Findlay Brown
Separated By The Sea
In questo Separated By The Sea, disco d’esordio del cantautore inglese Findlay Brown c’è proprio tutto quello che si può chiedere da un cantante folk di classe: richiami alle pagine più pensierose di Simon & Garfunkel e del Paul Simon solista, arpeggi ricchi ed elaborati sulle orme di Nick Drake, copiose tracce di folk progressivoinglese (Kaleidoscope su tutti), il tono intimo di Leonard Cohen, qualche slide country qua e là, ma con moderazione. Arrangiamenti semplici e curati, architetture solide ma suadenti, mai un passo falso, mai una nota fuori posto: pare un idillio.
Lo si ascolta e non si può fare a meno di constatare la bravura del nostro a cesellare, intarsiare i suoi pezzi, infarcendoli di preziosismi mai eccessivi e levigando il tutto senza rinunciare alla giusta patina di polvere.
Perché allora per quanto lo si ascolti, per quanto non si possa fare a meno di volgere un plauso a tanta finezza, non si riesce ad amarlo, questo disco ? Perché lo si attraversa quasi con una punta di fastidio, delusi dalla sua incapacità di farsi avvolgere dalle sue spire melodiche, dai suoi arrangiamenti sapienti ? Difficile spiegarlo.
Forse la sensazione di sentire la rilettura di un copione già scritto, di assistere alla replica di uno spettacolo che è già stato messo in scena, con più cuore e con più lacrime: in Separated By The Sea ritrovi i ricami strumentali di Drake, ma opachi, svuotati, in Come Home la slide piange, ma a comando, in Losing The Will To Survive si corre, ma pare di restare fermi. Il country folk di Tonight Won’t Wait fallisce nel tentativo di far rivivere nella placida brughiera inglese le sconfinate praterie americane, la ballata Twin Green Pram ti fa rimpiangere il James Taylor più melenso.
Il talento di certo non manca, ma il cuore di chi scrive resta, saldamente e irrevocabilmente, ancorato in altri porti.
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