimarcare), con il folk-blues di Your Bullshit, con i graziosissimi interplay tra chitarre acustiche della psichedelica Burned, o la sognante e micidiale Town on the Water, con i virtuosismi di Chasny che scivolano leggiadri sulla scura linea di violoncello sullo sfondo.

Un lavoro che dimostra, ancora una volta, quanto importante sia per il folk contemporaneo Ben Chasny. E quanto sia da scoprire la figura dell'ottimo Donovan Quinn. I dodici brani in scaletta assolvono nel migliore dei modi entrambe le funzioni. Tutto da assaporare.

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