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R Recensione

7/10

Aidan Knight

Each Other

Rimasto per diverso tempo confinato nel ruolo di artista minore, raramente considerato oltre la terra natia (poche le recensioni dei primi due lavori, entrambi usciti solo in Canada), Aidan Knight è oggi pronto a farsi conoscere da una più consistente fetta di pubblico. Sì, perché “Each Other” dà compiutezza al cantautorato incerto degli scorsi lavori, non propriamente convincenti. Questa volta, invece, le cose suonano diverse, migliori.

Dosaggio, tutto qui: nella prima “Each Other”, ad esempio, ogni cosa è in equilibrio, dallo sviluppo melodico, che si evolve lento ma seguendo una direzione precisa, colorandosi di una definita personalità (tra il crooning educato di un tempo e le soffuse tinte soul del timbro), fino al lavoro di addensamento armonico, che germoglia a partire da pochi accordi di chitarra destinati a scatenare gonfi crescendo ibridi, tra chamber pop (gli archi, i fiati) e gusto elettronico (nel modo in cui sono impastati i suoni ed organizzate le tessiture). Con “All Clear”, poi, Knight giunge a definitiva maturazione. Come un James Blake che incontra i Grizzly Bear, le progressioni di accordi evanescenti ammorbidiscono un deciso e ostinato incedere ritmico, mentre i vari incisi (i lick souleggianti di chitarra, i ghirigori elettronici) non solo decorano, ma completano un discorso denso, maturo.

La magia si ripete più volte: nel bellissimo ritornello di “The Funeral Singers”, nello sviluppo da pelle d'oca di “What Light (Never Goes Dim)” (soffusa ballata pianistica dalle incredibili aperture melodiche che, assieme alla già citata “All Clear”, rappresenta uno dei principali motivi per ascoltare l'album), nel gusto anni Sessanta di “The Arp”, nell'onirica sequenza di parti in loop di “You Are Not Here”.

Aidan Knight ha trasformato la sua musica incerta in una convinta affermazione musicale. Una formula che sembra assorbita a dovere, anzi naturalizzata (un discorso apparentemente minimale, di certo placido, fatto di pause contrapposte ad addensamenti sonori, di lento lavorio armonico, di eleganza nella scrittura, di totale assenza di fretta, di pieghe astratte), nonostante il risultato sia frutto di un lungo -e non sempre scorrevole- processo di scrittura collettiva. Dosaggio, tutto qui, dicevo inizialmente. Visione d'insieme, aggiungo ora. Aidan Knight e la sua band hanno dimostrato di saper dare il giusto spazio ad entrambe le dimensioni per un lavoro soffice, dal passo felpato, ma capace anche di vedute mozzafiato.

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