Akron-Family
Set Em Wild, Set Em Free
“Less is more”. La traduzione italiana di questa espressione (“meno siamo meglio stiamo”) viene spesso utilizzata come volgare giustificazione dell’esistenza (e della forzata sopravvivenza) di partiti politici capaci di rappresentare una percentuale di elettorato pari allo 0,0000 etc … . Ovviamente, la traduzione italiana è volutamente non letterale. L’espressione americana, tradotta correttamente, esprime un concetto semplice e sostanzialmente diverso: a volte, sottrarre significa aggiungere. Non un modello di egoistico isolazionismo, dunque, ma la constatazione della possibilità, tramite lo snellimento di una realtà oggettiva, di condurre tale realtà all’ottenimento di risultati migliori. La semplificazione come valore aggiunto. Qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto avviene nei micro-frazionamenti politici italiani, dispersi in mille correnti e fazioni.
Gli Akron/Family del 2009 sono di meno. Nel senso che hanno perso per strada Ryan Vanderhoof, definitivamente e volontariamente recluso in un centro Buddista nel Midwest. Eppure, lo diciamo fin da subito, la band statunitense non sembra aver accusato il colpo. Al contrario, prosegue brillantemente quel percorso evolutivo che ha trasformato le pastorali sonorità folk dell’omonimo album d’esordio in un complesso coacervo di sonorità rock intrise di psichedelia, improvvisazione e sperimentalismo.
“Everyone is Guilty” è figlia diretta delle composizioni libere e selvagge già proposte nel periodo “Meek Warrior” - “Akron/Family & Angels of Light” (rispettivamente 2006 e 2005) ma anche del rock “totale” espresso nell’ultimo “Love is Simple” (2007), come se la band intendesse rivendicare elementi di continuità con il proprio passato, pur aggiungendo un travolgente rimando all’afro-beat incendiario di Fela Kuti. “River” è completamente incentrata su un tema percussivo alla maniera dei Dodos (band “lanciata” dagli Akron/Family come opening act durante il tour americano del 2007). “Creatures” è una composizione anomala nel repertorio di Janssen e compagni: dimessa, sorretta solo da un beat elettronico e dalle voci, sembra un provino dei Tv On The Radio, altra band (insieme agli A/F stessi) a cui si deve ascrivere il merito di aver ridonato importanza allo strumento vocale nella musica indie.
Il resto del disco è tutto su questo stile. Un lavoro costante di sottrazione ed addizione, nel quale la sottrazione non è impoverimento, ma riconduce ad una maggiore ricerca del dettaglio melodico, dell’arrangiamento e dell’esasperazione delle caratteristiche sonore della band. Così, "The Alps & Their Orange Evergreen" e “Set ‘em free” sono gli Akron/Family più acustici e bucolici che si siano mai ascoltati dai tempi del loro debutto (2005); “Gravelly Mountains Of The Moon” sono gli Akron/Family più psichedelici che mai (iniziano che sembrano Robert Wyatt e deragliano in un caos dal quale emerge un riff rubato a “Manic Depression” di Jimi Hendrix … ed è tutto vero); “Many Ghosts” è il pezzo più bello, sognante e dolce nell’introduzione, caldo e solare nell’apertura archi/voci che regala un momento di poesia indimenticabile; “MBF” è un attacco noise potentissimo ma un po’ gratuito; “They Will Appear" (altre chitarre dai richiami afro) e "Sun Will Shine (Warmth Of The Sunship Version)" conducono, tra richiami folk e accenni prog, alla chiusura affidata a “Last Year”: un minuto e mezzo di pianoforte e voci, semplice e raccolto come i Fleet Foxes.
Anzi, di più.
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