R Recensione

8/10

Akron-Family

Set Em Wild, Set Em Free

Less is more”. La traduzione italiana di questa espressione (“meno siamo meglio stiamo”) viene spesso utilizzata come volgare giustificazione dell’esistenza (e della forzata sopravvivenza) di partiti politici capaci di rappresentare una percentuale di elettorato pari allo 0,0000 etc … . Ovviamente, la traduzione italiana è volutamente non letterale. L’espressione americana, tradotta correttamente, esprime un concetto semplice e sostanzialmente diverso: a volte, sottrarre significa aggiungere. Non un modello di egoistico isolazionismo, dunque, ma la constatazione della possibilità, tramite lo snellimento di una realtà oggettiva, di condurre tale realtà all’ottenimento di risultati migliori. La semplificazione come valore aggiunto. Qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto avviene nei micro-frazionamenti politici italiani, dispersi in mille correnti e fazioni.  

Gli Akron/Family del 2009 sono di meno. Nel senso che hanno perso per strada Ryan Vanderhoof, definitivamente e volontariamente recluso in un centro Buddista nel Midwest. Eppure, lo diciamo fin da subito, la band statunitense non sembra aver accusato il colpo. Al contrario, prosegue brillantemente quel percorso evolutivo che ha trasformato le pastorali sonorità folk dell’omonimo album d’esordio in un complesso coacervo di sonorità rock intrise di psichedelia, improvvisazione e sperimentalismo.  

Everyone is Guilty” è figlia diretta delle composizioni libere e selvagge già proposte nel periodo “Meek Warrior” - “Akron/Family & Angels of Light  (rispettivamente 2006 e 2005) ma anche del rock “totale” espresso nell’ultimo “Love is Simple” (2007), come se la band intendesse rivendicare elementi di continuità con il proprio passato, pur aggiungendo un travolgente rimando all’afro-beat incendiario di Fela Kuti. “River” è completamente incentrata su un tema percussivo alla maniera dei Dodos (band “lanciata” dagli Akron/Family come opening act durante il tour americano del 2007). “Creatures” è una composizione anomala nel repertorio di Janssen e compagni: dimessa, sorretta solo da un beat elettronico e dalle voci, sembra un provino dei Tv On The Radio, altra band (insieme agli A/F stessi) a cui si deve ascrivere il merito di aver ridonato importanza allo strumento vocale nella musica indie.  

Il resto del disco è tutto su questo stile. Un lavoro costante di sottrazione ed addizione, nel quale la sottrazione non è impoverimento, ma riconduce ad una maggiore ricerca del dettaglio melodico, dell’arrangiamento e dell’esasperazione delle caratteristiche sonore della band. Così, "The Alps & Their Orange Evergreen" e “Set ‘em free” sono gli Akron/Family più acustici e bucolici che si siano mai ascoltati dai tempi del loro debutto (2005); “Gravelly Mountains Of The Moon” sono gli Akron/Family più psichedelici che mai (iniziano che sembrano Robert Wyatt e deragliano in un caos dal quale emerge un riff rubato a “Manic Depression” di Jimi Hendrix … ed è tutto vero); “Many Ghosts” è il pezzo più bello, sognante e dolce nell’introduzione, caldo e solare nell’apertura archi/voci che regala un momento di poesia indimenticabile; “MBF” è un attacco noise potentissimo ma un po’ gratuito; “They Will Appear" (altre chitarre dai richiami afro) e "Sun Will Shine (Warmth Of The Sunship Version)" conducono, tra richiami folk e accenni prog, alla chiusura affidata a “Last Year”: un minuto e mezzo di pianoforte e voci, semplice e raccolto come i Fleet Foxes.  

Anzi, di più.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 9 voti.

C Commenti

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Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 10:31 del 27 aprile 2009 ha scritto:

ce l'ho da mesi, li ascolto da un bel pezzo, ma jnon riesco ancora a farmi un'idea di questo disco. Sì insomma già Love Is Simple dopo l'esaltazione del momento era sceso rapidamente, seppur pieno di trovate interessanti e bei pezzi. Quest'ultimo non riesce ad esaltarmi come fecero lo split con gli AOL e Meek Warrior. Diciamo che la variazione più interessante per ora è proprio l'affiorare africano di alcune tracce, che mi ricordano proprio cose nigeriane, tipo fela e le compilation della Strut

Roberto Maniglio (ha votato 8 questo disco) alle 22:57 del 27 aprile 2009 ha scritto:

Buon lavoro, sebbene l'album d'esordio mi sembra leggermente superiore o per lo meno mi piace un pò di più.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 23:12 del 7 giugno 2009 ha scritto:

