The Green Man
The Teacher and the Man of Lie
Il progetto dei milanesi Marco Garegnani e Eliahu Giudice, in arte The Green Man, è qualcosa di veramente ambizioso.
The Teacher and the Man of Lie rappresenta uno straniante ed oscuro punto d'incontro tra world music, folk psichedelico, synth e neo-folk, il tutto perfettamente padroneggiato dal poli strumentista Garegnani (chitarre acustiche, chitarre elettriche, percussioni, tastiere, sintetizzatori ed effetti) e dal recitato solenne e grave di Giudice.
E alla cura dell'aspetto musicale si affianca anche la particolare minuziosità e personalità con cui è stato trattato il filo rosso che lega una canzone all'altra: la storia di Cristo secondo i Vangeli apocrifi.
Si tratta dunque di un concept-album composto da sedici brani, i quali, tra cupe atmosfere medio orientali, tingono di esoterismo pagano le vicende bibliche, tramutando la rivelazione salvifica in opprimente ed atavica storia sovrannaturale.
La storia ha così inizio tra gli arabeschi della chitarra acustica di The Three of Evil, immersi in una sottile nebbia di synth e sorretti da ipnotiche ritmiche tribali. Una sommessa introduzione questa, ad un vortice di ben più massiccio spessore, a partire da Teacher of Righteousness, con le sue incursioni della chitarra elettrica che contribuiscono a creare un'atmosfera pregnante e straniante, acida ed onirica. Sons of Dawn entra a capofitto nel mistero della rivelazione, ammantandosi di toni profetici e da sonorità tanto sommesse quanto opprimenti, giocando sull'efficace inserimento di brani recitati tratti del vangelo. Ottima poi la conclusione strumentale affidata ad un etereo velo di synth e distorsioni elettriche. Al turbolento incedere di Man of Lie si affianca l'irresistibile rapsodia orientaleggiante di The Son of God, capace di tirare fuori il meglio dalla tecnica chitarristica di Garegnani e di concentrare pathos e misticismo negli affascinanti fraseggi tra le corde.
Le molteplici variazioni sul tema si fanno ora più distese (Setting Sun,Wedding at Cana), ora più ferventi e visionarie ( Magdalene, Dream Of Him).
Una menzione speciale va fatta per Last Supper, dove si abbandona l'oscurità fin qui dominante per una lieve apertura di speranza e chiarezza, effetto ottenuto attraverso l'abbandono del recitato e al recupero della forma canzone in una spigliata e ritmica melodia folk.
Crucifiction è però destinata a ricatapultarci dentro il dramma degli ultimi attimi di vita di Cristo, in un incedere destabilizzante e frenetico, anche se trattenuto in sordina, come soffocato, aprendo spirali di nitidezza solo alla chiara invocazione di “Eli, Eli, lema Sabachthani?”, urlata ripetutamente sopra a bordoni elettrici ruvidi e gorgoglianti.
La magniloquente Final Journey, dominata dal suono dell'organo e dal progredire enfatico e drammatico della chitarra elettrica e dalla marcetta ritmica chiude questo lungo ed imponente ascolto.
E quello che abbiamo alle spalle non è solo un netto passo avanti rispetto al precedente From Irem To Summerisle (del 2004 ma appena ristampato in edizione rimasterizzata ed arricchita), ma anche una piacevole anomalia nel panorama musicale nostrano, capace di rivelarci l'eccezionale talento di Marco Garegnani e le sue intricate fantasie mistico-visionarie.
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