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R Recensione

8/10

Newpoli

Mediterraneo

Il quinto album dei Newpoli si concentra sul Mediterraneo, un mare che la band di stanza a Boston vuole considerare come un ponte tra le varie culture che vi si affacciano, e non come un muro che le divide. Si parla quindi di emigrazione in più di un’occasione in questo viaggio nelle musiche del sud Italia, viaggio che parte proprio da “Mediterraneo”: un brano che ci fa subito entrare nel tema centrale del disco, l’emigrazione, e nel mondo musicale di questa formazione eterogenea per provenienze e culture (Carmen Marsico e Angela Rossi canto, Fabio Pirozzolo tamburello e canto, Björn Wennås chitarra battente, mandola e chitarra classica, Jussi Reijonen oud, mandola e chitarra classica, Daniel Meyers zampogna, ciaramella e flauti diritti, Karen Burciaga violino e Jeff McAuliffe contrabbasso). I suoni che ritroviamo nel disco partono dalla tradizione del sud Italia, ma sono aperti alle contaminazioni, passando dalle vicine Turchia e Grecia per arrivare fino al Nord Africa, senza dimenticare le influenze provenienti dal mondo arabo o dall’Albania, già presenti in alcune zone del sud.

La base di partenza è comunque la musica tradizionale del sud, in cui spiccano tarantelle e pizziche. “Nu pizzicu” è una tradizionale pizzica salentina, sostenuta dal ritmo travolgente dei tamburelli, su cui svettano le due voci femminili, che si chiude in un canto corale con una vera e propria esplosione di suoni, diventando un inno alla danza e alla gioia. Altrettanto riuscita la rielaborazione di “Pizzica degli Ucci”, una dolcissima ninna nanna tradizionale per voce e mandola che si trasforma in una pizzica scatenata, in cui le due voci femminili si alternano in un botta e risposta, mentre poco alla volta entrano tutti gli strumenti, in un vortice in cui è impossibile stare fermi. Un esempio perfetto di cosa vuol dire far vivere la tradizione. Ottime anche la ripresa di “Lo jocu di la palumbella” (dal repertorio di Taranproject) in cui le voci si alternano in un turbine di suoni e colori, e la rielaborazione del tradizionale “Lu poveru Vicenzino”, costruita con un crescendo vorticoso che parte dalle sole voci per poi aggiungere, di volta in volta, percussioni, chitarre e strumenti vari, per concludersi di nuovo con le sole voci.    

Gli otto componenti della band sono davvero musicisti straordinari, e danno prova della loro perizia tecnica in “Tarantella avernetella”, un brano tradizionale proveniente dalla Basilicata, che rivisitano in modo splendido, unendolo ad un canto tradizionale sempre proveniente dalla stessa regione. I Newpoli si impossessano della musica tradizionale, che maneggiano con tale padronanza che brani originali come lo strumentale “Tarantella della Sciffra” o la tammurriata in napoletano “'Na voce sola”, potrebbero passare per brani tradizionali. Un brano, quest’ultimo, che è anche un invito rivolto ad ognuno di noi a farsi attore principale del cambiamento che si vorrebbe per la propria comunità.

Molto belle anche le ballate, dal lento “Me ne vogghje scenni 'n fintanella”, in cui spiccano la voce di Angela Rossi ed il violino di Karen Burciaga, a “Lagr'm'” con lo splendido alternarsi e intrecciarsi delle due bellissime voci di Carmen Marsico e Angela Rossi. Brano che nasce da un viaggio in Lucania, con dentro influenze di ritmi arabi. La ricerca nei suoni e nelle contaminazioni dei Newpoli arriva fino all’Africa con “Iere sera”: qui un testo tradizionale di un canto proveniente dal foggiano viene accompagnato da una musica composta dalla band, creando un brano che profuma di desert blues e ritmi africani. Una musica emigrante, come emigranti sono i componenti della band di Boston (basta leggere i loco cognomi), e le vite raccontate in molti dei brani presenti nel disco, a partire da quella “So' Emigrant'” in cui Angela Rossi racconta la sua storia di figlia di emigranti del sud Italia trasferitisi al nord negli anni ’70, e a sua volta emigrata negli Stati Uniti.

Un disco davvero splendido, che racconta storie di emigranti di ieri e di oggi, con l’intento di tramandare la tradizione musicale del sud Italia senza paura di contaminarla, sapendo che la contaminazione è il modo migliore per mantenerla viva.

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Voto degli utenti: 2/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

Ci sono 4 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Wonderful (ha votato 2 questo disco) alle 19:57 del 16 dicembre 2018 ha scritto:

Vado subito a cercarlo!!!

Wonderful (ha votato 2 questo disco) alle 20:09 del 16 dicembre 2018 ha scritto:

Mah! A Lecce si trova di meglio...

zagor alle 20:44 del 16 dicembre 2018 ha scritto:

tipo i Negramaro? spero di no LOL

Wonderful (ha votato 2 questo disco) alle 21:41 del 16 dicembre 2018 ha scritto:

No! Tipo i Nidi d'Arac o le tante bande folkloristiche che suonano taranta.