Diceva Target, giustamente, tempo addietro che questo è il momento dei cori (alla Beach boys, alla CSNY, alla Pink Floyd, alla gregoriana, alla

chiesa protestante mormone o quacchera,...). Questi hanno iniziato prima di altri a coreggiare

e spesso bene. Alle mie orecchie (stortissime)

questo pare il loro album meno riuscito. Dispiace

dirlo, per me un acquisto superfluo alla luce

della loro ottima discografia. La defezione dello

"sciroccato" non sembra aver fatto loro bene. Non

che manchino delle belle canzoni (Many ghosts la

mia preferita), ma io lo sento come un passo

indietro rispetto a Love is simple. Forse è un

album di transizione, un "fritto misto" dove

accanto alle loro classiche sonorità convivono

nuove/vecchie tendenze modaiole in auge ora nella

"vecchia America". Talvolta mi sembrano persino

degli epigoni di gruppi più giovani di loro (non li cito perchè se ne è parlato sin troppo su SDM eheh) o al massimo quasi coetanei (certi attacchi alla TV on the radio). In conclusione resto in

attesa del loro prossimo disco, ancora speranzoso,

e archivio questo senza indugi e con tanti saluti

ai suonatori. Ah dopo aver scritto questo ho riletto la, come spesso accade, splendida recensione di Fabio e devo dire che a me pare che

alla fine il mio pensiero sia simile al suo, sono

probabilmente le orecchie (il gusto personale) che

sono diverse, ma non ti preoccupare sono le mie

che sono stortissime: io ad esempio in questo fine

settimana ho ascoltato con molto piacere Pat il

lupetto (tu probabilmente Pat il cowboy eheh)!

fabfabfab, autore, alle 23:19 del 7 giugno 2009 ha scritto:

RE:

Non solo le impressioni ed i riferimenti sono gli stessi (Tv on the Radio e quegli altrichenonsipossonopiùnominare) ma anche il gradimento. Anche per me questo è un disco di transizione, ma dico che è una gran bella transizione, ricca di ottimi spunti. Li ho visti dal vivo giovedì sera ed ho avuto la conferma. La direzione secondo me è quella giusta, sono riusciti ad allargare lo spetro sonoro pur avendo ridotto l'organico. Sia come sia, qui ho dato otto, a "Love is Simple" ho dato (addirittura) dieci. Lo vedi che siamo in sintonia? A parte Pat the Wolf ... io ai sofisticati lupi preferisco i più rustici cani della prateria

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 0:28 del 8 giugno 2009 ha scritto:

Si è come pensavo (ma io 9 a Love is simple e 6 a

questo) Però non è che non ti piacciano cose anche

"sofisticate" (il mitico Illinoise, Big Tony, Mulatu, ... non sembran proprio rustici cani da prateria) è che sembra che non ti piacciano tanto le proposte che provengono dalla perfida Albione

(anche quelle più rustiche) Con gli isolani sei spesso molto "cattivo", con gli americani "di manica larga" (4 al lupetto 7 al Dj, 7 ai Portishead 8 a questo...). Vabbè, sono stato a

Lubjana e ho portato del Pikotno, che ne dici se

appena ritorna Matteo lo apriamo?

fabfabfab, autore, alle 18:56 del 8 giugno 2009 ha scritto:

RE:

>Beh la definizione "cattiveria" o "manica larga" è sempre questione di punti di vista. Certo negli ultimi tempi dall'oltremanica ho sentito solo robetta ... ma non c'è nessun pregiudizio da parte mia

target (ha votato 7 questo disco) alle 12:42 del 14 giugno 2009 ha scritto:

Tendenzialmente d'accordo con rebby (cioè anche con fabio, ihih), e a metà tra i due nella valutazione finale. L'immagine del fritto misto rende bene l'idea dei gusti variegatissimi raccolti qui, e assieme compattati dalla patina pastorale freak (che comprende volentieri anche quelle storture noise che francamente qui sono le cose peggiori). Ossia: mentre i Fleet Foxes (oddio!) restano in una medianità più tranquillizante, questi sbalestrano da un estremo all'altro, dal folk puro ("The Alps...": bella, neh) allo psichedelismo spinto. E forse danno i frutti migliori fuori da ogni coordinata ("Many ghosts"), quando la briglia è proprio sciolta.

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 16:46 del 25 novembre 2009 ha scritto:

finalmente!

Dopo 7 mesi posso finalmente dire che sto disco...mi piace. Alla faccia della dipartita del famiglio preferito, sto disco lo sento e lo risento volentieri, e me lo son pure preso in doppio vinile in america. Il meglio rimane in Meek Warrior, lo split con gli Angels Of Light e, in parte, in Love Is Simple, ma è meglio di quanto mi sembrava all'inizio.