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R Recensione

7/10

Egokid

Troppa gente su questo pianeta

La classe non è acqua. Si dice così quando in mezzo a tante cose belline o non abbastanza brutte, ci  si accorge di qualcosa che fa la differenza. Può succedere nello sport, nel lavoro, nella vita. Nella musica, inclusa la musica pop italiana. E si perché se da qualche anno ci si affanna a studiare, capire, giustificare un intricato panorama cantautorale degli anni ‘00, ormai ’10, con tutte le sue presunte e discutibili peculiarità e punti di forza, in parallelo continua un discorso meno complicato e meno “straordinario” che nonostante susciti meno clamore e isterismi dei protagonisti dei nostri tempi, fa dell’ottima musica che attraverso un’impostazione pop, molto spesso finemente sofisticato, riesce ad esprimere pensieri ed emozioni ricercate, selezionate, per menti pure e corpi sospesi.

I milanesi Egokid sono tra i silenziosi protagonisti di un delicato e ricercato gioco di suoni e parole fatti e detti con spirito italiano, aggettivo che spesso fa paura e dal quale si cerca di fuggire  mascherando limiti o preconcetti. Limiti e preconcetti che gli stessi Egokid potevano dimostrare e celare agli esordi (il primo disco, The Egotrip of the Egokid, risale al 2003), quando alla ricerca di una propria precisa identità mescolavano le più disparate ispirazioni sfociate in una sorta di glam grunge folkeggiante di cui in pochi sembrano avere memoria. A differenza invece di Ecce Homo, l’album del 2011 che aveva effettivamente dimostrato le reali potenzialità della band con un sound nel frattempo depurato dal multistrato di influenze esterne e cristallizzatosi su un pop italiano d’autore, fresco e sicuramente mai banale.

In questo quinto album in ormai undici anni di carriera, sempre guidati dal duo Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo e prodotto da Sergio Maggioni continuano le sensazioni positive del disco precedente alle quali si aggiunge una veste ancora più ricca tanto nel suono quanto nella lirica dei brani. A partire da “Il re muore”, il primo brano il cui video è stato diffuso di recente in rete, scritto con Samuele Bersani e già presente, con diverso arrangiamento, nell'ultimo album di quest’ultimo, Nuvola Numero Nove. Sicuramente il brano più valido dell’intero album, nel quale spiccano ancora La madre e Che tempo fa.

Per il resto, in questo Troppa gente su questo pianeta si balla in pista (Non balliamo più, La malattia), si balla in balera (Il mio orgoglio) si balla sotto un palco (Solo io e te) si sorride (Che tempo fa) si piange (L’alieno). Il tutto sempre con media e appagante soddisfazione.

I riferimenti che mi sono venuti in mente durante l’ascolto, utili per ottenere le coordinate di questo disco, sono, in ordine casuale, questi che seguono, lasciando a voi il gioco di capire dove, come e quando: RadiodervishBaustelleVirginiana MillerIvan Graziani - PerturbazioneMasokoFranco Battiato – Miro Sassolini (solista) – Giorgio Canali.

Buon ascolto, un ascolto consigliato.

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