R Recensione

9/10

Pearls Before Swine

Balaklava

"Dischi del genere, meritano una caccia spietata", così Bertoncelli, nel suo glorioso Pop Story, sintetizzava oggetti non ben identificati come Balaklava, o come Indian War Woop degli Holy Modal Rounders, o ancora come Starsailor di Tim Buckley e qualcun altro (dei quali si avrà modo di raccontare qualcosa).

Certo è che Balaklava disegna un arabesco unico, probabilmente sognato da molti artisti del folk rock ma che a nessuno, nel mondo un po' futile del pop, è riuscito preciso e delineato nei contorni, profondo, brillante e sognante all'ascolto, come ai Pearls Before Swine (le 'perle davanti ai porci' di evangelica memoria) di Tom Rapp. Il disco è del 1968, seconda uscita per i PBS, dopo un ottimo esordio su orme dylaniane.

E non si vuole entrare nei dettagli delle diverse tracce o della tromba iniziale che incita alla carica alla famosa battaglia che dà il titolo all’album, ma sottolineare la vena visionaria e mistica di chi ha avuto l’idea e l’ardire di andare così oltre, trattandosi, tutto sommato e con estremo rispetto, di canzonette.

L’incipit, in effetti, c’introduce in un sogno, dove non si può altro che sognare, dove, dopo aver annusato l’odore di ciò che è da evitare: la guerra, l’odio dell’uomo verso l’uomo, si è portati per mano, come bambini in un parco dei divertimenti, a bearsi delle visioni di come potrebbe essere la vita e, forse di come è, se la si guarda e vive in un certo modo.

Le nostre guide, in questo viaggio immaginifico, sono il vento e le rondini, le onde del mare sul bagnasciuga e i tramonti, il sole tiepido di primavera e i sorrisi di bambini festanti: un sogno!

Sono visioni del paradiso, non c’è dubbio, e i titoli dei brani fanno riferimenti a immagini di aprile, a carrozze tralucenti, ad angeli custodi, ad appestati e rose… insomma il misticismo trasuda da tutte le tracce; ma non si tratta di mistica di maniera, fatto a bella posta per l’hippie medio americano del periodo, Tom Rapp ci crede (basta dare un’occhiata al resto della sua carriera artistica, dove peraltro produrrà anche buone cose ma mai riuscirà ad avvicinarsi alla bellezza estrema di Balaklava): è davvero pieno d’amore per l’uomo e per il mondo.

Le musiche, tutte filtrate da un vento caldo che quasi addormenta, sono violini e chitarre acustiche, organi sognanti e percussioni improbabili, effetti d’eco e campanellini e soffi celesti, le stesse musiche che ci possiamo immaginare sulla nostra nuvoletta personale, quando, novelli angioletti, ci andiamo a fare un giretto in aria.

Chicca: una stupenda versione di Suzanne di Leonard Cohen.

V Voti

Voto degli utenti: 9/10 in media su 10 voti.
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Cas 9/10
loson 9/10
REBBY 10/10
B-B-B 8,5/10
Lelling 8,5/10
zagor 9/10

C Commenti

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Cas (ha votato 9 questo disco) alle 17:50 del 2 ottobre 2008 ha scritto:

nessun commento ancora? strano, visto lo splendido disco...ogni pezzo è immerso in una densa nube che rende il tutto sfumato ed estremamente evocativo. ottimo!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 18:06 del 2 ottobre 2008 ha scritto:

Io possiedo il vinile, l'ho acquistato quand'ero al Liceo (facendo una gran fatica) proprio

seguendo il consiglio di Bertoncelli (per Indian

War Hop degli Holy modal rounders niente da fare).

Confermo che è un disco bellissimo, ma se era

difficile trovarlo allora forse anche oggi non è

così popolare.

countingcrow76 (ha votato 10 questo disco) alle 0:02 del 4 giugno 2009 ha scritto:

ho consumato questo vinile,uno dei piu' belli degli anni 60 a mio parere,lasciatevi trasportare da queste melodie,cè da strabiliarsi ,vi porteranno lontano.qaualche anno fa mandai un e-mail a tom rapp per ringraziarlo;mi ha anche risposto

zagor (ha votato 9 questo disco) alle 14:45 del 13 febbraio ha scritto:

Tom Rapp è passato a miglior vita. Che la terra gli sia lieve. Questo resta un classico di tutto il folk piu' acido.