R Recensione

7/10

Bob Corn

We don't need the outside

Una chitarra, degli amici e un un fuoco per scaldare l’anima.

Canzoni sull’amore.

Premesse banali per un disco che invece nasconde delle scintillanti gemme.

La chitarra è di Bob Corn, arpeggiata o gentilmente grattata, gli amici prestano alcune voci e tutti gli altri suoni che si possono sentire, dagli accenni di batteria ai fiati, a colorare degli scheletri di canzoni sull’amore, storie personali, non idealizzate, diverse da quelle che vanno bene per tutti e quindi per nessuno.

É tutto in tono minore e contenuto ma per questo più reale, vorresti essere davanti al caminetto con un the ad ascoltare queste canzoni.

La chitarra è suonata in maniera originale, ritmica, con pieni e vuoti, e molte pause; quasi un approccio pre war, dove la chitarra è un mezzo per narrare.

Legno e metallo.

La scrittura è buona, senza cadute di stile e con qualche punta di eccellenza da mettere nell’agenda delle citazioni da ricordare.

Per esempio una frase definitiva come “I’ve nothing to lose cause I’ve nothing to win, but now I wear my wings and I’ll flight straight to you” contenuta nella canzone di chiusura che finisce con goodnight; un epilogo in grande stile.

Gli stati d’animo che si accavallano sono tutti sommessi, ed è la serenità a dominare.

Una candela scossa dal vento che continua a bruciare

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Peasyfloyd alle 23:59 del 15 gennaio 2008 ha scritto:

ah il famoso bob corn

lo prendemmo abbastanza in giro per il suo nome (bob corn o pop corn?) al concerto dei giardini di mirò dell'anno scorso che doveva aprire e che mancò. Quindi dici che merita? Mah, per scaldare la mia anima ce ne vuole... però bella copertina. Recensione forse un pò troppo breve ma suggestiva...

Riccardo Bertan, autore, alle 14:01 del 16 gennaio 2008 ha scritto:

...

Mi sembra che meriti da quello che c'è scritto sopra...

Uno scritto come un disco non si giudica dalla lunghezza, ma dal contenuto, secondo me.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 16:01 del 16 gennaio 2008 ha scritto:

a me è piaciucchiato il disco, anche se non ci impazziro' dietro. la recensione breve non è un problema, oramai andiamo tutti di corsa, piu sono brevi e piu possibilità c'è che la gente si fermi a leggere, altrimenti si presta attenzione ad una riga si ed una no, forse uno che non ha mai sentito il disco non riesce a capisce che genere è, cosa ci trova dentro, per il resto tutto ok!

Lezabeth Scott alle 17:50 del 17 gennaio 2008 ha scritto:

Eeeh questi ragazzi...

Suvvia non impermalosiamoci. Grande la saggezza di Paul, invece, concordo. Recensione bignami in cui il non detto suggestiona più dell'emerso e quindi invita a scoprire il resto. Personalmente credo che me lo scaricherò...oooops, me lo comprerò... (salvata in corner). Baci!

P.S: Pop Corn, però fa ridere in effetti, poteva Bob Barnleycorn a 'sto punto...

tarassaco alle 18:27 del primo febbraio 2008 ha scritto:

il dente di leone non morde

Premetto che non l'ho ancora ascoltato, ( però conosco le puntate precedenti).

Considerand che Bob Corn gira da un bel po' e questo è un sito per appassionati di musica, dovremmo ormai tutti sapere che musica fa senza fare riferimenti ad altri artisti, no? mi sembra un po' come ripetere un mantra...

Bravo ricky, belle e suggestive le tue impressioni !