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R Recensione

8/10

The Tallest Man On Earth

The Wild Hunt

Tagliamo subito la testa al toro.

Ovunque si scriva di Kristian Matsson ecco che il paragone con Bob Dylan salta immancabilmente fuori. Non prendiamoci in giro dunque: evitare il discorso sarebbe disonesto, girarci troppo intorno inutilmente arduo.

Per cui eccoci qua: The Tallest Man On Earth vede in Bob Dylan il suo massimo ispiratore, la fonte primaria da cui abbeverarsi per muovere i propri passi. Banalità certo, ma come detto prima doverosa.

Eppure già con lo scorso Shallow Grave si notava che non si potevano ridurre tutti gli sforzi di Matsson ad un semplice ricalcare quanto già fatto dal bardo Dylan 40 anni fa. E ancora questa volta notiamo la presenza di un' impronta del tutto peculiare nelle composizioni di The Wild Hunt, una sensibilità interamente riconducibile all'esecutore e al suo contesto (la Svezia), nonché una leggerezza invidiabile, capace di rinfrescare il folk purista di cui sono intrisi tutti i brani riuscendo nella difficile impresa di non farli scadere nel passatismo.

E' dunque la personalità dirompente di Matsson a trapelare dai suoi brani, la qual cosa, già di per sé, è stupefacente se consideriamo il genere e le fonti d'ispirazione.

Il vivace senso della melodia è ciò che svecchia l'atmosfera, dotandola di una carica vitale, frizzante e moderna capace anche di far tirare lunghi sospiri malinconici. Il tocco alla chitarra dell'uomo più alto della terra è poi del tutto inconfondibile: guizzante e ricco, ritmico e denso, perfettamente in grado di riempire gli spazi che ci aspetteremmo lasciati vuoti dall'arcaica combinazione voce-chitarra acustica. E invece no, le pennate di Matsson tessono fitte trame che, insieme alla voce, riescono a dare completezza e compattezza al tutto. Rispetto al lavoro precedente i ricami chitarristici si fanno più fitti, le piccole incertezze degli esordi sono lucidate e smussate, la registrazione appare più curata e rifinita.

Quello che abbiamo di fronte quindi è il lavoro definitivo di The Tallest Man On Earth, formalmente identico al predecessore ma capace di rinnovarne, potenziarne e rinvigorirne i toni e i contenuti.

The Wild Hunt ci trasporta subito in un universo percettivo sognante e dolciastro, dai colori miti di tonalità pastello. Una composizione aggraziata, incredibilmente evocativa, in grado di disegnare arie gentili e soffici, riprodotte perfettamente dalla copertina dell'album. Le pennate ritmiche accompagnano con dedizione le liriche dell'immaginifica Burden of Tomorrow, mentre l'incantevole maestria agli arpeggi dà vita ad un brano dove viene riproposta in tutta la sua intensità la capacità di Matsson nel comporre brani malinconici e sognanti, come i successivi The Drying of The Lawns, Thousand Ways e A Lion's Heart, tutti dotati però di un'anima sbarazzina e ammiccante. You're Going Back è come se sbocciasse lasciando nell'aria, nel corso del suo incedere carico e vigoroso, fragori pregnanti e densi, preludi della rigogliosa e maestosa King of Spain, una cavalcata dove tutte le potenzialità melodiche e narrative di Kristian Matsson sono impreziosite da un invidiabile equilibrio armonico e da un piacevolissimo gusto musicale (le impennate ritmiche ad innalzare i toni nei ritornelli, l'uso degli armonici...).

Il capolavoro dell'album però, perché di capolavoro si tratta, è la splendida Love Is All, dalla potenza comunicativa disarmante, dai toni fragranti e poetici, impreziositi, strofa dopo strofa, dai delicati arpeggi che contribuiscono alla riuscita di un brano tanto semplice quanto emozionante.

La conclusione è affidata a Kids On The Run, elegia austera e magniloquente dove alla chitarra si sostituisce un piano dolente, perfettamente in grado di sostituirne il ruolo portante.

The Tallest Man On The Earth può dunque dirsi soddisfatto: il suo The Wild Hunt nobilita questo 2010 con uno splendido sforzo che vede nella personale reinterpretazione dei classici e nella capacità di dar loro nuova vita i suoi due più grandi punti di forza. Sicuramente un passo in avanti quindi, evidente nella sempre maggiore padronanza di una voce ricca di sfumature ed espressività, nella rinnovata capacità tecnica e in un'ispirazione -nei testi come nelle melodie - di grande impatto, meritevole di dare all'album una piacevolissima scorrevolezza.

Ascoltatelo, non ne rimarrete delusi.

C Commenti

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Tizio (ha votato 8 questo disco) alle 17:47 del 16 maggio 2010 ha scritto:

Canzoni esemplari e perfette che commuovono ma al contempo fanno anche gioire. La semplicità della buona musica

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 14:45 del 15 giugno 2010 ha scritto:

Non lo conoscevo il ragazzo. La riscoperta del classico, musica così se ne sente poca di questi tempi. E' un bel sentire, anche se guarda un po' troppo all'indietro. Però, insomma, Bob Dylan è Bob Dylan..

farmerjohn (ha votato 8 questo disco) alle 0:22 del 15 giugno 2011 ha scritto:

ci sento puzza di genio...

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 0:39 del 23 aprile 2012 ha scritto:

Scoperto con colpevole ritardo: grande artista, il nuovo Dylan ma anche altro e tutto bello. Ottima segnalazione e bello scritto, Matthew.