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7,5/10

Jake Xerxes Fussell

Jake Xerxes Fussell

Jake Xerxes Fussell è un cacciatore di tesori. La sua passione per il folk-blues tradizionale la eredita dal padre, che durante i suoi viaggi nel Profondo Sud si porta appresso il figlio, permettendogli così di entrare a contatto con un fertilissimo mondo di musicisti dimenticati.

Una passione che quasi esonda dai solchi di questo suo debutto omonimo. Frutto della collaborazione con William Tyler (altro fervido esploratore primitivista, qui in veste di produttore), “Jake Xerxes Fussell” è un lavoro che riesce in un'impresa ammirevole, cioè quella di dare letteralmente nuova vita a brani sepolti sotto decenni di oblio. Pezzi di settanta, ottanta anni fa, rimessi a nuovo da un Fussell che è più che arrangiatore e interprete: assorbe lo spirito stesso di composizioni che finiscono col diventare, in tutti i sensi, sue.

L'apertura è affidata alla prima “All in Down and Out” (brano della fine degli anni Trenta), riscritta in chiave country ed interpretata con una bella voce alla Johnny Cash: un piccolo gioiellino dove ogni elemento (la chitarra elettrica, la lap steel, i colpi sul rullante) contribuisce ad un elegante senso dell'arrangiamento, fatto di pennellate tenui ma ben assestate. Stesso discorso per lo spigliato blues di “Let Me Lose” (ripescato a fine anni Settanta dallo storico della musica George Mitchell), rimesso in sesto da un'ottima partitura elettrica, capace di unire in un sol colpo John Lee Hooker e The Band. I brani di spessore sono ancora molti, a partire da “Star Girl”, tra Dylan e folk appalachiano, passando per un'ottima “Raggy Levy”, profumatissima di ruralità sudista, un'altrettanto valida “Boat's Up the River”, giungendo infine al blues delicato e jazzato di “Push Boat”, al bluegrass di “Georgia Buck” e alla conclusiva, bellissima, “Pork and Beans” (di cui è obbligatorio il confronto con l'originale).

Prodotto tra Nashville e Water Valley, Mississippi, da Mark Nevers e Bronson Tew, l'album può contare su un team di validi collaboratori: oltre al già citato Tyler (alla chitarra e all'organo), troviamo Brian Kotzur alla batteria, Hoot Hester al violino e Chris Scruggs alla steel guitar, al mandolino e al basso.

Un esordio, questo, che promette un gran bene. Jake Xerxes Fussell da' alle stampe un piccolo gioiello che, pur saldamente ancorato alla tradizione, sembra parlare una lingua più contemporanea che mai.

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C Commenti

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Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 12:57 del 4 giugno 2016 ha scritto:

... hey Cas, ma allora questa è campagna elettorale!

Solo adesso ho scoperto che avevi recensito il buon Jake, cacciatore di tesori e viaggiatore nel Profondo Sud ... praticamente dalle mie parti ... e questo me lo rende ancora più simpaticone e "compaesano".

Confermo il mio giudizio positivo sul disco di esordio e spero in un bis ancora più convincente ... ho cercato per i testi ma ho trovato quasi niente, quindi, se vuoi, hai l'occasione di incrementare la tua rece e per Fussell potrebbe essere un appello finale agli elettori ancora indecisi ... vota e fai votare!

FrancescoB alle 13:50 del 4 giugno 2016 ha scritto:

Il disco mi garba assai, ma un po' meno di quanto mi aspettassi. Può essere cresca con gli ascolti.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 9 questo disco) alle 16:44 del 5 giugno 2016 ha scritto:

Io vorrei ... non vorrei ... ma se vuoi ... (c) 1972 - Mogol/Battisti