R Recensione

6,5/10

Deian & Lorsoglabro

Prezzo Speciale

Io sono una cosa scontata, io sono un saldo nel vuoto”.

Deian e Lorsoglabro si presenta, anzi si ripresenta, così.

Conosciuto (dal sottoscritto) per l'infallibile satiretta di costume di un brano come Danno Permanente (“Giovane col piercing / perché mi guardi torvo / col tuo cane abusivo / che ti da più sicurezza / Con l'accento alla moda / che non saprei definire / non hai mai niente da dire / ma tu zitto non stai mai”), in bilico tra divertissement cazzaro e barlumi d'acume, il torinese Deian Martinelli (classe 1981) licenzia un sophomore che allarga sensibilmente i confini della sua originaria maniera lo-fi rock. Che lo-fi, di fatto, non è più: il tutto appare ben ripulito, e i pezzi si rafforzano di solidi arrangiamenti e architetture sonore gonfie e compatte.

Nonostante un sound più strutturato lo stile di Martinelli rimane, per fortuna, lo stesso: l'ironia, quando sfugge dalle liriche, si trasla direttamente nello svolgimento musicale. Si prenda Hallopollo, irriverente sfottò di uno dei massimi capisaldi del krautrock: “vedi che lo so fare anche io? vedi che non è difficile?”, sembra dirci il sardonico Deian con fare zappiano. Sarebbe un errore, però, costringere l'album entro i confini della mera satira musicale: il disco è serio, c'è tanta dimensione autoriale, c'è molta maturazione comunicativa, seppur filtrata secondo la “leggerezza” tipica degli esordi.

E quindi l'opener Il Fiume, che si struttura in un incedere lento, per un continuo, paziente crescendo che -tra echi di canzone anni '70, soft-psichedelia e ambientazioni sonore contemporanee- apre al meglio l'album della maturità dell'ensemble torinese. Si continua con Prezzo Speciale, piccolo gioiellino di alt-rock all'italiana, con l'incalzare graffiante de Il Possibile (forse uno dei pezzi più convincenti del lotto), con l'indie-pop di Cono Scomposto o con gli eleganti arrangiamenti di Preghiera. Episodio meno a fuoco, ma non certo disastroso, l'incerta Avanguardia, in disequilibrio tra echi Bianconiani e sterile polemica che finisce per avvitarsi su se stessa, facendosi involontariamente il verso.

Un lavoro che inserisce Deian Martinelli nel giro degli artisti italiani da tenere d'occhio: una buonissima maturazione, liriche che, generalmente, scorrono senza problemi, apprezzabile intesa tra i membri della band. Non rimane ora, e ce n'è la possibilità, che alzare il tiro per raggiungere i grandi del momento. I testi scorrono, ma manca il lavoro di lima definitivo, così come si potrebbe osare di più a livello compositivo e in sede d'arrangiamento. Il curioso collage di Cani Jah (a base di registratore a quattro piste a cassetta e effetto delay) ci dimostra che si può fare.

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