Scott Kelly
The Wake
Noi non ci saremo. A dispetto del titolo aurorale, o forse proprio in ragione di esso, quello di Scott Kelly è un disco funereo e terminale: un letargo preagonico il cui risveglio potrebbe non essere cosa di questo mondo. Un indiano che, presentando lo scoccare dell’ultima ora, abbandona la sua tribù alla ricerca di un giaciglio dove ricongiungersi al Padrone della Vita. La carcassa di un bisonte che si decompone rosolata al vento del deserto. È un disco acustico, grave, rauco ed ipnotico, un cantautorato che è la naturale evoluzione di quell’ apocalyptic folk, termine più volte associato a certe tonalità carsiche della band madre, i Neurosis.
Non c’è contraddizione fra il post-metal più oltranzista e la più lenta, scura, tradizionale american song, sembra asserire Kelly - cantante, chitarrista e fondatore dell’ inespugnabile band di Oakland -in questa sua terza uscita solista (concomitante a quella dell’altro cantante, chitarrista, fondatore, Steve Von Till), ma un cerchio che è destinato idealmente a chiudersi: da Michael Gira a Johnny Cash, evasi condannati a vagare in eterno su questa terra opprimente e desolata, sentieri arsi e polverosi che convergono in un unico grande crocevia emotivo, materia sonica spogliata d’ogni orpello, dissipata in un nugolo di zolfo, ridotta al minimo, auscultata nella sua emanazione più intima e spirituale.
Le note escono centellinate, gli accordi alla spicciolata, frutto di chitarra e poco altro (tipo i lapilli di steel guitar di Saturn’s Eye), il canto così lugubre e assorto che ti fa sentire indiscreto se cerchi d’intuire di che parla (che sia d’amore, come in Remember Me, o di morte, The Ladder In My Blood), un limbo doom incavato nelle rocce della Sierra, parabole-condor che volteggiano nell’accecante controluce del crepuscolo, fuochi accesi per allontanare i pensieri diabolici che si celano nella notte, racconti di Sherazade intonati per scongiurare il grande sonno, monete deposte sulle palpebre per ingraziarsi gli spiriti.
Oltre: l’abisso.
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Charles Bradley No Time For Dreaming
Isobel Campbell & Mark Lanegan Sunday At Devil Dirt
Ty Segall Goodbye Bread
The Night Watchman One Man Revolution
The Black Keys El Camino
Ty Segall Band Slaughterhouse
Cold War Kids Dear Miss Lonelyhearts
Basia Bulat Oh My Darling
Eels Hombre Lobo
Shannon Wright Honeybee Girls
Lambchop Mr M
Johnny Cash American VI: Ain't No Grave
Micah P. Hinson Micah P. Hinson and the Pioneer Saboteurs
Johnny Cash American III: Solitary Man
Isobel Campbell & Mark Lanegan Sunday At Devil Dirt
Live - Isobell Campbell & Mark Lanegan (Bologna, 31.05, Estragon)
Micah P. Hinson Micah P. Hinson and the Opera Circuit
Johnny Cash With His Hot and Blue Guitar
Micah P. Hinson Micah P. Hinson And The Red Empire Orchestra
Jester At Work Lo-Fi, Back To Tape
Scott Matthews What The Night Delivers...
Isobel Campbell & Mark Lanegan Hawk
Madrugada Madrugada
Richard Hawley Lady's Bridge
Scott Matthew Scott Matthew
Scott Walker Scott 4
Intervista ai Madrugada
Richard Hawley Coles Corner
arianna (voto invalidato)
Peasyfloyd
Tizio