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R Recensione

7,5/10

BeMyDelay

Hazy Lights

In “To the other side” (2011) la nostra Marcella Riccardi, aka BeMyDelay, aveva mostrato le sue doti tecniche nel looping e filtering, nella sovraincisione e nell’effettaggio. Oggi, con “Hazy lights”, ci mostra ancor più sottilmente le sue doti canore, doti che ben si prestano ad accompagnare le flebili note experimental blues del suo nuovo disco. È strano che la Boring Machines licenzi un disco così (vagamente) pop visto che c’aveva abituato a release dal fortissimo imprinting avant-garde, quasi fosse un’accademia di musica atonale; ma a ben vedere anche BeMyDelay ha un tocco per niente convenzionale, intenta com’è a sequenziare accordini e vocals in strani intrugli minimali. Il blues, il folk e il cantautorato sono in BeMyDelay portati agli estremi confini, tanto che spesso debordano in qualcosa di astratto, di mai sentito prima, di immaginifico. Il suo mondo è fatto di tenui colori, di visioni celestiali, di lontani ma persistenti sapori: insomma, la Riccardi ha gusto.

Hazy lights” contiene tanta poesia, prova ne siano le dolci cantilene di “I feared the fury of my wind” (da una poesia di William Blake) e di “Mottetto della sera d’aprile” (da una poesia di Alfonso Gatto). Ma “Hazy lights” è anche un compendio di semplice ed innata musicalità: in pezzi come “Ocean drive”, “Roses and snow” e “Seven treasures” (questo è forse il brano più toccante) BeMyDelay riesce a costruire una trama melodica molto evocativa, scegliendo con cura nel dizionario della lingua inglese lemmi affascinanti e difficilmente musicabili. In altri brani, come “You are my sunshine”, “Stranger”, “Farewell love” e “Bless thee”, la Riccardi inanella una serie di operette maggiormente noir, almeno nei toni, deviando dalla precedente vena (psuedo)melodica.

"Hazy lights" è un disco da applausi, un dolcissimo ritratto di una qualche vetusta società rurale, un lavoro da ascoltare nel silenzio della propria camera, un’opera che riposa i sensi e i muscoli ma che stimola la mente a creare in 3D sentieri di campagna, boschi di conifere, ruscelli di montagna. La forza del sogno è in BeMyDelay l’unica amica fidata, la sola via di fuga da un mondo corrotto e distratto, rumoroso e ansiogeno. Come in alcune culture islamiche la pioggia è simbolo di benedizione divina tanto che l’utilizzo dell’ombrello diventa quasi blasfemo, così in questo disco l’animo dell’ascoltatore deve presentarsi scevro da sovrastrutture e ansie sotto il soffice grondare di note e accordi.

A onor del vero Marcella Riccardi è stata la chitarrista dei Massimo Volume dal 1999 al 2002 ma evidentemente aveva bisogno di uno spazio più intimo per poter fare sfoggio delle sue naturali capacità di musicista. Uno spazio lontano fatto di luci nebulose, uno spazio vicinissimo al cuore.

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 1 voto.
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gull 7,5/10

C Commenti

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gull (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:51 del 30 ottobre 2013 ha scritto:

Lodi infinite alla Boring Machines per tutti i dischi "obliqui" che pubblica. Questo è una chicca, destinato purtroppo a pochi. Molto, ma molto meglio di tanti altri prodotti blasonati e pompati. Quando ho ascoltato "stranger" per la prima volta ho immediatamente acquistato il disco.

mendustry, autore, alle 22:19 del 30 ottobre 2013 ha scritto:

Hai perfettamente ragione. Soprattutto va detto che la Boring Machines sta diventando sempre più un'etichetta di culto, proponendo esperimenti (a volerli chiamare ancora così) di notevole spessore... e questo disco è davvero una perla del loro catalogo!