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R Recensione

7/10

Tommaso Tanzini

Piena

L'esordio di Tommaso Tanzini è la dimostrazione di quante potenzialità siano ancora insite nella canzone d'autore. Serve un autore, però. Uno bravo. E Tanzini, co-fondatore dei Criminal Jokers, bravo lo è davvero. Il suo esordio solista, “Piena”, registrato in un periodo in cui l'Arno rischiava di esondare distruggendo lo studio di registrazione, non fa trasparire l'ansia e la fretta imposte dalle avverse condizioni meteo. Certo, si tratta di un album sulla precarietà -intesa in senso esistenziale-, ma non di un lavoro frettoloso. Semplice, questo sì. Poche cose: una chitarra, una voce e qualche flebile arrangiamento elettronico. Il tutto eseguito con grande cura, pure se in bassa fedeltà: Tanzini riesce nella difficile impresa di rievocare quel Fabrizio De Andrè diventato oggi al contempo un faro e un tabù (essendo la canzone contemporanea più dedita alla riscoperta di altri, da Rino Gaetano a Battisti). Non solo, però: c'è molto folk, c'è Nick Drake, c'è anche qualcosa di Cohen (nella splendida “Io non ti lascerò”) e di Elliott Smith, nella musica di Piena.

Prima di tutto, però, ci sono le canzoni. In brani come “Retromani”, “Il personaggio”, “In bici”, “Hoj”, Tanzini crea splendide trame in arpeggio, capaci di articolarsi in motivi elaborati e sviluppi arditi, fornendo così una più che soddisfacente base per liriche ispiratissime ed intense. La sei corde fa miracoli, ad esempio, in “Retromani”, che riassume un po' il mood dell'album: “Non si può sbocciare / non nella propria città / qui tutti fremono / nel vederti restare / A meno che tu non voglia partir con me”, canta Tanzini in uno dei testi migliori sfornati da un po' di tempo a questa parte. Così “In bici”: piccolo gioiellino di fingerpicking dove si insinua, ancora, una sensibilità escapista agrodolce (“Ma questo è un tempo che ci invita a restare / chiusi dentro molto bene / nella notte ad aspettare / la nostra immaginazione”).

I pezzi più “pieni” sono altrettanto coinvolgenti: la tensione drammatica, in lento crescendo, di “L'immagine” (“Sono l'immagine nella mia mente / Non sono altro, nient'altro / che il suo figlio perdente / portato a riva dalla sua corrente”) è un ottimo biglietto da visita per un album che fa pochissimi passi falsi (uno su tutti: “La rivincita”, che si dilunga senza aggiungere granché alla tracklist), inanellando una serie di ottimi pezzi: “Musicisti alla ribalta” unisce al riuscito tema chitarristico un paesaggio sonoro minimalista, con quel synth psichedelico che sfuma il fuori tono del ritornello; “Madre” mette assieme elettronica spartana e una vena cantautorale storta e cupa, così come “Quattro mura”, sospinta da una base essenziale di drum machine e impreziosita dai tratteggi di chitarra elettrica; “La tua tranquillità”, lento flusso che sconta, forse, una posizione avventata in scaletta (spezzando il ritmo della prima “L'immagine”).

Alcune indiscusse meraviglie e una scaletta, nell'insieme, più che decorosa. E una sensazione risultante: la canzone italiana può offrire ancora delle chance, perché in fondo ha a che fare con il raccontare il proprio tempo, trovando parole e suoni giusti. E di gente che racconta ci sarà sempre bisogno. Certo, forse oggi bisogna percorrere percorsi laterali, ripiegarsi sul quotidiano e sull'intimo, mettere in discussione sé stessi, per parlare del mondo. Tommaso Tanzini fa tutto questo con grande efficacia, dando l'idea di aver trovato le giuste parole e, soprattutto, i giusti suoni.

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