R Recensione

7/10

Scott Kelly

The Wake

Noi non ci saremo. A dispetto del titolo aurorale, o forse proprio in ragione di esso, quello di Scott Kelly è un disco funereo e terminale: un letargo preagonico il cui risveglio potrebbe non essere cosa di questo mondo. Un indiano che, presentando lo scoccare dell’ultima ora, abbandona la sua tribù alla ricerca di un giaciglio dove ricongiungersi al Padrone della Vita. La carcassa di un bisonte che si decompone rosolata al vento del deserto. È un disco acustico, grave, rauco ed ipnotico, un cantautorato che è la naturale evoluzione di quell’ apocalyptic folk, termine più volte associato a certe tonalità carsiche della band madre, i Neurosis.

Non c’è contraddizione fra il post-metal più oltranzista e la più lenta, scura, tradizionale american song, sembra asserire Kelly - cantante, chitarrista e fondatore dell’ inespugnabile band di Oakland -in questa sua terza uscita solista (concomitante a quella dell’altro cantante, chitarrista, fondatore, Steve Von Till), ma un cerchio che è destinato idealmente a chiudersi: da Michael Gira a Johnny Cash, evasi condannati a vagare in eterno su questa terra opprimente e desolata, sentieri arsi e polverosi che convergono in un unico grande crocevia emotivo, materia sonica spogliata d’ogni orpello, dissipata in un nugolo di zolfo, ridotta al minimo, auscultata nella sua emanazione più intima e spirituale.

Le note escono centellinate, gli accordi alla spicciolata, frutto di chitarra e poco altro (tipo i lapilli di steel guitar di Saturn’s Eye), il canto così lugubre e assorto che ti fa sentire indiscreto se cerchi d’intuire di che parla (che sia d’amore, come in Remember Me, o di morte, The Ladder In My Blood), un limbo doom incavato nelle rocce della Sierra, parabole-condor che volteggiano nell’accecante controluce del crepuscolo, fuochi accesi per allontanare i pensieri diabolici che si celano nella notte, racconti di Sherazade intonati per scongiurare il grande sonno, monete deposte sulle palpebre per ingraziarsi gli spiriti.

Oltre: l’abisso.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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Tizio 7/10

C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 0:44 del primo novembre 2008 ha scritto:

l'ho trovato un emule di Mark Lanegan. Oh yeah ovviamente però al di là delle belle canzoni la scarsa originalità pesa sul voto, che condivido col Coacci