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R Recensione

5/10

Unòrsominòre

La Vita Agra

Unòrsominòre. (si scrive proprio così: con accenti e punto in fondo) è nient'altro che la sigla dietro cui si nasconde Emiliano Merlin, già voce, chitarra e composizione dei Lecrevisse, band veronese dedita ad un suono indie rock psichedelico.

Dopo l'esordio (con disco omonimo) cantautoriale avvenuto nel 2009 nell'anno successivo Merlin pubblica un ep con tre cover di artisti come De Andrè, Gaber e Battiato. I nomi sono impegnativi e denotano la volontà di denuncia sociale e impegno militante dell'autore, che non a caso si ispira per questo ai grandi album politici degli anni Settanta (di qui anche la grafica della copertina che si richiama bene al periodo).

Il grosso problema è che come una buona parte della produzione politica di quel periodo anche La vita agra (il cui titolo è ispirato ad un romanzo di Luciano Bianciardi) si porta dietro quel carico di problemi emersi recentemente anche nell'ultimo disco di Luci della Centrale Elettrica: eccessiva omogeneità musicale e riferimenti eccessivi all'attualità del Paese, rendendo i testi spesso troppo pesanti (per non dire quasi asfissianti).

Prendiamo Storia dell’uomo che volò nello spazio dal suo appartamento: oltre a qualche interessante bozzetto di vita crepuscolare quotidiana e a sofferti slogan ben concepiti (“quaggiù sembra normale vivere per lavorare, lavorare per sopravvivere, sopravvivere per continuare a vivere per lavorare”), ci si infila di tutto di più: il bancomat, il Leoncavallo, Feltri, Marchionne, le verità della televisione, il prodotto interno loro, i manganelli gratis, ecc.

Decisamente troppa roba. Se ne esce quasi storditi.

Stesso problema della logorroica Il mattino del 26 luglio: folk scarnissimo su cui Merlin infila senza troppa eleganza una serie di insulti e sentenze sul popolo italiano. E intendiamoci: dice tutte cose giuste e condivisibili. Il problema è il modo con cui lo dice, che non è né utile né piacevole.

Stesso discorso quindi per Ci hanno preso tutto, La lingua del santo, Celluloide e La vita agra II (nonostante quest'ultima abbia un più accattivante piglio intimista).

Avesse usato più spesso la satira e la parodia, come avviene in Perdenti più sani (in cui si riprende ironicamente lo stile modaiolo dei Baustelle per denunciarne con garbo “l'estetica del disimpegno”), oppure in Perfetto così (mille giorni di te e di mediaset) avremmo avuto qualcosa di molto più interessante di cui parlare.

Più roboante Testamento di Giovanni Passannante, anarchico italiano, sia musicalmente che emotivamente, lasciando spazio ad una grinta in stile Zen Circus.

Nel complesso però La Vita Agra è un disco che soddisferà (e in qualche piccolo punto entusiasmerà) forse a piccole dosi i compagni più sfegatati per i loro testi impegnati, ma che nel complesso appare pesante e verbalistico. Privo dell'immagine poetica di un Vasco Brondi o di una capacità narrativa alla Max Collini. Privo della capacità graffiante dei CCCP così come dell'ironia istrionica di Gaber. Privo perfino della grinta della furia distruttrice del Teatro degli Orrori o della raffinatezza di un Dente.

Non che sia tutto da buttare via, ma senz'altro bisogna lavorarci molto sopra...

 

V Voti

Voto degli utenti: 3,5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Premolare alle 11:52 del 15 novembre 2011 ha scritto:

"Privo dell'immagine poetica di un Vasco Brondi

o della raffinatezza di un Dente."

ma per fortuna.